
MUGELLO – Nell’agenda politico-amministrativa 2016 del Mugello, il tema del rapporto tra i comuni dell’area sarà al primo posto per importanza. Da qualche tempo si ragiona di fusioni e gestioni associate -che già ci sono ma non funzionano granché-, e sta arrivando il tempo delle scelte. Per questo “Il Filo” ha promosso un’iniziativa di dibattito e di approfondimento sul tema del futuro del Mugello, dei suoi futuri assetti, dello “stato dell’Unione”, con una serie di interviste ai sindaci del Mugello.
Iniziamo con il sindaco di Dicomano, Stefano Passiatore.
Partiamo dal tema della fusione dei comuni. Qual è il suo giudizio sullo stato della discussione? Meglio la fusione, o meglio la condivisione dei servizi? Il tema è particolarmente complesso e, negli ultimi mesi, si è con forza inserito nella discussione politica. Per le dinamiche di un percorso di fusione, ancora le proposte e le idee si stanno formando. Sono certo che anche nella nostra zona, all’appuntamento elettorale del 2019, voteremo per amministrazioni diverse. Oramai i comuni non possono più eludere la domanda sul loro futuro per i prossimi decenni. Le gestioni associate funzionano, ma ritengo che rispondano solo ad alcune domande ed abbiano dei limiti “strutturali” che solo un processo di fusione può superare. L’importante è non scegliere percorsi di fusione perché “sono di moda”, ma solo perché si è immaginato il futuro dei nostri comuni per i prossimi decenni.
Il suo comune pensa a qualche tipo di unione? E con chi, eventualmente? C’è la voce di un possibile ritorno di Dicomano verso la Valdisieve: cosa può dirmi in proposito? Stiamo facendo tutte le valutazioni del caso. Per Dicomano penso che un riassetto amministrativo che veda la formazione di un comune più grande e più solido non possa rappresentare che un’opportunità. E’ naturale che i primi comuni con i quali dovremo ragionare sono i nostri comuni contermini fra i quali, ritengo, quasi inevitabilmente, San Godenzo e Londa che sono, per l’appunto, in Valdisieve. Tutte le strade sono aperte e sarà un’analisi attenta del territorio e delle prospettive ad indicarci la proposta migliore.
Qual è il suo giudizio su un unico comune per il Mugello? Francamente non lo ritengo possibile. Avere un comune unico del Mugello significa avere un comune con una estensione di 1.130 kmq e di 65mila abitanti. Un comune impossibile da gestire a livello territoriale. Se ci paragoniamo a grandi città questa cosa appare evidente. Saremmo il secondo comune più esteso di Italia dopo Roma con 1280 kmq ma che ha quasi 3 milioni di persone. C’è inoltre il tema della rappresentanza del territorio, che spesso sfugge al dibattito. Un comune unico del Mugello significherebbe non avere neanche un rappresentante in giunta, per Comuni esistenti. In qualche frazione vedrebbero il Sindaco una volta ogni 5 anni. Sarebbe sufficientemente rappresentato un territorio così?
Parliamo di gestioni associate. In esercizio da tempo, con l’Unione montana, le difficoltà non mancano. Cos’è che non funziona? Quali i limiti da superare? Alcune gestioni associate funzionano meglio, altre devono essere messe a punto. Penso alla funzione della Polizia municipale, che attualmente coinvolge 6 comuni e che rappresenta, dal mio punto di vista, un risultato positivo. Quello che scontiamo è l’essere nati dalle ceneri della vecchia Comunità Montana, che si reggeva quasi esclusivamente su deleghe regionali e non su gestioni associate dei comuni. Un limite, non dell’Unione ma dei comuni, è che più i comuni sono piccoli e più è difficile avere personale altamente qualificato e specializzato, candidato preferibile per le gestioni associate.
E c’è il rischio, alla fine, anche per la sottrazione di deleghe importanti da parte della Regione, di un’implosione dell’ente montano del Mugello? Non penso ci sia il rischio della scomparsa, ma di sicuro della sopravvivenza. L’Unione montana dei Comuni del Mugello ha un futuro se le amministrazioni saranno capaci di strutturare gestioni associate su settori importanti, distaccando anche una buona parte del personale, nonostante le difficoltà che ho evidenziato.
Perché i comuni frenano, di fatto, sulle gestioni associate strategiche? Dell’ufficio urbanistica unico si parla da anni, il corpo unico della polizia municipale non è ancora nato del tutto, con lo stesso Vicchio che ancora non ha aderito. All’Ufficio personale unico partecipano pochissimi comuni. Ancor peggio l’ufficio gare che c’è ma è bloccato. La centrale unica di committenza non ha personale, e nessun comune glielo mette a disposizione. Come pensate, voi sindaci, di sbloccare la situazione? La situazione non è proprio come viene dipinta. L’ufficio verrà costituito perché rappresentiamo una delle poche aree ad essere state finanziate, per la progettazione di un unico Piano Strutturale di area alla luce della nuova legge regionale 65. La Polizia municipale penso e spero che già questo anno possa ingrandirsi e ciò rappresenta già un bel passo in avanti. La discussione è aperta anche sugli altri uffici citati. Valuteremo con attenzione l’aspetto del personale, elemento essenziale per organizzare gestioni associate che funzionino.
Realisticamente, nel 2016, ci saranno decisioni e scelte concrete, su questi temi? Sì, penso di sì. Anche se “anno bisesto, anno funesto”, penso (e spero) che non sia così per l’Unione dei comuni.
Michela Aramini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 gennaio 2016






