Una riflessione di Niccolò Grifoni
Chi scrive non si può definire un amico di Carlo Incagli, o quantomeno non nel significato classico del termine. Ho conosciuto Carlo qualche anno fa, quando la politica italiana era ancora divisa fra buoni e cattivi, fra quelli che hanno sempre ragione e quelli che hanno sempre torto. L’ho conosciuto quando mi capitava di camminarci insieme alla cerimonia del 25 Aprile a Borgo, cerimonia alla quale (per quello che mi ricordo) Carlo non mancava mai. Mai.
Ne apprezzavo la lealtà e la determinazione anche se parlavamo due lingue politiche con sfumature lessicali diverse. Carlo si impegnava per il cambiamento di Borgo con una semplicità ed una onestà difficilissime da riscontrare e da riconoscere tra avversari.
Per fortuna la vita mi ha insegnato presto a cercare di imparare il più possibile dalle persone che si incontrano lungo la nostra strada, persone che possono essere affini o meno alle nostre storie e alle nostre vite. Anche da Carlo, quindi ho imparato tanto e ho cercato di memorizzare bene, nel cuore e nel cervello, quello che ritenevo e ritengo giusto ovvero il rispetto della vita umana e la lealtà nei confronti delle istituzioni ( di tutte, non solo di quelle “amiche”).
Un funerale non è mai “bello” ma, credetemi, faccio fatica a definire con altre parole la cerimonia che ha accompagnato Carlo nella sua tappa più importante, Ho visto tante persone in silenzio urlare la contentezza di aver condiviso momenti delle loro vite con una figura imponente come quella di Carlo.
Ho visto sua moglie Ilaria accompagnarlo con lo stesso amore e con la stessa tenerezza che hanno gli sposi nel giorno del loro matrimonio.
Un funerale ci può insegnare molte cose e una di queste è il rispetto delle nostre azioni e la voglia di essere sempre migliori.
Sarà un Natale nel segno di Carlo quello che si appresta ad arrivare a Borgo.
Quindi un bellissimo Natale di Speranza.
Niccolò Grifoni
© Il Filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2014





