A seguito dello sciame sismico di questi giorni, il sindaco Leonardo Borchi di Vaglia ha scritto un semplice ed efficace testo informativo sui terremoti, su cosa sono, su cosa si può fare e del ruolo attivo che le amministrazioni devono svolgere, tra cui anche studiare ed elaborare una mappa del pericolo ed effettuare una microzonazione del territorio. “E’ quella che la Regione sta definendo per Vaglia, a breve, mesi” dice il sindaco “la stiamo aspettando ed in relazione a ciò abbiamo deciso di non procedere con l’ampliamento della scuola Barellai. Vogliamo avere la mappa particolareggiata della sismicità per poter adeguare convenientemente tutte le scuole, e quindi anche quella di Pratolino al pericolo sisma.”
“ORIGINI
Le scosse di terremoto, avvertite il 19 dicembre scorso, hanno suscitato apprensione. Ma possono essere anche l’occasione per attrezzarsi ad una risposta più efficace.
Vi parlo da tecnico che per diversi anni ha lavorato su questa materia.
Cominciamo a dire che questo non è ‘il nostro terremoto’. Di Vaglia. ‘Nostro?! No grazie, ne faccio a meno’. Sì, se si potesse scegliere. Ma per prima cosa cominciamo ad accettare che il terremoto non si può evitare. Per scongiurare un’alluvione, entro un range relativamente ampio, possiamo lavorare, perché questa non accada. Sul terremoto no. Possiamo intervenire solo sugli effetti. Perché questi siano i minori possibili.
CAUSE
Ritorniamo alla definizione di ‘nostro’. Ha a che fare con la faglia da cui si origina il sisma. Quella che è alla base del terremoto di venerdì è collocata nel Chianti. Cosa è una faglia? E’ una frattura che divide due rocce, che sono quindi a contatto, ma autonome. Tendono a muoversi sfregandosi l’una sull’altra. Quando questo accade si sprigiona il terremoto. Il nostro territorio è pieno di faglie. Più importanti sono, più sono grandi le rocce, più pericolose sono. Si conoscono tutte. Per questo è possibile prevedere che, in corrispondenza di queste, si sprigioni un terremoto. Dove avverrà. Quando? Altra storia, se parla più avanti.
L’individuazione di un luogo come sismico e l’intensità dei terremoti oltre ad essere valutata dalla conformazione geologica del suolo è indicata dagli episodi che storicamente vi sono accaduti. L’Italia, per la lunga storia che possiede, ha una mappatura geografica ed una cronologia molto particolareggiata degli eventi sismici.
MISURAZIONE
Storicamente si sono già verificati dei sismi simili a quello di ieri, per localizzazione ed intensità: nel 1959 ed un po’ più forte nel 1895. Per calcolarne il grado di forza, allora, si faceva riferimento ai fenomeni innescati, agli effetti, mediante la scala Mercalli: se ci sono danni oppure no, quanto importanti, ect..Quando invece si parla di scala Richter ci si riferisce all’energia sprigionata. Ma attenti, essendo la scala esponenziale, il valore di 6 non corrisponde ad una volta e mezzo il 4. Bensì, se si considera che 4 corrisponde ad un’energia pari a quella sviluppata dalla bomba atomica di Hiroshima, 6 equivale a mille bombe di Hiroshima! Intesi? La scossa più forte registrata ieri è stata di 4,1.
DANNI
Gli effetti al suolo sono originati, oltre che dall’energia del terremoto, anche dalla profondità dell’ipocentro: quanto sotto terra si è originato il sisma e dalla conformazione della superficie del terreno. Nel mio primo vero approccio con il terremoto, nel 1980 in Irpinia, la prima evidenza che notai, muovendomi con la colonna di aiuti lungo le campagne, fu, qua, una casa colonica completamente distrutta, là, a cinquecento metri, una casa colonica identica, per tecnica costruttiva, materiali, disegno architettonico, magari lesionata, ma senza alcun crollo.
Perché? Chiaramente l’intensità dell’energia sprigionata, la sua profondità erano identiche. Variava lo strato di sottosuolo su cui poggiavano rispettivamente i due edifici. Per esempio i terreni sciolti, sabbie e ciottoli, amplificano le onde sismiche molto di più della roccia.
CASA NOSTRA
E’ anche per questo che il Mugello è a rischio. In antico nella valle esisteva un lago e sotto, dove ora sorgono i paesi, a quel tempo, si sono accumulati detriti sciolti, soprattutto su quelle che erano le sponde del lago, vedi Scarperia. Da lì un motivo di ulteriore aggravamento della pericolosità originata dalla presenza di grosse faglie.
Questo è ‘il nostro terremoto’. Sì, perché molto più prossima è la faglia e quindi ne risentiamo maggiormente ed anche perché questa è più pericolosa: storicamente ha causato molti più danni. Vedi il terremoto del 1919. Che fece molte distruzioni e diverse decine di morti. Questi potevano essere molto più numerosi se il terremoto, con epicentro a Vicchio, non fosse stato preceduto da un altro nella Romagna, ma ben sentito dalle nostre parti, che consigliò di adottare qualche precauzione in più.
Bene (o male, fate voi), questo tipo di terremoto, che si suppone possa essere intorno a 6 é, 6,2°, è quello atteso. Siccome ha un ritorno, cioè si verifica, tra i cento ed i centocinquanta anni……..Siamo in un segmento temporale di discreta probabilità.
COSA FARE
Cominciamo a fare gesti apotropaici? (un’espressione etimologica dal greco antico, per non esprimersi molto più volgarmente: ‘Ci tocchiamo le palle?’). No. Affidarsi al destino, alla fortuna, comportarsi all’indiana (dell’India) non penso sia atteggiamento da tenere.
Allora? Si è detto che i terremoti non si possono evitare. In più deve essere chiaro che la scienza è in grado di prevedere il dove, ma non il quando. I giapponesi hanno allo studio dei sistemi sperimentali che, ad oggi, arrivano ad anticipare la scossa di uno, due minuti. Non hai nemmeno il tempo di finire di sorbirti il cappuccino.
Deve essere chiaro che nessuno è in grado di dirvi che “il nostro terremoto” accadrà domani o tra due anni, piuttosto che tra quanta anni. Anche quando ci sono sciami di scosse più o meno forti, queste non depongono per un ulteriore evento più importante oppure al contrario per uno scarico di energia che prelude ad un attenuamento delle manifestazioni.
A parte la sfera di vetro, cosa ci rimane? C’è un altro verbo molto simile nella stesura grafica: non preve-dere, ma preve-nire.
COME
Eh, come prevenire? Qui si aprono scenari ampi dove gli attori sono tanti. Primo scenario, soggetto attivo: la pubblica amministrazione. Questa deve studiare, elaborare una mappa del pericolo, dove e di quale intensità si può verificare il sisma. In Italia le zone, i territori dei comuni, sono classificati in quattro gradi di pericolosità: il più forte è il primo. Vaglia è classificata al II livello. Ma, per come mi sono espresso sulla differenza di effetti tra luoghi anche molto vicini tra loro, è molto importante effettuare una microzonazione del territorio. E’ quella che la Regione sta definendo per Vaglia, a breve, mesi. La stiamo aspettando ed in relazione a ciò abbiamo deciso di non procedere con l’ampliamento della scuola Barellai. Vogliamo avere la mappa particolareggiata della sismicità per poter adeguare convenientemente tutte le scuole, e quindi anche quella di Pratolino al pericolo sisma.
Venerdì quando dovevo decidere sul piazzale del Barellai se far rientrare i ragazzi nelle aule, anche se conscio che non era quello lo scenario più pericoloso, ho guardato l’edificio e sapendolo non antisismico, mi sono sentito sconfortato ed ho optato per chiamare i genitori.
ANTISIMICO
Cosa vuol dire antisismico? Testa la vulnerabilità di una struttura in relazione ad un determinato evento. Mi spiego. Per legge è dagli anni ’70 che si è intervenuti con disposizioni costruttive che rendessero gli edifici resistenti al terremoto. Le teorie e le tecniche si sono affinate nel tempo. Certi elementi strutturali sono stati privilegiati rispetto ad altri. L’esperienza è stata fondamentale. Ad un altro terremoto, quello di Nocera Umbra del ’97, feci una constatazione: eravamo in un territorio ricco di vestigia medievali. Tante case torri. Ebbene molte erano state restaurate, ed era curioso e strano notare come spesso accanto ad una di queste, demolita dal terremoto, ce ne fosse una seconda, non rimaneggiata, che era rimasta in piedi. A terra accanto a quella restaurata vedevi la struttura del tetto intatta. Tutta in cemento armato, compreso i travetti: troppo peso. Quando le scosse, di tipo sussultorio, hanno agito, il tetto pesante ha avuto l’effetto di un martello sulla muratura. Magari i proprietari erano tranquilli di aver fatto il dovuto per ripararsi dal rischio crollo.
Ora, mettiamo di intervenire adeguatamente. Lo faremo comunque in previsione di eventi attesi. Se da noi accadesse un terremoto dell’8°, come in Malesia, ……hai voglia ad aver costruito secondo le tecniche di legge. Queste non saranno adeguate per tali eventi.
CASA
Quindi, prima cosa: è la mia casa adeguata al sisma che scientificamente è previsto? (Non prevedibile!). Facciamolo valutare da un tecnico. Se non lo fosse mettere in conto di intervenire. Forse è meglio spendere i soldi in tale operazione piuttosto che fare il garage.
QUANDO BATTE IL TERREMOTO?
Sono a scrivere al computer. Non mi avverte mica. Cosa posso fare? Molto, prima. Innanzi tutto prendere coscienza che ci può essere una botta della madonna. Crearsi uno spazio di cittadinanza nella mente e nella psiche su ciò che può accadere. E come può accadere.
Per esempio sapete che quando la scossa è forte è impossibile aprire una porta convenzionale? Quindi inutile di tentare di uscire. Meglio ripararsi. Dove? Male male sotto il tavolo. Meglio sotto un’architrave di una porta di un muro portante. E’ solo un esempio che spero faccia capire che la risposta improvvisata non paga. Bisogna istruirsi prima e provare ad eseguire le operazioni. Quello che ad un altro livello si fa con le esercitazioni. Un altro caso: la scossa viene di notte quando siete a letto, nel mezzo del sonno fase alfa, quello più profondo. Quando siete sbalzato a terra e cercate di rialzarvi, è buio come la pece, siete disorientato… pensate di trovare l’interruttore della luce? Quand’anche la linea non fosse saltata, quand’anche non picchiaste la capoccia nel muro:….. “Da che parte sono?”. Dopo che la scossa è passata.
Esistono delle torce di emergenza, a 15 euro, che stanno attaccate alla presa e si accendono nel momento che si stacca la corrente. Io ce l’ho accanto al comodino.
Le pre-cauzioni sono diverse, come avere un borsone, in un locale di facile praticabilità, all’esterno dell’abitazione, dove tenere una torcia, delle coperte, un impermeabile, delle bottiglie di acqua, della frutta secca…….Un minimo per passare una notte all’addiaccio.
Tutte queste previdenze le trovate descritte dappertutto su internet sui siti di protezione civile. Sono quelle che ho insegnato per anni nelle scuole e che si tornerà ad insegnare, come si ricomincerà a fare le esercitazioni con la popolazione.
ORGANIZZAZIONE
Su tutti gli eventi disastrosi (letteralmente: cattiva stella; ci riporta al fatalismo) a cui ho partecipato, non sono mai mancate le risorse umane e strumentali. E’ mancata l’organizzazione, la capacità gestionale di distribuirle ed attivarle sul territorio. Per questo ci vogliono i piani di protezione civile. Perché si deve definire prima la catena di comando: non si può fare un’assemblea per decidere se una squadra con cani cerca persone si invia in quella frazione o è più necessaria nell’altra.
Ancora una volta vale il principio di prevenire. Darsi una struttura operativa in tempo di “pace”. Normalità. Quando i tavoli non ballano e l’emotività non sale a mille.
Sperando di non avervi spaventato, ma responsabilizzato……augh.
Leonardo, oggi più disaster manager che sindaco”
© Il Filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2014





