
MUGELLO – Un anno fa, in questo stesso periodo, avevamo commentato l’apertura della “variante di valico” sulla autostrada Milano – Napoli, nel tratto appenninico fra Firenze e Bologna (articolo qui). Ovvio, ci furono e restano ricadute sul Mugello. Su tutte l’incomprensibile determinazione di non consentire la scelta, a chi accede dal casello di Barberino di Mugello, direzione nord, di poter percorrere il vecchio tracciato. Soprattutto la procedura di intervento per i mezzi di soccorso in caso di incidente.
Un’opera definita fondamentale nel contesto del sistema viario e infrastrutturale del nostro paese. E, intendiamoci subito, la variante lo è. Occorreva potenziare e migliorare il vecchio tracciato, giusto che sia stata fatta. La autostrada A1 progettata a fine anni ’50 del secolo scorso, è passata alla storia anche per la sua veloce costruzione. Realizzata a tempo di record, allora, un primato che tuttora resiste e che, anzi, fa annichilire la tempistica degli interminabili cantieri d’oggi giorno. Altri tempi, diversi cervelli, meno tecnologia e più forza umana. Evoluzione della specie, regresso della tempestività.
Segnalammo, da questo spazio di informazione locale on-line, dopo non poche verifiche, come questa costruzione fosse nata invalida. Figlia di una zoppia progettuale che aveva relegato all’oblio la parte storica del tracciato originario, impendendo agli utenti che accedevano dal casello di Barberino di Mugello, direzione nord, di poter raggiungere le uscite di Roncobilaccio, Pian del Voglio e Rioveggio. Un misfatto in materia di analisi della viabilità.
Appena uscito, il nostro articolo venne notato ed adottato, insomma condiviso. Peraltro, ottenne un crescente apprezzamento, ed anche qualche critica, qualcuno ci dette di incompetenti e visionari, ed ebbe una diffusione impensabile. Più di cinquantamila contatti sul web ed una platea di oltre ventimila lettori. Non fu poca cosa. Del resto il difetto era evidente, nonostante la liturgia proferita nel rito dell’inaugurazione: “I nostri progetti (e progettisti) sono invidiati nel mondo!”. Non c’è dubbio sarebbe occorsa più umiltà.
Soprattutto, oltre questa constatazione, tutt’altro che stucchevole o prolissa, denunciammo la gincana cui sarebbero stati costretti i mezzi di soccorso per intervenire, dal casello di Barberino sede operativa del tratto toscano per la tratta appenninica, sul vecchio tracciato. Eccone la procedura, tutt’ora in essere. Per innestarsi sul vecchio tracciato, direzione nord, devono incanalarsi in direzione sud, percorrere circa un 1,2 km. ed uscire ad un’apertura dell’area di un cantiere, oltrepassare un cancello a chiamata, una barra con badge, scavallare la carreggiata autostradale e reimmettersi nella corsia nord, anticipando la barriera che devia i veicoli fra il tracciato storico e la variante. Non c’è dubbio una progettazione d’avanguardia.
Oggi, ad un anno dalle celebrazioni e, oggettivamente, dagli indubbi vantaggi che l’apertura della “variante di valico” ha comportato per il traffico della rete autostradale appenninica, resta aperto il problema per gli utenti e per i mezzi di soccorso che accedono dal casello di Barberino di Mugello, in direzione nord. Eppure per ovviare alla svista, chiamiamola eufemisticamente in questo modo, basterebbe poco.
A seguire, qualche giorno dopo, con i calici del buffet ancora da sciacquare, sempre da questo giornale locale lanciammo un appello alla politica nostrana affinché si prodigasse per chiedere la rivisitazione e la modifica del progetto. In fondo si tratterebbe di abbattere un paio di chilometri di guard-rail ed adattare la carreggiata a quattro corsie senza barriera divisoria. Un costo sopportabile, dovuto. Per ora non è stato dato alcun riscontro all’istanza. Forse è ritenuta irrilevante.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 dicembre 2016


