Profumo di ciliegia matura, mammola, spezie; gusto armonico asciutto, leggermente tannico.
Queste in sintesi, le caratteristiche identificative del Chianti Rufina D.O.C.G.; prodotto d’eccellenza nella viticoltura toscana. Per conformazione geologica ed esposizione geografica, le pendici più meridionali del Mugello e dell’intera Val di Sieve, racchiudono le peculiarità essenziali per la realizzazione di quest’ottimo vino, uno dei più prestigiosi tesori dell’agricoltura regionale.
Un’opera quella dei nostri viticoltori, che vanta origini antichissime, registrate addirittura in documenti storici databili all’inizio tredicesimo secolo. Un cammino difficile, percorso esclusivamente nel rispetto e nella salvaguardia delle più nobili attività della tradizione locale; sottolineato da tappe significative che hanno elevato nel tempo doti e fama del prodotto, ad iniziare dal settecentesco Bando di Cosimo III dei Medici con cui si classificava il vino della zona, fra i migliori quattro della Toscana; o al Decreto Ministeriale del 1932 che includeva precise colline della Val di Sieve, fra le delimitazioni geografiche del vino Chianti, fino alla definitiva assegnazione della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.) avvenuta nel 1984.
A tutela di un prodotto così nobile e di un traguardo così importante, ormai conseguito a livello mondiale, apparve presto indispensabile un progetto innovativo per la salvaguardia e il potenziamento della produzione di vino locale.
Già nel 1964, si costituiva una Cooperativa Agricola comprendente i viticoltori della Val di Sieve e del Mugello, dalla quale sorgerà poi negli anni settanta, l’attuale Cantina Sociale Vi.C.A.S. (Viticoltori Colline Arno e Sieve) realizzata con il sostegno delle istituzioni pubbliche locali e della Comunità Montana Mugello e Val di Sieve.
L’Azienda, dislocata nell’area industriale di Pontassieve, ha ormai raggiunto l’apice del suo sviluppo e riveste oggi un ruolo determinante per l’economia agricola del territorio; così come ci illustra Sauro Lucherelli, responsabile tecnico della cantina.
Un ruolo di spiccata centralità e solido riferimento, non solo per i viticoltori ma anche per i numerosi agricoltori della zona; un sostegno concreto a quelle realtà lavorative minori che rischierebbero di sparire nell’attuale contesto agro commerciale. Un moderno esempio di produttività animato da sani concetti associativi che nel tempo hanno garantito e favorito un efficiente sviluppo del settore agricolo locale.
Alla Cantina Vi.C.A.S. di Pontassieve aderiscono oltre 250 soci viticoltori operanti su piccoli e medi appezzamenti terrieri del basso Mugello, della Val di Sieve e zone limitrofe.
La valorizzazione è regolata unanimemente secondo parametri equivalenti, determinati dalla produttività dell’annata e dai prezzi di mercato, con utili ripartiti ai soci in tre rate annuali equamente divise, l’ultima delle quali erogata dopo l’approvazione dell’assemblea di bilancio, normalmente convocata nel febbraio di ogni anno e in ragione della quantità di uve conferite.
Ogni viticoltore ha l’obbligo d’impegnarsi nel totale conferimento del proprio prodotto alla Cantina e di adottare tecniche per la coltivazione di vitigni sani, con caratteristiche tipiche del Chianti Rufina; ad ogni socio è comunque garantita consulenza tecnica e informativa, nonché assistenza concreta laddove si manifestassero eventuali difficoltà tecniche nella conduzione della propria unità produttiva.
L’operato della Vi.C.A.S. è affidato oggi ad otto dipendenti, impegnati nel trattamento di circa 22.000 quintali di uve conferiti ogni anno alla Cantina e prevalentemente trasformati in Chianti e Chianti Rufina.
Buona parte della produzione è destinata alla vendita del prodotto sfuso o proposto alla grande distribuzione nelle classiche confezioni Bag in Box; solo un terzo viene imbottigliato.
Accanto ai classici vini D.O.C. e D.O.G.C., non mancano comunque ottini vini da tavola e IGT, uniti a un classico Vin Santo D.O.C., prodotto con metodi tradizionali in quantità di circa 35 quintali a stagione; il tutto per un fatturato annuo complessivo che si aggira attorno ai tre milioni di euro.
Da circa tre anni, nei locali adiacenti la cantina, è attiva la “Bottega del vino”, punto di vendita diretta voluto e finanziato dalla Comunità Montana, teso a promuovere il progetto di “filiera corta” per la vendita all’ingrosso e al dettaglio dei prodotti della cantina e di altre prelibatezze come formaggi, olio extravergine, castagne, miele, ortaggi, carni e insaccati, tutti fedelmente derivati dalle attività di varie aziende associate, che operano nel più rigoroso rispetto della produzione tipica locale.
Un aspetto, quello di quest’azienda, che nonostante le difficoltà socio-economiche del momento, lascia intravedere orizzonti futuri relativamente positivi, sostenuti dal mantenimento di profondi valori culturali e dalla tutela per la tipicità delle nostre risorse agricole.
Nonostante questo bilancio lusinghiero, dalla breve e appassionata sintesi del suo principale interlocutore, compaiono per l’azienda anche piccoli interrogativi, legati all’evolversi dei tempi e alla carenza di nuovi soci.
Moderne opportunità di lavoro e d’investimento, distolgono quelle naturali attenzioni un tempo volte all’agricoltura e in particolare all’attività vitivinicola. E proprio fra gli scopi prioritari della Cantina tesi a sovvertire questa tendenza, compare oggi una lodevole e moderna politica aziendale, mirata al costante rinnovamento del proprio “corpo sociale” e al potenziamento di nuove aree di produzione, mantenendo così inalterato, quell’aspetto trainante che da sempre riveste nell’economia agricola locale; fino a risvegliare antichi desideri e nuovi interessi per la cultura del vino.
Massimo Certini




