MARRADI – La comunità marradese, insieme alla famiglia De Pasquale, è in festa con la signora Ida che raggiunge il traguardo delle 100 candeline.
La sua è una bella storia: Ida Cheli è marradese d’adozione, infatti nasce a Lamporecchio il 5 settembre 1924, vi rimane fino a cinque anni, poi si trasferisce a Fucecchio dove il babbo trova lavoro come calzolaio. A Fucecchio vive dagli anni dell’infanzia fino alla giovinezza, studia presso la scuola magistrale ed inizia il percorso lavorativo come insegnante.
Poi cambia tutto, arriva l’amore a scombinare quello che sembrava un percorso già in parte scritto: conosce il Dottor Giulio De Pasquale, che lavorava presso il locale ospedale, e niente sarà più come prima; si sposa ad Assisi nel dicembre 1952 e segue il marito prima a Greve in Chianti, poi a Marradi dove come vincitore di concorso, sarà primario e direttore sanitario presso l’Ospedale San Francesco dal 1952 al 1977.
Marradi diventerà “per sempre” la terra della signora Ida: andrà ad abitare presso Villa Ersilia, l’attuale residenza per anziani, che era una struttura di proprietà dell’ospedale e che ospitava famiglie di medici ed impiegati, creando quasi una bella e grande famiglia allargata: Lì nascono i tre figli:Francesco nel 1955, che seguirà la carriera del padre, Marco , veterinario e Anna Chiara , impiegata presso l’ufficio del lavoro che saranno sempre figure di riferimento per la comunità locale.
La signora Ida,grazie al suo carattere generoso e inclusivo si è da subito ben inserita nella nuova realtà, sempre pronta a vivere e condividere il paese. Francesco, anche se ancora piccolo, ricorda che le porte di casa si aprivano ad ospitare persone bisognose di cure ,che in quegli anni non avevano ancora una completa copertura sanitaria. Tutti con commozione cercavano di sdebitarsi offrendo prodotti dell’orto o del pollaio, che venivano sempre accettati con grande piacere dalla famiglia De Pasquale, che riconosceva la bellezza della dignità nella povertà, basata su un profondo rispetto per tutti.
Gli anni ’60 e ’70 furono anni di incontro con l’associazionismo marradese: le ACLI, con le sue sedi invernale ed estiva piena di proposte educative-ricreative, e con la partecipazione attiva presso la Misericordia come consigliera nel direttivo. Riconosceva il valore della politica come promozione umana e sociale, e pur non partecipando attivamente alla vita di partito, era bello vederla alle Feste dell’Amicizia, presso lo stand del libro a dispensare consigli per gli acquisti, sempre con grande successo.
Ha dimostrato un particolare affetto per il Gruppo degli Alpini, il marito apparteneva a tale Corpo, era stato decorato per meriti militari durante la guerra e anche dopo la sua morte la signora Ida è sempre rimasta legata all’associazione, diventando quasi una specie di mascotte. L’ha contraddistinta un carattere volitivo, creativo e allegro e mai le è venuta meno quell’ironia, quella predisposizione alla battuta che ha mantenuto dalle sue origini toscane.
In gioventù aveva frequentato il mondo dello spettacolo e del teatro, passione che ha trasmesso ai figli e ai nipoti che tanto si sono espressi con la musica e con le arti, partecipando alla vita della banda e della compagnia teatrale locali e non solo.
In definitiva si può dire che la vita della signora Ida si è svolta in parallelo con tanta parte della storia marradese degli ultimi settant’anni. Abbiamo voluto chiederle se ha qualche rimpianto particolare e qualche sogno ancora da realizzare e ci ha risposto che naturalmente si porta, indelebili nel cuore, i molti dolori che hanno costellato la sua lunga vita, primo fra tutti la perdita del marito, troppo presto, nel 1985. Forse un piccolo rimpianto è non avere svolto la professione di insegnante che amava molto, ma tanta è la gratitudine per le molte cose belle che la vita ha voluto riservarle, che ogni malinconia è spazzata via. Per quanto riguarda un desiderio da realizzare ci dice che non riguarda la sua quotidianità, ma questo povero mondo, ancora così esposto a venti di guerra, che minano la pace così duramente conquistata; inoltre le piacerebbe tornare a quegli anni del tempo passato caratterizzati da rapporti umani semplici, solidali con il rispetto gli uni per gli altri.
Tanti auguri signora Ida, che le luci delle 100 candeline possano continuare ad accompagnare il suo cammino in serenità e salute!
Fedora Anforti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 Settembre 2024




