PALAZZUOLO SUL SENIO – Si sono concluse da pochi giorni le feste medievali a Palazzuolo sul Senio organizzate dall’associazione “Oste Ghibellina” e che, quest’anno, avevano come tema l’Inferno dantesco.
Per un bilancio dell’evento, che è uno dei più importanti tra quelli che si tengono in tutto l’Alto Mugello, abbiamo intervistato Paola Cavini, figura “storica” del “Medioevo alla Corte degli Ubaldini, oggi segretario del direttivo dell’associazione.
Come sono andate le feste quest’anno? Sono andate molto bene e per questo dobbiamo ringraziare il tempo ottimo che anno scorso ci aveva un po’ penalizzato. Abbiamo riscosso molto successo anche perché siamo tornati agli albori della manifestazione con un grande impegno culturale ed artistico.
La buona riuscita è legata anche al fatto che tutti gli spazi erano “occupati” da rappresentazioni e percorsi guidati con spettacoli e rappresentazioni che dalle 18.00 alle 1.00 hanno animato il paese. Belli anche i convegni. Insomma, nell’insieme è andata molto bene e le persone ci hanno dato feedback molto positivi.
Ci può dare qualche numero sull’affluenza ma anche sulla partecipazione dei gruppi e dei figuranti? Sono numeri ottimi, anche se non “ufficiali” perché la nostra manifestazione è gratuita e quindi è molto difficile contare quanti hanno partecipato ma possiamo provarci. Facendo due conti velocemente possiamo sicuramente affermare che abbiamo avuto tra i 7 e gli 8 mila visitatori. Un ottimo risultato!
Per quanto riguarda i gruppi storici ed i figuranti parliamo di 330 persone che ci hanno aiutato a rendere le tre serate veramente magiche. Abbiamo ospitato, anche quest’anno, tanti gruppi che negli anni hanno stretto un bellissimo rapporto di amicizia e professionalità.
Qual è stata la cosa più bella e significativa? E la più partecipata? Non saprei dirlo visto che erano veramente tutte coinvolgenti e le persone si sono mosse in base agli interessi. Secondo me non c’è stata un’attività più bella delle altre, di fatto è questione di gusti: c’è chi preferisce le attività più coinvolgenti e chi preferisce sedersi ed ammirare gli spettacoli.
Forse, però, il percorso nel borgo, nel quale venivano messi in scena i vari gironi dell’Inferno dantesco in maniera molto curata e dettagliata, ha sorpreso molto -ed in positivo- gli ospiti.
Ed invece quali sono i limiti ed i problemi da risolvere? Sicuramente è importante che il consiglio direttivo dell’Oste Ghibellina, che adesso conta cinque o sei membri, venga implementato. Purtroppo tanti membri storici stanno lasciando il gruppo. Mi spiego meglio: la manifestazione è veramente molto difficile e pesante da organizzare e, dopo tanti anni, alcuni iniziano veramente a sentire “la fatica”. D’altra parte i membri “giovani” hanno molti impegni – lavorativi, familiari…- che impediscono loro di essere attivi al 110%. Quindi sarebbe veramente utile che il direttivo si “rimpinguasse”.
Un altro problema è quello dei soldi. Questo tipo di manifestazione è molto costoso e, negli anni, abbiamo perso tanto sostegno economico tra sponsor e amministrazioni comunali. È un problema che assilla tante associazioni ma a noi pesa anche il fatto ch anche per la nostra sede – fondamentale anche solo come magazzino – paghiamo affitto ed utenze. Sarebbe già molto utile avere a disposizione degli spazi gratuitamente, come altre associazioni.
Qualcuno ha lamentato il fatto che, rispetto ad altre edizioni, la festa abbia perso un po’ di mordente, è più tranquilla e meno affollata. È così? Direi proprio il contrario! Finalmente quest’anno siamo tornati ai vecchi fasti e la festa è stata molto attiva e partecipata.
Non abbiamo problemi ad ammettere che negli scorsi anni abbiamo rallentato, risparmiato e, finalmente, quest’anno abbiamo finalmente raggiunto un equilibrio riuscendo ad organizzare tre giorni veramente interessanti e divertenti sotto ogni aspetto: ludico, culturale, gastronomico….Penso che le critiche costruttive siano fondamentali per costruire una manifestazione sempre più apprezzata, ma devono avere un fondamento
E per il prossimo anno? Adesso stiamo rimettendo e sistemando tutto il materiale e ci vorranno almeno quindici giorni. Poi tireremo le somme, faremo un bilancio e vedremo la disponibilità del direttivo.
Dovremmo, inoltre, incontrarci con gli enti, le associazioni e le amministrazioni per valutare tutti insieme se ci sarà la possibilità di continuare. Non è una cosa semplice perché fermarci, anche solo per un anno, vuol dire faticare sempre di più a ripartire.
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 luglio 2019



