SCARPERIA E SAN PIERO – Non si è montato la testa il giovanissimo David Fabbri che ogni giorno lotta contro il bullismo. Dopo aver realizzato un cortometraggio ed aver vinto il premio in memoria di “Niccolò Ciatti” (articolo qui) la campagna di David è in continua ascesa: è stato invitato in varie trasmissioni tv come il “Maurizio Costanzo show” (articolo qui), è stato “Magnifico messere” del Calcio storico fiorentino (articolo qui) ed ha persino scritto un libro: “L’idea” (articolo qui). Ed ora è stato nominato “Alfiere della Repubblica” (articolo qui).
Tanti premi, tanti riconoscimenti e tanta visibilità non hanno intaccato, però, il suo carattere dolce e timido ma, soprattuto, non lo hanno distratto dal suo scopo primario: lottare contro il bullismo, di cui lui è stato vittima.
“Ho scoperto di questa nomina importante – racconta – da un giornalista. Sono rimasto sorpreso perché non ne sapevo nulla, colpa probabilmente del mio recente cambio di residenza. A quel punto mi sono informato ed ho scoperto che era proprio così: ho ricevuto io, proprio io, questo onore. E ne sono estremamente felice perché vuol dire che a sempre più persone sta arrivando il mio messaggio”.
Ed è vero che il successo e la popolarità non hanno cambiato David, ma sicuramente gli hanno permesso di rinascere, un po’ più forte, un po’ più agguerrito.
“Sì – spiega – si può proprio parlare di rinascita. Adesso, mi sto riprendendo da quello che non si può che definire un trauma. Certo, mi dispiace non aver incontrato il presidente Mattarella e gli altri ‘Alfieri’ ma mi è stato detto che verrà scelta un’altra data per incontrarci e ricevere l’onorificenza”.
Ed ancora una volta si rivolge ai bulli ma anche ad amici e familiari delle vittime:”Il bullismo non va preso alla leggera, bisogna rendersi conto che ci sono persone che ci muoiono, letteralmente. Per questo è importante notare ogni segnale. Chi ci sta intorno deve agire! Ai bulli, invece, voglio dire che non è un gioco, che devono farsi un esame di coscienza, lo ricordo ancora: ci sono persone che si tolgono la vita per quello che voi considerate solo un passatempo, uno scherzo. Spero che la mia ‘rinascita’ possa essere un esempio, un modo per far vedere a chi è ‘più fragile’ che è importante reagire, alzare la testa e, possibilmente, non fare i miei stessi errori arrivando a farsi picchiare prima di chiedere aiuto”.
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 Aprile 2020



