MUGELLO – Emanuele Piani, sindaco di San Godenzo, risponde alle critiche dell’ex primo cittadino, ora sui banchi dell’opposizione, in merito al progetto dell’impianto eolico, recentemente autorizzato dalla Regione Toscana, da costruire sui crinali tra Vicchio e Dicomano (articolo qui). Ecco la replica di Piani
Non ho mai detto di essere contro l’eolico, mi dispiace se a qualcuno sembra uno scoop.
Mi sembra di capire che la questione sollevata da Manni, non sia “come affrontare il problema energetico” con la conseguente presa di posizione riguardo al progetto di un impianto eolico industriale sul crinale principale dell’appennino (con tutto quello che tale scelta può comportare per l’ambiente e per i fruitori o gli abitanti della catena montuosa più grande d’Italia), bensì sembra che il problema sia relativo esclusivamente alla mancata assegnazione delle opere di compensazione previste e all’opportunità di screditare le mie posizioni in merito al progetto. Perché? Perché 12 anni fa, quando rappresentavo la minoranza, ho votato un ordine del giorno in merito alla medesima questione affrontata dal mio comune.
Per quanto riguarda le opere di compensazione vorrei velocemente spiegare che non vengono discusse e riconosciute attraverso una sorta di “trattativa privata” tra il privato e l’amministrazione comunale, ma vengono stabilite dalla conferenza dei servizi, e guai se si verificasse il contrario.
L’ autorizzazione unica rilasciata dalla Regione Toscana ha stabilito che tali opere verranno realizzate solo sui comuni di Dicomano e Vicchio, in quanto il “danno” che il territorio subisce, secondo loro, insiste soltanto sui due comuni. Riguardo alla possibilità invece di poter ricevere una trattativa di vendita elettrica riservata, il territorio interessato è anche quello del comune di San Godenzo.
Credo che questa decisione non tenga conto del vero impatto negativo che ricadrà su tutto il territorio. Le opere di compensazione dovevano riguardare, a mio avviso, anche i comuni di Marradi, Portico San Benedetto, Premilcuore e San Godenzo, oltre che i restanti comuni del Mugello. Tuttavia non credo che le opere previste riusciranno minimamente a mitigare o a compensare l’impatto che l’opera avrà, perché a parere mio, non è né compensabile nè mitigabile in nessun modo e sicuramente non con la costruzione di un “nuovo” bivacco o con la semina di essenze erbacee alla base degli aereogeneratori, per creare un manto verde e posizionare fornacelle.
In merito alla seconda questione, ovvero il mio voto risalente al 2012, credo sia necessario contestualizzare l’accaduto. Nel 2008 nel Comune di San Godenzo venne presentato un progetto analogo a quello di cui discutiamo oggi. Erano altri tempi, ancora mancava la consapevolezza in molti di noi riguardo gli impianti eolici industriali, tuttavia alla prima uscita pubblica del comitato Ariacheta che “spiegò” il progetto in cantiere molto chiaramente, sottoscrissi immediatamente alla riga numero 7 la mia adesione. Il comitato diceva di si alle rinnovabili, all’autoconsumo, al micro e mini eolico ma si poneva contro il progetto dell’eolico industriale. Venni eletto consigliere di minoranza e quando mi venne sottoposto quell’ordine del giorno chiesi di togliere i riferimenti al progetto già presentato e di dare mandato ad un generico progetto di impianto eolico votato alla autosufficienza energetica del comune; contestualmente chiesi che sulle future scelte in campo energetico venissimo affiancati da uno studio con competenze specifiche in quanto tra i componenti della commissione energia rinnovabili nessuno aveva competenze tecniche, ed infine chiesi se si poteva ridiscutere il progetto dell’impianto eolico industriale presentato prima del mio insediamento. Ovviamente non accadde niente di tutto ciò: il progetto non fu riproposto, nessuno studio tecnico ci affiancò in altre intenzioni e tutto fini così. Pertanto non sono mai stato messo nelle condizioni di poter esprimere un parere diretto sul progetto che fu presentato in Regione. Per fortuna quell’impianto non vide mai la luce, tutto qua.
Non ho mai detto di essere contro l’eolico, mi dispiace se a qualcuno sembra uno scoop. Sono sempre stato contrario invece all’eolico industriale, che prevede opere ed infrastrutture degradanti e pericolose, in zone dove la fragilità della natura, la biodiversità e la bellezza sono sfuggite alla deturpazione dell’uomo, costituendo le uniche zone “selvagge” rimaste. Mi riferisco alle montagne, Alpi e Appennini. L’energia eolica si può produrre dal microeolico passando al mini eolico, all’eolico fino all’eolico industriale con torri di 180 metri. Consentire ad aziende private di scegliere la più invasiva tra le forme di eolico per installarla nelle zone più naturali e fragili d’Italia che già contrastano e mitigano i cambiamenti climatici, lo trovo veramente un controsenso. Questi impianti a mio avviso possono e devono essere realizzati soltanto in aree già compromesse e degradate dal punto di vista ambientale, ed in Italia ne esistono, purtroppo, più di quanto si immagini, con tutto il vento che serve. Per le altre forme di eolico, parliamone oggi, così come ero disposto a farlo 12 anni fa. Ricordo un particolare, in una discussione con l’allora Sindaco, dove esprimevo questo concetto, mi fu detto in risposta che se l’impianto fosse stato più piccolo avrebbe prodotto meno energia e quindi sarebbero entrate meno risorse nelle casse del comune. Erano gli anni che le aziende private che installavano questi impianti pagavano, previo accordo, una percentuale degli incassi derivanti dalla vendita di energia direttamente ai comuni. Per fortuna questa pratica fu vietata poco dopo, oggi le aziende devono limitarsi a realizzare opere di compensazione e mitigazione ambientale per il danno che provocano nella fase di realizzo e di esercizio dell’impianto. Per questo diventa importante progettare l’impianto giusto nel posto giusto, ovvero bisogna produrre rinnovabili in proporzione a quello che l’ambiente può sopportare. Un esempio è il Trentino-Alto Adige, realtà che conosco abbastanza bene, per averci soggiornato e lavorato per anni. In merito alle rinnovabili hanno messo in campo tutto: risparmio energetico a led, idroelettrico, elettricità da biomasse, fotovoltaico sui tetti, teleriscaldamento a biomasse… hanno scartato soltanto l’eolico industriale ed il fotovoltaico a terra. Difficilmente guardo agli altri solo come esempi positivi, ma in questo caso penso che le due provincie autonome abbiano saputo scegliere bene. Cosa li ha portati a fare questa scelta a mio avviso corretta? La consapevolezza di avere in quelle aree parchi nazionali ed aree protette, di avere una elevata biodiversità, di avere un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO, di avere piccole ma eccellenti produzioni agricole, di avere panorami e visuali uniche, di dover puntare alla resilienza della montagna e non al suo sfruttamento, di poter offrire a tutta la collettività luoghi incontaminati dove recarsi per ricaricarsi. Noi ce l’abbiamo questa consapevolezza? Perché le cose che ho elencato sopra sono esattamente le stesse che abbiamo noi nè più nè meno. Il problema prima di diventare politico è tecnico, dobbiamo affrontare il tema della transizione energetica tenendo conto delle criticità che il nostro Paese ha, e non fare progettazioni che distruggono aree ancora inviolate. Non è una questione ideologica, ma di buon senso. Per questo anche all’interno dei vari partiti ci sono posizioni diverse, se ancora non sono emerse si manifesteranno sicuramente quando e se inizieranno i lavori.
Il comune di San Godenzo è stato uno dei primi a fare dei passi verso il green deal: grazie anche alle amministrazioni precedenti, alla ex Comunità Montana Montagna Fiorentina ed ai privati, sono installati 25 kw fotovoltaici, 350 punti luci ed illuminazione votiva 100% led da quasi 20 anni, 1500 kw termici in impianti di teleriscaldamento da biomassa e 200 kw elettrici da biomassa (impianto privato) e stiamo progettando altri interventi di efficientamento energetico e nuove produzioni di energia elettrica rinnovabile.
Di pianeta ne abbiamo uno, portare l’industria anche nei luoghi con il più alto valore naturale che abbiamo, è sicuramente un errore. Il modo di conciliare queste grandi opere con l’ambiente esiste, ma si trova soltanto se tutti gli interessi sono tutelati e non è il caso di questo progetto, dove l’unico parere ambientale rilasciato dal Parco Nazionale e dove l’unico parere paesaggistico rilasciato dalla Soprintendenza entrambi fortemente contrari non sono stati considerati. Estromettere dalla transizione energetica i pareri degli organi competenti in materia ambientale e paesaggistica sarà forse l’errore più grande che verrà commesso.
La questione è delicata e complessa e dobbiamo affrontarla bene, per questo motivo è meglio scoraggiare ogni atteggiamento politico approssimativo che ragiona per slogan con lo scopo di colpire uno o l’altro, gli interessi personali in questa partita non interessano a nessuno. Quello che deve interessare veramente i politici di oggi è che nel futuro vengano realizzate opere come queste soltanto laddove si riesca a garantire la tutela di non uno, ma di tutti gli interessi della collettività coinvolti. I parei degli organi competenti in materia ambientale, come il Parco Nazionale ed in materia paesaggistica delle Soprintendenze non devono in nessun modo passare in secondo piano.
Ci tengo a precisare con estrema chiarezza che la mia posizione non è una mera contrapposizione politica, ma è semplicemente un’opinione in merito a questo progetto specifico, sempre espressa nel rispetto dell’altrui pensiero e di tutte le istituzioni. Se la minoranza, rappresentata dal Centrosinistra per San Godenzo, non si ritiene soddisfatta della mia opinione e del mio operato, ne prendo atto, ma tentare di attaccarmi tirando in ballo la coerenza lo trovo quanto mai fuori luogo, considerando che è stata, a parere mio, proprio la coerenza il fattore determinante del cambiamento politico del nostro paese.
In questo momento, su questo preciso argomento, non abbiamo bisogno soltanto di figure importanti che prendano le difese del Nostro Appennino, ma abbiamo bisogno che chiunque vive e crede nella montagna lo faccia. Solo la consapevolezza di quello che si ha e di quello che si rischia di perdere può maturare questa convinzione.
Emanuele Piani, sindaco di San Godenzo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 9 Marzo 2022






2 commenti
Apprezzabile la chiarezza dei contenuti, certamente non comprensibili per chiunque, soprattutto per chi l’ha chiamata in ballo per la misera necessità di avere qualche “riflettore” addosso.
Alla faccia della capacità di sintesi!