
A poco meno di un mese dal precedente incontro (articolo qui, ndr), il “Comitato NO alla centrale a biomasse di Petrona” è stato nuovamente ricevuto dal responsabile e dai tecnici dell’ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana). Alla presenza del coordinatore di Direzione Area Vasta Firenze, Dottoressa Maura Ceccanti, del Dottor Anton Giulio Barbaro (responsabile della simulazione sulla qualità dell’aria) e del Dottor Sandro Garro (responsabile dei processi di cogenerazione), sono state riformulate domande, e posti nuovi quesiti, sull’istruttoria che ha generata una autorizzazione di massima, seppure con significative prescrizioni, alla realizzazione del progetto.
Che dire. Da una parte la soddisfazione, per dei comuni mortali, di essere, quantomeno, riconosciuti da un ente che eroga emolumenti pubblici per controllare la salute dei propri contribuenti.
Dall’altra, ancora una volta, il rammarico di essere indigeni in un territorio ove la trasparenza amministrativa è un ricordo fatuo, onirico. Semmai rimembranza si conservi. Anzi, piuttosto figli negletti di una politica compiacente, sibbene scelta dalla maggioranza, verso forme di conquista da parte di un’imprenditoria che sovrabbonda di idee e meno di referenze professionali.
La questione della simulazione sulla qualità dell’aria, soprattutto la scelta inspiegabile di assimilare Petrona a “Casa Stabbi” (case sparse, neppure frazione, forse dieci residenti, “oasi di protezione e corretta gestione della fauna provinciale”), sul versante sud ovest dei monti della Verna, 780 m. s.l.m.m., in Comune di Chitignano (AR), ha avuta una risposta.
Ecco il riassunto. Essendo il limite di legge, in materia di emissioni aeriformi e di polveri, molto generoso, anche l’introduzione dei valori di altre località, sedi di analoghe centraline, ad esempio quella di Poggibonsi, non avrebbe modificato granché lo scenario documentale. Il tutto sarebbe rientrato, comunque, nel quadro previsto dalla normativa.
Alla replica degli ingenui presenti, avversi a questo progetto, ormai notoriamente conosciuto per l’enorme valore scientifico su cui poggia le fondamenta, sull’opportunità di allestire una simulazione dall’esito scontato, non è seguito alcun commento. Ha vinto il silenzio. Quindi, l’anno scorso, è stato stilato un parere positivo pur non avendo alcun rilevamento ambientale della zona. Purtroppo è dato di fatto. Ed è così emerso, chiaramente, lo scenario, il contesto. Fra le posizioni, più empiriche che rigorose, degli uni, ed i timori ed i presagi, degli altri. In ogni caso, una dialettica che si anima per lo scontro fra le intenzioni ed i buoni propositi imprenditoriali, cui le istituzioni concedono un’inusuale linea di credito, ed i dati raccolti da altri luoghi, laddove questi impianti sono stati cancellati. Una giostra inarrestabile, un moto perpetuo.
Adesso l’attenzione di ARPAT è concentrata sulla pratica presentata dallo stesso gruppo imprenditoriale, tramite una propria società appositamente costituita, per la realizzazione di una linea di produzione del pellet, funzionale all’attività della centrale a biomasse. E’ presto per conoscere il loro parere. Le carte devono essere studiate. Ci sarà una nuova “conferenza dei servizi” a settembre.
Registriamo un asettico nulla di fatto. Tranne che per le spese. E’ si, fra permessi lavorativi, riduzioni d’orario, tempo sottratto alle famiglie, parcelle legali, notule professionali di consulenti sanitari e ambientali, spese in volantini ed opuscoli informativi, così a pagare sono sempre gli stessi, i cittadini. La questione resta aperta, la lotta continua.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 4 agosto 2015

