VICCHIO – Lapi Arredamenti è una eccellenza mugellana che da settant’anni è protagonista nel mondo dell’arredo casalingo. Prima falegnameria, poi negozio-mostra dedicato ad ogni tipo di arredo fino ad arrivare ai giorni nostri con la produzione di mobili di alta qualità, la Lapi Arredamenti si è reinventata tante volte per rimanere sempre una azienda leader nel suo settore, non solo in Mugello.
Della sua storia pluridecennale abbiamo parlato con Andrea Lapi, seconda generazione dei proprietari: “Tutto è cominciato con il mio babbo, Attilio Lapi, che all’età di 15 anni andò a lavorare a Borgo Allegri a Firenze, dove iniziò a fare quello che si chiamava lo ‘stipettaio’, una figura del mondo della falegnameria che si dedicava unicamente a realizzare gli intarsi. Così a Firenze ha imparato a fare il falegname, lavorando con molte ditte, finché a 18 anni decise di mettersi per conto proprio. Lui è sempre stato uno spirito libero, lo è ancora oggi ad 87 anni”.

“Non avendo i soldi per i macchinari – continua Lapi -, costruì con i cerchioni di una bicicletta ed un motorino elettrico una sega artigianale che gli permetteva di tagliare il legno. In quel periodo, si parla del 1954, si era messo in società con un certo Alfio, ed insieme avevano la loro sede a Firenze in via di Soffiano: qui mio padre lavorava il legno, mentre il suo socio faceva il meccanico riparando i motorini. La società durò poco, e mentre mio padre cercava una sistemazione fissa per aprire una bella falegnameria, alcuni operai che lavoravano con lui e che erano di Vicchio gli dissero che proprio in quel periodo il comune mugellano stava realizzando il nuovo piano regolatore, e che erano disponibili molti terreni a prezzi convenienti. Così decise nel 1960 di venire in Mugello ed aprire l’azienda proprio qui dove siamo ancora oggi“.

“All’epoca l’azienda lavorava principalmente con questa ‘Import Foreign Trade’ per la ditta Art di Miami. Realizzavamo per loro mobili in stile, realizzati spesso a partire da cataloghi o foto con schede tecniche che descrivevano le caratteristiche della mobilia richiesta. Un periodo difficile fu il 1974, con l’arrivo dell’austerity anche in Italia. Proprio quell’anno l’azienda americana propose a mio padre di andare a lavorare oltreoceano, promettendogli non solo una nuova fabbrica, ma anche una casa e tutti i macchinari che voleva. Ma ero da poco nato io, e qui sarebbero rimasti anche tutti i parenti, così decise di restare in Italia, puntando a costruire una nuova fabbrica più grande, sempre qui a Vicchio”

“L’azienda americana però, poco tempo dopo, aprì una sua fabbrica in Asia, non acquistando più da noi. Il mio babbo, da un anno all’altro, si trovò con 450 milioni di lire di fatturato in meno: e da avere un’azienda fiorente, dove lavoravano più di 25 persone all’improvviso si ritrovò a non avere più nulla. Ma i lavoratori non li abbandonò mai, non licenziò nessuno: permise ad ognuno di loro di trovare un’altra occupazione mentre lavoravano ancora qui a Vicchio, attingendo ai suoi risparmi e sacrificando veramente tutto. Ma non si dette per vinto, e decise così di cambiare produzione puntando sul mercato italiano del mobilio in legno”.

Il modo di lavorare era lo stesso, ma con un gusto completamente diverso: “Dovette adattarsi al gusto italiano, che richiedeva altri tipi di mobili. Quello che ebbe più successo, e su cui concentrò principalmente la produzione tra il 1974 ed il 1983, fu il famoso armadio “quattro stagioni”: arrivammo a coprire una richiesta di circa trenta armadi al mese, un numero altissimo per l’epoca. Inoltre, nonostante non fossimo ancora aperti alla vendita al pubblico, decidemmo di dedicare una zona della struttura alla mostra dei nostri armadi”

“Con il tempo ci rendemmo conto che queste esposizioni funzionavano, così mio padre decise di collaborare con aziende che realizzavano cucine o altre strutture, scegliendo modelli innovativi e sempre all’avanguardia. In più iniziammo a vendere anche televisori ed il bianco, ovvero gli elettrodomestici da appoggio. In quegli anni però continuavano ad esserci problemi economici, dovuti sempre ai dipendenti che se ne andavano, ma grazie a 100 armadi che erano rimasti da realizzare, mio padre, insieme a me, a mia madre ed ad alcuni di quelli che erano rimasti, in un anno riuscì a concluderli tutti, riuscendo a pagare tutti ed concludendo gli ampliamenti della struttura iniziati in quegli anni. Da quel momento decidemmo però di dedicarci principalmente alla mostra“.
Uno spazio, quello dell’esposizione, nel quale anche Andrea ci ha messo del proprio: “Io sono sempre stato presente nella vita della fabbrica: già da piccolo venivo tutte le estati qui, anche solo per spazzare e dare una piccola mano. Nell’83 quando tornai dal servizio militare dovetti decidere cosa fare nella vita. Io avevo studiato come elettricista elettrotecnico, e mi piaceva fare quel lavoro, così proposi a mio padre di mettere all’interno della struttura un piccolo negozio tutto mio, specializzato sui Rec e tutto quello che era legato al mondo dell’Hi-Fi. Così a metà anni ’80 avevamo un salone, anche con la mia attività, di oltre 400 metri allestiti”.
Ma anche in quel caso la situazione cambiò rapidamente: “Per quanto riguarda gli elettrodomestici, ci rendemmo conto che davano poco guadagno, ed anche la parte mia legata al mondo Hi-Fi non portava tanto. Così decidemmo di concentrarci solo sulla vendita di mobili, cucine e salotti. Una trasformazione della Lapi Arredamenti che divenne completa ad inizio anni ’90 quando la parte di falegnameria venne tolta per fare spazio totalmente alla mostra dei mobili”.
Qui Andrea Lapi torna direttamente in gioco perché i mobili via via iniziarono ad essere disegnati direttamente da lui: “Se prima avevamo la falegnameria e facevamo tutto noi, quando sospendemmo questa attività, mi appoggiavo a falegnami di fiducia per realizzare i mobili che avevo ideato, come la serie X-Gold. Si tratta di una linea di mobili particolari, anche molto richiesti nelle varianti che ho realizzato nel tempo, come la serie Silver e la serie Crystal, realizzati con materiali di assoluto pregio che mi hanno permesso di mantenere alto il nome dell’azienda. Ma nel 2004 presi una decisione: smisi di creare per altri e di tornare a lavorare in baracca, qui nella struttura dove ha lavorato tutta la mia famiglia. E l’ho fatto con la Serie Natura, una vera e propria scommessa per me. Per fortuna ha avuto successo, e questo mi ha permesso di osare ancora di più, combinando stili e materiali diversi, così da personalizzare al massimo il lavoro finale per il cliente. Il tutto utilizzando anche materiali locali, come il castagno di Vicchio, che mi ha permesso di creare la ‘cucina a chilometro zero'”.
Adesso l’azienda, che compie proprio in questi giorni settanta anni, è sulle spalle di Andrea che è affiancato da Sonia: “L’azienda siamo noi due. Avevamo alcuni operai, ma al giorno d’oggi se vuoi mantenere una produzione seria e delle persone che ci lavorano, è necessario avere un alto giro di affari. Ciò che abbiamo guadagnato negli anni io l’ho sempre reinvestito, così come ha sempre fatto mio padre, che con mia madre ha dato tutto per creare quello che ora è qui. Ne abbiamo fatte e passate tante, ci siamo continuamente reinvetati, ma siamo ancora qui. E questo è l’importante e ne siamo felici”.
Andrea Pelosi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 aprile 2024







