SCARPERIA E SAN PIERO – Novantasei anni fa nasceva a Troshan (in Albania) Ernest Simoni: l’unico sacerdote vivente testimone della persecuzione del regime comunista di Enver Hoxha.
La notte di Natale del 1963, Don Simoni venne arrestato con l’accusa di tramare contro il regime e di incitare il popolo a dare la vita per Gesù qualora occorresse, quindi fu imprigionato, torturato e costretto ai lavori forzati per circa trent’anni. Riuscì a sopravvivere e a riassaporare la libertà soltanto nel 1990, quando il regime crollò e nel 2016 Papa Francesco lo ha proclamato cardinale, donandogli la berretta di porpora che rappresenta la sofferenza dei martiri cristiani.
Questa è la storia che gli allievi dell’Istituto Comprensivo di San Piero hanno ascoltato, la mattina di venerdì 13 dicembre dalla voce forte e intensa del cardinale.
Una testimonianza da brividi.
Le parole del cardinale sono state di grande affetto verso tutti i presenti e il personale che lavora nell’istituto, quindi ha ripercorso i tratti salienti della sua esperienza di fede profondissima, conservata senza tentennamenti, vissuta in un contesto in cui era veramente difficile continuare a credere. Molte furono le trappole che il regime comunista organizzò per tentare di corrompere, far rinnegare la fede al giovane sacerdote e poterlo poi accusare di tradimento al governo. Subito dopo l’arresto, era stata perfino inserita negli indumenti di Don Ernest una microspia e uno pseudo-detenuto gli era stato affiancato con lo scopo di indurlo ad imprecare e a rilasciare esternazioni negative contro il dittatore. Grandissima ed imprevedibile era stata la sorpresa di Enver Hoxha quando, ascoltando in diretta le tracce audio, non solo non contenevano alcuna offesa o elemento di disprezzo verso le autorità, ma addirittura si sentiva Don Simoni che pregava per i propri persecutori.
Il cardinale ha raccontato che in carcere, rischiando ogni giorno, riusciva a celebrare la messa di nascosto anche grazie alla complicità dei detenuti musulmani che gli volevano bene e si erano accorti della sua grandezza. Quando un alunno, commosso dal racconto, è intervenuto chiedendogli come avesse potuto resistere a tante torture e violenze, e se si ricordasse tutte quelle a cui era stato sottoposto, il Cardinal Simoni ha risposto che non ricordava più tutto il peso del male subito perché, come Gesù ha insegnato, aveva perdonato tutto -. Altri alunni hanno chiesto in che modo il Cardinale sentisse la presenza di Dio. Lui ha risposto che percepiva il Suo amore attraverso la preghiera, l’abbandono alla Sua volontà e la forza invincibile del perdono. Ha poi invitato i ragazzi a lottare per i poveri a pregare per la pace e ad essere luce del mondo.
Una studentessa, ha donato al Cardinale un dipinto con il suo volto: un quadro potente e intenso. Forte è stata l’emozione di Simoni nell’ammirare quest’opera.
Al termine dell’incontro, i ragazzi, pieni di entusiasmo, si sono riversati verso il Cardinale per abbracciarlo.
Il corteo festante degli alunni lo ha infine scortato verso l’auto, dove commosso ha ringraziato e benedetto tutti.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 dicembre 2024






