Nello scorso numero del “Filo” proponevamo di aprire un dibattito sull’ipotesi di dirigersi verso la costituzione di un comune unico mugellano, alla luce delle novità dei nuovi assetti istituzionali e delle difficoltà economiche del momento. La proposta è stata accolta, e vari sono gli interventi pervenuti, che qui iniziamo a pubblicare. Il dibattito è ancora aperto, e chi vuol dare il proprio apporto lo faccia liberamente. E’ interesse di tutti offrire qualche buona idea e approfondimento alla politica locale. Affinché non resti immobile e faccia le scelte più giuste.
Una unica “Città Territoriale Montana del Mugello”
Il tema è complesso perché impone una riflessione articolata che in questa sede provo a sintetizzare partendo da due aspetti fra loro collegati: unità di territorio, unificazione o fusione delle istituzioni.
Prima questione. L’Unità del territorio Mugello e Alto Mugello. Pur nella sua eterogeneità, che va dalla densità abitativa, alla prevalenza economica, alla “lingua” (toscano/romagnolo), il Mugello è comunque percepito dall’esterno come unità indivisa e le esperienze di promozione del territorio (agricoltura, turismo, commercio, infrastrutture sportive, manifattura e trasformazione) praticate in modo unitario sotto il marchio “Mugello”, ha consentito di raggiungere risultati superiori e diversi rispetto a iniziative frammentate. In questo senso ha avuto certamente un peso anche la presenza quarantennale della Comunità Montana Mugello che ha svolto comunque (fra alti e bassi) un ruolo fondamentale per la politica specifica per diaree rurali e montane, a vocazione “mista” come il Mugello (sistema economico in cui si ha anche una presenza significativa di manifatturiero e terziario). Di fronte alla crisi che anche in Mugello aggredisce il tessuto sociale e produttivo, solo se guardiamo alla zona nella sua interezza si intravedono gli ingredienti necessari per rilanciare una politica di sviluppo, fortemente integrata fra Mugello e area metropolitana: beni ambientali (assorbimento CO2, acqua), risorse energetiche rinnovabili (biomasse, eolico e idroelettrico), filiera corta per l’alimentazione, manifattura di qualità, che determinano un certo livello di vivibilità.
Seconda questione. Mugello Comune unico? Bene, cerchiamo di capire. Ma un’altra domanda sorge spontanea: per affrontare con serietà questo passaggio era proprio necessario chiudere in tutta fretta l’esperienza della Comunità Montana, senza prima preparare l’approdo finale? La trasformazione attuata nel 2012 mostra chiaramente la difficoltà di governare la coesione amministrativa dei comuni con il solo principio della “volontarietà”; tutto questo in un momento in cui gli stessi enti hanno dovuto fare i conti con le incertezze finanziarie e normative prodotte dai governi nazionale e regionale. Ora, con la novità della estinzione anche delle Province, siamo a un passaggio cruciale. Ancor più noi mugellani, poichè dovremo fare i conti con la costruzione della “Città Metropolitana Fiorentina”. Possiamo permetterci di arrivare disuniti a questo appuntamento? La risposta è certamente no; anzi dobbiamo riconsiderare anche scenari che fino a qualche tempo fa risultavano improponibili. L’attuale esperienza della Unione Montana dei Comuni si presenta, come dicevo, ancora con caratteristiche un pò troppo leggere per ciò che i tempi richiedono: il Paese chiede alleggerimento dei costi di amministrazione, gestione unitaria dei servizi e della promozione, pianificazione territoriale allargata ad aree più vaste. Deve dunque essere superato qualsiasi tentazione (pur legittima) di conservazione. Certo è complicato pensare ad una fusione totale di nove Comuni, su una superficie di oltre 1200 chilometri quadrati, su bacini idrografici diversi e baricentri di interesse scolastico e lavorativo opposti (si pensi a Firenze e Faenza). Ed è contraddittorio proclamare che da una parte si vuole incentivare la partecipazione dei cittadini alle decisioni sui propri destini (anche per fronteggiare l’evidente distacco e sfiducia nei confronti della politica) mentre dall’altra si tende ad eliminare qualsiasi forma istituzionale di rappresentanza (consigli comunali) concentrando i centri decisionali in luoghi lontani dai cittadini. Fra queste tendenze opposte, deve comunque essere trovata una forma innovativa e praticabile che non ci releghi ad una generica attesa dei voleri della città.
La strada più praticabile nell’immediato è puntare su più funzioni da delegare alla attuale Unione Montana dei Comuni. Ma i tempi della “maturazione graduale” rischiano di non essere adeguati alla rivoluzione che investirà le autonomie locali nei prossimi anni o, addirittura, mesi.
Quindi non c’è tempo da perdere. Mi permetto allora di fare una provocazione. E se, in seno alla discussione sulla Città Metropolitana, provassimo a ipotizzare la nostra presenza come una unica “Città Territoriale Montana del Mugello”, articolata in nove Municipalità con una più limitata autonomia? Credo che non abbiamo bisogno di accorpare solo funzioni fra comuni, ma è necessario integrare comuni piccoli con i comuni grandi.
La classe politica dirigente locale deve dunque fare subito le proprie proposte ed esigere un dibattito serio all’interno del contesto Metropolitano Fiorentino per condividere i destini politici e istituzionali fra tutti i territori (montani e metropolitani). Per supportare questa rivoluzione istituzionale sarà inoltre necessario mobilitare tutte le componenti della società mugellana (istituzioni, imprese, organizzazioni, cittadini) per definire un “patto sociale” condiviso.
Dunque per rapportarci alla pari con la città, secondo il principio di reciprocità, non c’è altra scelta che essere uniti, anche da un punto di vista istituzionale, altrimenti la separazione ci condannerà ad una immutabile marginalità.
Stefano Tagliaferri
ex-Presidente Comunità montana del Mugello
Comune unico, no grazie!
L’idea del comune unico del Mugello non mi è mai piaciuta e continua a non piacermi.
Anzi, ho sempre sostenuto che riuscire a fare un buon lavoro con l’Unione dei Comuni sia la cosa migliore per evitare una simile prospettiva.
I motivi sono molti, ma il più rilevante è senz’altro quello della vicinanza degli Amministratori alla Gente ed ai problemi del territorio. Oggi l’amministrazione pubblica e la politica soffrono di eccesso di distanza, non di vicinanza.
Altro discorso è il coordinamento delle scelte in ambiti omogenei e la gestione di alcune funzioni e servizi a livelli più alti del singolo Comune, ma per questo va benissimo o, meglio, potrebbe andare benissimo l’Unione dei Comuni, appunto.
C’è poi il discorso di una riforma organica della struttura istituzionale che non può procedere a interventi spot, addirittura con decreti legge: prima le Comunità Montane, poi le Province, le Città Metropolitane in un modo, poi in un altro. Così si crea solo il caos e si disorientano ulteriormente i cittadini, già sufficientemente disorientati. Comunque non si può fare tutto questo solo per ridurre la spesa, cosa ovviamente necessaria, ma dobbiamo farlo per far funzionare meglio l’intera macchina amministrativa.
Carlo Zanieri
Sindaco di Barberino di Mugello
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2012


