C’è un pericolo quotidiano, che spesso, senza accorgercene, influenza e frena la nostra vita, personale e sociale. Quello del dare per scontate le cose; quello di pensare che niente possa e debba cambiare. Sembra dirlo anche la scrittura, “Niente di nuovo sotto il sole”, e in maniera molto più prosaica l’adagio popolare codifica la tendenza a conservare: “Chi lascia la vecchia via per la nuova, sa cosa lascia ma non sa cosa trova”.
Il cambiamento, anzi, in primo luogo il desiderio di cambiamento, può essere invece una potente leva di crescita e di progresso. Accontentarsi, di primo acchito, è uno sterilizzare il bisogno di cambiamento, è un chiudere la porta, senza far entrare niente e nessuno, è un negarsi alle opportunità, e quindi all’arricchimento. Bella davvero quella frase dell’anarchico russo Bakunin: “E’ ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile non sono mai avanzati di un passo”.
Certo, è più facile dare tutto per scontato, o dire, non è possibile: certamente si dura minor fatica a percorrere sempre le stesse strade.
Se ci pensiamo bene questo vale in tutti gli aspetti della nostra vita, personale e sociale. Prendiamo, ad esempio, la vita politica locale: in effetti c’è molto conservatorismo nelle scelte dei più, e finora si è preferito affidarsi a gruppi e partiti che hanno sempre amministrato ed esercitato il potere nei nostri comuni.
A cambiar verso, qui in Mugello, non ci s’è mai provato. Prima contava molto l’ideologia, ed erano quindi presenti blocchi partitici ai quali si dava il consenso quasi “per fede”. Pertanto anche opposizioni forti e attive restavano al palo, eterna minoranza. Ora il condizionamento ideologico, il votare come sempre si è votato, parrebbe meno influente, anche se un peso, perfino eccessivo, lo potrebbe ancora avere, nonostante tutto.
Non vogliamo certo qui analizzare il comportamento elettorale dei nostri concittadini, talvolta additato ad esempio negativamente nella sua caratteristica di immobilismo, ovvero di scarsa propensione al cambiamento, che ha molte componenti. Era solo un esempio per dire che nella nostra vita la lotta tra desiderio e impegno di cambiamento da una parte, e difesa dello status quo, del già visto, del già collaudato, dall’altra, è ben presente, e spesso prevale la seconda componente.
Forse allora dovremmo tutti cercare di imparare ad aprirci di più alla speranza e all’inatteso: soffocare il nostro cuore sotto un crescente carico di cinismo e di disillusione diminuisce la nostra umanità ed è un errore grave. E solo la sorpresa, il calore e lo stupore che proviamo di fronte a ogni gesto di amore, può aprire nuove prospettive ed offrire squarci di luce. E ne abbiamo un gran bisogno!
il filo
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, febbraio 2014







