MUGELLO – Da una parte alcuni immobili storici di questo territorio che cadono a pezzi. In qualche caso per incuria, in altri per la poca chiarezza dei progetti di restauro o per i fatui piani d’investimento. Dall’altra un patrimonio edilizio recente votato alla polemica, fra la superficialità dell’amministrazione pubblica e l’insipienza della strategia di chi li ha voluti e costruiti. I mattoni del Mugello: idee, sogni, dati e stati di fatto.
Fatti e misfatti immobiliari. Storie di abbandoni, incuria, progetti di sviluppo abortiti o che non decollano, visioni imprenditoriali e sociali poco convincenti. L’elenco dei siti storici mugellani, tutti abbisognevoli di manutenzione straordinaria, purtroppo, è lungo. Qualcuno pubblico, altri privati. Dalla badia di Buonsollazzo (Borgo San Lorenzo) alla fortezza di San Martino (San Piero a Sieve), dall’ ex convento ed ex ospedale di Luco alla villa di Cafaggiolo. Proprietà diverse per altrettanto diverse situazioni, e sullo stato delle opere murarie e sul potenziale riutilizzo delle strutture. Tant’è sulla questione sono state spese troppe parole, ancor più dei soldi, e proferiti molti buoni propositi, tuttavia finora è mancata la concretezza.
Su tutto ciò anche noi abbiamo scritto tanto, anche in maniera ripetitiva. Del resto senza idee originali, soprattutto dovendo commentare stalli procedurali e cantieri fermi o mai aperti, è difficile confezionare articoli che possano tessere l’elogio di come il degrado sia stato arrestato o, meglio, vinto. Così, per ora, questi siti sono vocati al ruolo di reperti artistici e architettonici di epoche passate. Chissà se sarà mai possibile cambiarne l’incipiente declino.
Ma oltre a questi beni immobiliari storici ce ne sono altri, progettati e costruiti recentemente, e per i quali sono state spese risorse pubbliche. Come nel caso del Multipiù di Borgo San Lorenzo, acquistato, o forse no, nonostante lo si sia pagato, per favorire la socializzazione dei cittadini. Una vicenda grottesca, che evoca una delle gag più note del cinema italiano, quella di pagare per non essere proprietari di ciò che si è pensato di comprare. Fenomenale. Ovvio, inteso come fenomenologia amministrativa.
Poi eccoci, ancora, ad un nuovo atto (19 ottobre) che la società pubblica Pianvallico ha voluto pubblicizzare, giusto per farci ricordare che esiste e come, e quanto sia strategica la sua missione operativa sul tessuto sociale locale. Ebbene gli immobili di questa società sono stati inseriti in un avviso pubblico per la ricerca di potenziali soggetti interessati a prenderli in affitto. Progettati e costruiti con fondi pubblici, circa due milioni di euro, con spazi enormi per ospitare un bar (210 mq) un self service – tavola calda (473 mq) e le sale per l’incompresa iniziativa dell’incubatore d’imprese (600 mq). Una operazione che negli anni ha prodotto notevoli disavanzi e contenziosi legali. Anche questa una storia di mattoni. Reitero, fenomenale, con lo stesso senso di prima. Un mausoleo della protervia, voluto fortemente da una frangia della politica nostrana.

Già è così, niente di nuovo. Mattoni, storici o recenti che siano, con gli stessi problemi: incuria, superficialità, incertezza, progetti surreali. In qualche caso è giusto riconoscerne la difficoltà dovuta alla vastità ed alla complessità delle stesse strutture, per altri, invece, ogni ulteriore parola sarebbe di troppo.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 ottobre 2017




