MARRADI – Durante le settimane incandescenti di lotte sindacali per salvare il futuro dell’Ortofrutticola del Mugello, anche il professor Elvio Bellini era sulle spine. Già docente ordinario all’Università di Firenze, è tra i massimi esperti di castanicoltura al mondo, e ha dedicato e dedica tante energie al frutto tipico dei boschi dell’Appennino (articolo qui).
Così, riaperta la fabbrica, ora dà una sua lettura della vicenda marradese, un giudizio in chiaroscuro: se da una parte Bellini si rallegra e si complimenta con le istituzioni per essere riuscite a trovare una soluzione ed aver salvato i posti di lavoro, dall’altra lancia uno sguardo preoccupato sul futuro della castanicoltura, sia per la perdita della produzione di marron glacé ma soprattutto per i mancati investimenti e l’insufficiente attenzione per il settore castanicolo.
Così scrive nella sua “Chestnut Newsletter“, bollettino periodico del Centro di Studi e Documentazione del Castagno – che ha sede a Marradi ed è presieduto dallo stesso professor Bellini -:
Avevo promesso che vi avrei informati sulle novità in merito agli accordi raggiunti tra la proprietà della “Fabbrica dei Marroni di Marradi” e i sindacati unitamente alle istituzioni pubbliche e le Maestranze; lo faccio ora dopo che la fabbrica ha riaperto i battenti già da più di 15 giorni.
Se non tutti, molti di voi hanno letto le notizie riportate dalle diversificate fonti informatiche con le loro opinioni, ma ancora non vi ho espresso le mie, che sono le seguenti:
Sembrerebbe che vi siano solo vincitori e nessun rinunciatario (ovvero perdente). Non ne sono per nulla convinto; il tempo esprimerà il reale verdetto. Una cosa è certa: il Marron Buono di Marradi è l’unico perdente, per ora, almeno per le seguenti ragioni:
- l’Ortofrutticola farà tutt’altro (si vedrà che cosa) ma non più la prestigiosa linea dei “Marrons Glacés” conosciuti ed apprezzati in molti paesi del mondo. La produzione verrà trasferita nel bergamasco. Questa la vittoria di Italcanditi;
- la nuova proprietà (che poi è la vecchia che ha venduto a Italcanditi), sembra che voglia attivare la linea del fresco e rifornire la grande distribuzione. E qui non so quanto spazio sarà riservato al Marrone locale.
Chiaramente le vertenze non sono chiuse, il tavolo di crisi resta aperto a livello regionale e monitorerà tutti gli accordi siglati per i prossimi 5 anni di attività lavorativa della fabbrica.
Mi devo complimentare con il Consiglio Comunale di Marradi ed in primis con il Sindaco Tommaso Triberti per il grande successo di aver garantito il posto di lavoro a tutte le Maestranze (fisse e stagionali) coinvolte nella vertenza. Oserei dire, e non a sproposito, che Marradi e il suo territorio sono ora salvi.
Ma il Castagno e le sue selve castanili e marronete non sono per nulla salvi, anzi soffrono sul piano locale, regionale e nazionale. Il nostro Paese non vuole rinnovare la propria castanicoltura e questo è un atteggiamento per me inconcepibile. I nostri Tecnici castanicoli di enti pubblici e privati sono convinti che recuperando vecchi castagneti abbandonati è possibile risollevare il settore dalla profonda crisi in cui versa e che non si arresta. Vorrei tanto che questi signori mi dicessero perché sono stati abbandonati quei castagneti e come pensano di renderli nuovamente produttivi nelle zone montane marginali assolutamente non meccanizzabili in cui si trovano; come si può convincere un giovane ad affrontare questa avventura?
Il Castagno è pianta molto rustica alla stessa stregua di tutte le specie forestali e questa sua prerogativa caratteriale lo ha tenuto lontano dagli studi e dalle ricerche tecnico-scientifiche applicate invece a tutte le altre specie fruttifere coltivate da tempo sul piano industriale intensivo.
I castanicoltori che con i loro saperi accudiscono le selve castanili sono quasi sempre molto attempati e all’orizzonte non si intravedono nuove generazioni di giovani preparati e formati in grado di gestire moderni castagneti specializzati.
La battaglia ora da affrontare è proprio questa, in tutte le zone castanicole collinari e pedemontane del nostro Paese.
Non è possibile diramare informazioni a chi non è in grado di recepirle ed applicarle.
Quindi dobbiamo attivare istituzioni Scientifiche e Tecnico pratiche nel campo della castanicoltura come ha fatto la Regione Piemonte; realizzare castagneti sperimentali e dimostrativi e su queste basi attivare scuole di formazione regionali per ottenere giovani tecnici divulgatori e operatori specializzati per la razionale conduzione di castagneti sia tradizionali, sia di moderna concezione. Come sapete, il CSDC possiede tutte le carte in regola per tenere corsi di formazione e di aggiornamento in castanicoltura. Queste sono le battaglie da vincere se vogliamo ridare prestigio e speranza alla nostra millenaria castanicoltura ed invogliare i giovani ad amarla e ritornare a vivere ed operare nei nostri meravigliosi territori collinari e di media montagna dove il Castagno da sempre vive.
Elvio Bellini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 marzo 2022




