MARRADI – Sono tanti i ricordi giunti in redazione dopo la scomparsa di Beppe Matulli da parte di esponenti della politica e della società marradese e mugellana (clicca qui per una raccolta di articoli sulla sua figura). Adesso pubblichiamo anche quello, molto toccante, che giunge dalla comunità di recupero Sasso di Castro, che sottolinea il grande impegno di Beppe verso i carcerati e gli “ultimi”:
Siamo certi che Beppe non ci ha abbandonato.
La morte non chiude la storia che ha visto l’impegno costante e genuino, che ha dato un senso alle nostre scelte e al nostro impegno, teso a realizzare ideali profondamenti umani. I tuoi ideali, caro Beppe, li abbiamo visti scritti nella tua anima generosa e sensibile, portati avanti su percorsi difficili, irti di spine e di difficoltà, in una società che si nutre oggi di personalismi esasperati, di competitività senza scrupoli. Una società che perde sempre di più l’esperienza e i segni dell’amore vero, dell’amicizia sicura, della generosità solidale aperta al bene comune, soprattutto alla sofferenza degli ultimi.
Gioisci, Beppe, tu che oggi vivi immerso nel mistero dell’Amore di Dio, nella sua bellezza e nella sua Misericordia. Avrai gioito quando il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha sollecitato i politici a dare priorità, a concentrarsi, in quello che occorre veramente all’Italia e al mondo intero: una politica che porti a interventi sempre più mirati ad affrontare la sofferenza degli ultimi, a lottare contro la divaricazione sempre più ampia fra chi è povero e chi è benestante.
Le disuguaglianze sono aumentate e c’è come una cronicizzazione della povertà. Questi ideali che Dio ha consegnato al cuore dell’uomo tu li hai sempre custoditi e trasmessi con intelligenza e fermezza. Questa luce ti ha condotto, infine, ad attraversare le porte blindate del carcere come guida illuminata di numerosi volontari per far nascere briciole di vita nel buio dell’angoscia. Così hai ritrovato Sasso che nel carcere aveva, fin dal suo nascere, impegnato energia e passione, con l’illusione che fosse possibile mobilitare tanta generosità e tanta giustizia da indurre la politica ad inventare risposte più costruttive e puntuali per educare alla legalità.
Il carcere ammala, non aiuta a riconciliarsi con la vita, e così com’è nessuno può migliorarlo, perché il carcere, fidando nella cultura diffusa e prevalente di oggi, riesce sempre a reinventarsi dando il peggio di sé, con quella sottile violenza che uccide l’anima e invita alla morte. Quante volte, Beppe, sei venuto a Sasso, nel tentativo di convincere qualche vittima del carcere, che avevi portato con te, a cercare libertà e li accompagnavi personalmente e li presentavi alla Comunità con la tenerezza di un padre. Sarà più triste, ora, percorrere i lunghi corridoi di Sollicciano senza la tua gentile e premurosa compagnia.
Quante volte in Comunità ricordiamo, con profonda gratitudine, il tuo intelligente e costruttivo intervento, per riconciliare i Marradesi con Sasso, alla fine degli anni 90. L’equivoco che ci divideva trovò soluzione in un abbraccio vicendevole degli uomini e delle donne di buona volontà. Caro Beppe rimani nel nostro soffrire e gioire quotidiano come grande segno di amicizia, di ogni amicizia, che percorre silenziosamente la speranza e la vita della nostra Comunità.
I tuoi amici di Sasso
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 febbraio 2024





