
MUGELLO – Il progetto per la variante della strada statale che passa davanti al castello di Cafaggiolo, un sito patrimonio dell’umanità (Unesco), è in corso di definizione. Tuttavia trapela qualche anticipazione. Alcuni cittadini della località San Giusto a Fortuna, costituitisi in un comitato, ne contestano la realizzazione (articolo qui).
Investimenti, riqualificazione ambientale, posti di lavoro. Un “triplete” di argomenti che suscita un pruriginoso interesse per le amministrazioni pubbliche e genera fameliche aspettative nei cittadini. Come dar loro torto. In questa vita sospesa nella realtà ma intrisa di fiction straripanti, ecco come l’arrivo di un magnate della finanza, indubbiamente un grande imprenditore, possa prestarsi ad interpretazioni superficiali, e fuorvianti, fra gli intenti, i buoni propositi, e la gestione della cosa pubblica.
Ricapitoliamo la faccenda. Il castello mediceo di Cafaggiolo, da qualche anno catalogato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, è oggetto di una sfibrante progettazione per adibire alcuni edifici della grande tenuta, e parte dei terreni, a struttura ricettiva, alberghiera e sportiva. Si diceva un tempo, dato che sono già passati oltre cinque anni, per la costruzione di un impianto da sport equestre, il polo. Un investimento di oltre 170 milioni di euro, una cifra enorme. Chissà lo stress, ovvio non normale, nel doverli spendere tutti.
Questa la genesi. Poi, ecco che inizia il balletto su chi debba decidere e chi, altrettanto, debba fare cosa. Uno spettacolo ormai consolidato nel palinsesto del rapporto fra politica e imprenditoria. L’investitore arriva, propone, soprattutto promette e vuole dettare le regole. La politica, ascolta, valuta e casomai, ma solo dopo attenta analisi, agevola. Di solito funziona, o dovrebbe funzionare, così. Pomo della discordia, almeno apparente, la realizzazione di una variante stradale che possa togliere il traffico autoveicolare davanti il castello. E per farla è stato chiesto l’intervento, tecnico e finanziario, alla Regione Toscana. Subito, e così doveva essere, è arrivata la disponibilità per reperire nove milioni di euro per costruirla.
Pur avendone ottenuta la promessa di finanziamento, l’investitore, non ancora pago, vuole anche scegliersi il tracciato della variante. Un atteggiamento che forse potrà andar bene ad altre latitudini e diverse longitudini, in continenti a noi distanti. E, allora, ecco che arriva l’ipotesi di tracciato (articolo originale). Sì perché di progetto è impossibile parlare. Tecnicamente una spezzata, un percorso di pennarello su una immagine aerea, non può essere equiparato ad un progetto, neppure ad uno studio di fattibilità. Ma sembra che questo sia il documento su cui interloquire, addirittura in una conferenza dei servizi, al cospetto di enti e amministrazioni.
Guardiamolo, il tracciato. Subito, a spanne, con l’occhio professionale di chi abbia seguito progetti simili, per diverse opere infrastrutturali, stradali e ferroviarie, appare evidente come lo stanziamento dei nove milioni di euro sia del tutto insufficiente. E poi la livelletta dell’asse progettuale, le pendenze, la costruzione di un nuovo ponte sul Sieve, l’impatto ambientale. Impresentabile, irricevibile. Meglio una soluzione in trincea, lungo la sponda destra. Ma non tocca a noi sostituirci ai professionisti del settore. Possiamo però commentare. Lo abbiamo scritto altre volte, nell’aria c’è odore di grande bluff. E, soprattutto, anche la pazienza ha un limite.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 novembre 2016






