MUGELLO – Dopo otto anni dall’annuncio una delle scorse sere, con una assemblea pubblica, per i cittadini è stato possibile conoscere qualcosa in più sul progetto Cafaggiolo. Così, ufficialmente, con la discussione e poi con la consequenziale approvazione della variante urbanistica inizia l’iter della progettazione definitiva per realizzare l’atteso investimento sul territorio. Dati, importi, revisioni, cambiamenti e ancora qualche dubbio. Ecco il punto sulla situazione.
Evidentemente è un argomento che interessa tanti cittadini. Ognuno con le proprie idee, chi con legittime aspirazioni per un futuro occupazionale e di sviluppo, altri più diffidenti sul reale impegno imprenditoriale, qualcuno contrario per l’inusuale approccio fra amministrazione pubblica e impresa privata. Nulla di nuovo. Insomma la normalità, per uno spaccato di Toscana, d’Italia, di mondo. Ma veniamo alla cronaca della serata, senza alcuna presa di posizione, solo con il riporto di quanto udito e appreso, anticipando fin d’ora le scuse per eventuali inesattezze poiché tante sono state le parole dette, i concetti espressi, le citazioni, i riferimenti e i numeri. Una bolgia di dati.
Il tema dell’incontro era incentrato sulla variante urbanistica dell’area interessata dalla tenuta di Cafaggiolo, e non sulla variante stradale che sarà oggetto di successivi passaggi amministrativi. Quello in discussione è il procedimento formale, che deve valutare la proposta tecnica dell’imprenditore, per adeguare il piano degli interventi urbanistici in precedenza previsti su quella parte di territorio. Ovviamente nel rispetto di regole e di normativa in materia. Qualcosa potrà essere cambiata, adeguata, dalle stesse amministrazioni pubbliche così come richiedere al privato di uniformarsi alle specifiche in vigore senza deroghe di sorta. Dopo anni di studi e simulazioni progettuali, sicuramente, la variante urbanistica verrà approvata dai due comuni di Barberino di Mugello e di Scarperia e San Piero. Giusto che lo sia, perché difficile sarebbe individuare, in questa fase, elementi ostativi per cambiarne l’esito.
Dopo questo passaggio burocratico, l’imprenditore potrà dar seguito alla progettazione definitiva e infine esecutiva dell’intero intervento oggetto dell’investimento. Tempi previsti per la realizzazione, più o meno, cinque anni dall’approvazione della variante urbanistica. Questa, in linea di massima, dovrebbe essere la cronologia per vedere attuato nell’intierezza il progetto.
Ora aggiungiamo qualche dettaglio ai tanti argomenti sciorinati nella serata. Secondo i dati recentemente aggiornati di IRPET (Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana) l’investimento passa da 170 milioni di euro dichiarati originariamente (nel 2011 e riconfermati nel 2017) a 244 milioni di euro, comprensivi però dell’acquisto della tenuta e di altri terreni contigui. Il piano industriale inizialmente impiantato sull’offerta turistica-ricettiva-storica-ambientale, adesso è stato rivisto e, come più volte rimarcato nel corso della presentazione, avrà la sua identità principale in quello agricolo, in particolare con le attività del podere Fortuna. Le unità lavoro, una definizione da cui si fa fatica a capire se possano riferirsi a contratti continuativi o stagionali di dipendenti e lavoratori, dovrebbero consentire a regime un organico di 730 addetti. E fin qui l’esposizione dei relatori, condivisibile o meno, realistica o critica, è risultata comprensibile.
Poi è iniziato il balletto delle cifre sul flusso turistico, cioè sulle presenze dei visitatori attratti da quel che potrà offrire il luogo, con tutte le sue peculiarità. Argomento pruriginoso e al contempo fondamentale da cui trarre gli indizi per giustificare la sostenibilità finanziaria del piano industriale stesso. Sempre con l’uso del condizionale è stato stimato un fatturato medio annuo di 110 milioni di euro, con la previsione di “un’affluenza complessiva di circa 215000 presenze-anno pernottanti ai quali si aggiungono 75000 visitatori giornalieri, sempre nell’arco dell’anno”. Con tutto il rispetto per la competenza di chi ne abbia valutati e determinati i numeri, ammetto, ed è un limite tutto mio, di non aver ben capito la fondatezza di quei dati. Ma non ho alcun titolo per contestarne l’effettiva validità. Può essere, potrà essere. Con un cautelativo forse.
Tuttavia un altro dubbio, non da poco, aleggia sulla destinazione d’uso di quel che resterà dell’attuale strada regionale davanti alla villa, una volta costruita la nuova variante stradale. Già perché fin dall’inizio se ne era invocata la sdemanializzazione, cioè il passaggio di mano da proprietà pubblica a privata, appunto con l’uso esclusivo finalizzato al progetto dell’investimento. Invece, l’altra sera, abbiamo appreso che si tratterà di una declassificazione, da strada regionale a strada comunale, con il transito regolamentato e limitato, ma ancora pubblico. Chissà se questo vincolo potrà essere accettato, digerito, dall’imprenditore.
Alla fine, poco prima del saluto, ho chiesta la parola per fare una domanda e rivolgere un appello direttamente ai tecnici che rappresentavano la proprietà. L’una per avere una data, un tempo verosimile, per togliere i ponteggi attorno alla villa medicea e all’annessa “manica lunga”, l’altro auspicando di veder mettere in sicurezza l’osso di balena sulla facciata dell’ex ufficio postale, reperto cinquecentesco già rappresentato da Giusto Utens nella sua lunetta con la raffigurazione del luogo. Però non ho avute risposte.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 novembre 2019





1 commento
Che tristezza, veder svendere il territorio agli interessi economici, tra l’altro di un miliardario straniero…
Che tristezza…