
BARBERINO DI MUGELLO – L’ex assessore regionale Paolo Cocchi è stato assolto per la seconda volta, con formula piena. “Perché il fatto non sussiste”: è questa la motivazione dell’assoluzione, e in questo modo si spera sia posto fine ad una vicenda processuale e umana andata avanti per sei lunghi anni, coltivata e assaporata con gusto e soddisfazione da tanta gente, che per tutto questo tempo non si è sottratta alla voluttà di colpirlo, offenderlo e denigrarlo per una molteplicità di motivi: chi per sincera e disinteressata antipatia (esiste anche questo sentimento umano, ed ha la sua dignità), chi per motivi molto meno disinteressati, politici o personali che fossero.
Molti di coloro che fanno della moralità la loro bandiera, hanno tradito fin dall’inizio quell’Etica nella quale dicono di credere, accusando Paolo senza avere uno straccio di prova, senza sapere nulla della sua vicenda, ma solo sulla base di dicerie, senza cercare o aspettare una verifica, ma solo credendo, volendo credere, nel chiacchiericchio di paese.
La cosa che mi ha sempre ferito, in questa vicenda, oltre al dispiacere per l’amico ingiustamente attaccato, è come sia stata impedita nei fatti una serena campagna elettorale per le Primarie del PD, che avrebbe potuto e dovuto svolgersi basandosi sui contenuti dei rispettivi programmi dei candidati, come si dovrebbe sempre richiedere ad una politica e ad una classe dirigente matura e convinta di fornire ai cittadini tutte le migliori opportunità per capire le differenze tra i rispettivi programmi così da dimostrare rispetto per la loro capacità di analisi e la loro intelligenza. Invece si è scelto di parlare solo della questione processuale, sollevando polveroni e dubbi da istillare negli elettori, e basati, lo ripeto, su rancori, antipatie ed elementi di nessun valore, come poi le due sentenze hanno dimostrato ampiamente. Si è cercato e usato con spietatezza il “metodo Boffo” già ben conosciuto e utilizzato a piene mani nella politica nazionale, ma inaugurato per l’occasione anche in quella barberinese, e che ha evidentemente funzionato, perché quella cortina fumogena ha impedito di vedere e discutere con serenità dei veri contenuti dei programmi e dei problemi del paese, delle strategie per il futuro. Forse se tutto questo non fosse successo, il risultato e la scelta del candidato sindaco a Barberino sarebbe stato lo stesso, ma comunque avremmo dato un esempio di correttezza umana e politica importante, della quale Barberino avrebbe in ogni caso beneficiato, perché avremmo dato spessore e dignità alla politica, invece quest’ultima è stata ulteriormente ferita e umiliata. Come fare, allora, a stupirsi del sentimento sempre più forte di disillusione, di rabbia e distacco che viene condiviso da molti, se offriamo tanto spesso spettacoli del genere, addirittura nello stesso partito?
E mi spiace far rilevare, a questo proposito, l’assordante e impressionante silenzio che, almeno fino ad oggi, viene dal PD, a tutti i livelli, nonostante l’eco anche nazionale che questa assoluzione ha creato. Invece non solo il PD di Barberino, ma neppure il PD Mugello, o quello Metropolitano, hanno scritto una sola riga per salutare l’assoluzione di Paolo Cocchi, nonostante egli sia stato per anni un esponente di primo piano, sia politicamente che amministrativamente, del Partito Democratico regionale. Un’assoluzione che occorrerebbe sventolare con maggiore orgoglio, perché non è un problema solo personale, ma politico, che investe positivamente tutto il PD e che ci insegna come sarebbe importante riflettere sui giudizi troppo affrettati e giustizialisti che ormai abbiamo assimilato, così come sulla lentezza della Giustizia. Invece nulla di tutto ciò, ed è un vero peccato, ed una grave caduta di stile da parte della politica che oggi rappresenta il centrosinistra.
Concludo senza dimenticare anche tutti gli altri amministratori, tecnici e familiari inseriti nel vortice dell’inchiesta, altrettanto sporcati e calunniati, e per il dolore che queste cattiverie hanno procurato a loro e alle famiglie: sono fermamente convinto che solo una giustizia lenta, che ha permesso l’arrivo della prescrizione, ha potuto sottrarli ad altrettante assoluzioni.
Paolo Menchetti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 marzo 2016





