SCARPERIA E SAN PIERO – Giovedì 5 marzo, all’Auditorium scolastico di San Piero a Sieve si è tenuta una delle due mattinate organizzate dal Tavolo Interistituzionale per la promozione delle pari opportunità dell’Unione montana dei comuni del Mugello, in collaborazione con l’Associazione Artemisia e il patrocinio della Società della Salute. Presenti oltre 50 persone fra dipendenti degli enti locali e delle scuole, forze dell’ordine, rappresentanti dell’associazionismo locale e di testate giornalistiche. Si tratta del secondo incontro, che segue quello svolto a Vicchio nei giorni precedenti.
Un’occasione che definire interessante è dir poco, durante la quale due professioniste dell’Associazione Artemisia – le dott.sse Caterina Gori e Veronica Pellegrini – hanno passato in rassegna diversi argomenti, con la finalità di stimolare una riflessione su quanto tutte e tutti siamo spesso inconsapevoli di come nascano e di cosa si nutrano gli episodi di violenza contro le donne. A partire dai dati, davvero impressionanti se si pensa che nel mondo una donna su tre fra i 16 e i 25 anni ha subito violenza fisica e sessuale, e che i femminicidi in Italia sono stati 84 nel 2025, e se ne contano già 6 nel 2026. A perpetrarli quasi sempre è un familiare e, nella maggior parte dei casi, il partner. Per non parlare delle altre vittime, soprattutto gli “orfani speciali”, che ne porteranno i segni per la vita.
A Firenze, Artemisia ha registrato dal 1995 a oggi 21.583 richieste di aiuto, di cui circa 1300 nel 2025. E in Mugello non crediamo di essere in un’isola felice perché, ai due sportelli di Borgo San Lorenzo e Barberino, gestiti dall’Associazione, si contano circa 32 accessi l’anno.
Con grande professionalità, le conduttrici hanno guidato l’interessata platea in un viaggio attraverso le parole e le espressioni che si considerano scontate nel lessico quotidiano, ma che di fatto costituiscono l’humus di quella disparità di genere che sfocia in episodi di disuguaglianza sociale, economica, culturale. Inoltre, un certo modo di considerare la donna, unito all’ideale dell’amore “romantico” – ancora molto presente nelle fiction, nei testi, ecc. – crea le condizioni per il proliferare di una violenza che, a partire da episodi conflittuali, può deflagrare fino a esiti infausti. La stessa violenza che, in ambiente domestico, è caratterizzata da un suo “ciclo” ben riconoscibile, che va dalla costruzione della tensione, all’esplosione dell’aggressività contro l’altra persona, fino ad approdare in una sorta di paradossale “luna di miele”, per poi riprendere la sua forza distruttiva.
Artemisia è pronta, con la sua organizzazione e la sua lunga esperienza, ad accogliere chi vi si rivolga, ma restano almeno due problemi: il primo riguarda il fatto che – comprensibilmente – non tutte le donne vittime di violenza riescono a prendere facilmente decisioni per mettere al sicuro se stesse e i propri figli; il secondo – non meno importante – riguarda il livello educativo, la necessità di parlare di questi argomenti ai bambini e alle bambine già fin dalla tenera età, per creare una cultura consapevole rispetto al fatto che, al di là delle diversità di genere di ordine biologico, su tutte le altre, spesso frutto di costruzioni sociali, occorre ragionare, riflettere. È così che si generano i cambiamenti.
E allora al lavoro, il Tavolo Interistituzionale, con tutti i suoi attori è una buona base di partenza, ma occorre – come Caterina Gori ha sottolineato – creare momenti di comunità disseminati, un’alleanza di intenti che si ramifichi e possa produrre i suoi frutti. Il mondo non si cambia con un click, ma ognuno può sicuramente fare la sua parte.
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 Marzo 2026




