
MUGELLO – Disavventura estiva per una famiglia mugellana in vacanza con il figlio piccolo, sette mesi, al seguito. Ecco cosa è accaduto:
Santo Stefano d’Aveto, poco meno di 1000 abitanti a poco più di 1000 metri sul livello del mare, è un piccolo comune in provincia di Genova, sull’Appennino ligure al confine con l’Emilia Romagna. Nel paese si trova il Santuario della Madonna di Guadalupe, che al suo interno conserva una antica e preziosa tela della Vergine, oggetto di devozione anche oltre i confini della valle avetana. A poche centinaia di metri dal capoluogo vi è anche il Grand Hotel Residence SIVA, un tre stelle a gestione familiare, condotto da una trentina di anni dalla famiglia Biggio, padre, madre e tre figli. In questo albergo aveva prenotato la permanenza per una notte della scorsa settimana una giovane famiglia mugellana: per visitare il Santuario della Madonna di Gaudalupe, di passaggio verso una più lontana destinazione di vacanza montana. Il Santuario, pur in giorno feriale, è stato trovato aperto; chiuse invece le porte dell’albergo. Almeno metaforicamente.
Sì, perché all’arrivo dei nostri presso l’albergo, la reception della struttura ha fatto presente di non poter ospitare la famiglia per un piccolo “problema”: la presenza del bambino di sette mesi. Inutili le rimostranze dei genitori ai quali è stata fatta leggere la nota in fondo alla pagina internet dell’hotel, nella quale la struttura viene specificata ideale per “coppie e persone anziane che cercano assoluta pace, relax e tranquillità in un’oasi di montagna”. Con una conseguenza non scontata: “Per questo motivo non possiamo, con dispiacere, ospitare famiglie o minorenni”.
Limitazione non omofoba, razziale o legata a condizioni di diversa abilità. Anche se,stando alla lettera di quanto scritto sul sito dell’albergo l’esclusione dovrebbe riguardare tutte le coppie sposate o anche unite civilmente e tutti gli under 18. Ma il problema era ed è, in realtà, soltanto il bambino piccolo. Il personale del Grand Hotel Siva riferiva infatti la struttura appartenente ad una non meglio specificata catena “child free”. Il “child free” turistico alberghiero non è in realtà cosa nuova. Alcuni ne individuano una nascita americana a partire dal libero manifesto del 2008, “No Kid – Quaranta ragioni per non avere figli”, della francese Corinne Maier. Altri sostengono un’origine europea di questa tendenza che è andata diffondendosi negli ultimi anni in tutto mondo e anche in paese tradizionalmente “family oriented”. Secondo dati riportati dal Sole 24 Ore, riferiti al periodo prepandemia, nel 2019 erano più di cinquanta in Italia e almeno ottocento nel mondo le strutture che avevano adottato una “no kids policy”. Il che non vuol dire che sia una pratica legale, almeno in Italia.
Secondo quanto previsto dal Regolamento di attuazione del Testo unico delle leggi di pubblica l’esercente di un pubblico esercizio che si rifiuti di effettuare una prestazione, se non ha una giustificazione condivisibile, rischia infatti una sanzione amministrativa che va da 516 a 3.098 euro. La nostra coppia mugellana, dopo aver cercato nel piccolo paese ligure, non senza difficoltà, un’altra sistemazione per la notte, ha segnalato l’accaduto alla nostra redazione. Contattato telefonicamente l’albergo abbiamo avuto diretta conferma che non vi erano altri motivi per la revoca della prenotazione se non la presenza del bambino. Al nostro rilievo dell’illegittimità e sanzionabilità di questa scelta la comunicazione non è proseguita. Nei giorni successivi accedendo al sito dell’albergo abbiamo notato, ben evidente, in più parti della home page, la diversa scritta “adults only”, a riaffermare, con altre parole, la scelta della struttura. La vacanza della giovane famiglia mugellana è proseguita, dopo lo spiacevole episodio, speriamo senza altri intoppi. Valuteranno, al loro rientro, se e come dar seguito alla loro garbata protesta contro la moda del “child free”.
(Rubrica: Dai Lettori)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 agosto 2022




