FIRENZUOLA – Dopo il Consiglio comunale aperto che si è tenuto nei giorni scorsi a Firenzuola per trattare la situazione del Rovigo travolto dalla frana della discarica (articolo qui) e il conseguente piano di ripristino, il gruppo di firmatari dell’esposto alle procure di Firenze e di Bologna interviene per sottolineare che, dopo gli interventi in programma nel Consiglio, “altri partecipanti avrebbero voluto intervenire, per porre questioni e considerazioni, ma il Sindaco ha deciso di chiudere l’assemblea togliendo la possibilità di parola ai cittadini che si erano preparati per il Consiglio”.
“La professoressa Marcato – aggiungono – aveva chiesto la parola a nome della sua associazione “Cittadini per la Difesa del Santerno” che si occupa di problematiche di tipo ambientale e della trasmissione della Memoria per esporre quanto segue: “Se questo disastro è accaduto è anche perché, dopo l’abbandono, questa discarica è stata inspiegabilmente dimenticata. Intorno ad essa c’è stata un’amnesia totale e di conseguenza non sono mai stati fatti controlli, nessuna messa in sicurezza, nessun tipo di monitoraggio. È stata abbandonata una bomba ambientale in un angolo tra i più pregiati dal punto di vista naturalistico dell’Appennino, finché la natura non ha presentato il conto”. E ancora: “Per i cittadini di Firenzuola la notizia di quanto accaduto ha causato dolore, sgomento, rabbia e subito associazioni e singoli cittadini hanno dichiarato di volere impegnarsi per svolgere una pulizia straordinaria delle rive, assumendosi i rischi che questo comporta. Sono molte le zone del Rovigo e del Santerno facilmente raggiungibili e che ne avrebbero un gran bisogno! Si ritiene che sia una questione di democrazia agevolare la partecipazione di questi volontari, è giusto e necessario mettere in campo tutte le forze possibili e con la massima urgenza. Più passa il tempo più diventa difficile bonificare le rive del fiume»
I cittadini firmatari dell’eposto spiegano anche: “Durante il Consiglio, oltre alle dichiarazioni di preoccupazione circa quanto è accaduto, si è espressa la necessità di dover stoccare i rifiuti prelevati dalla frana in alcune zone stabilite, ed è stato detto che il lavoro di bonifica sarà molto complesso e difficoltoso e che durerà almeno sette/otto mesi. Inoltre le analisi delle acque hanno rilevato valori nella norma. Le volontà politiche emerse – aggiungono – riguardano il mantenimento del divieto di intervento al volontariato spontaneo e la nomina di un commissario straordinario per la gestione dell’emergenza. Intanto, dopo una nottata di pioggia, la corrente del fiume ha strappato alla Lastra la rete di contenimento dei rifiuti e la corrente continua a trascinarli a valle (articolo qui)”. Per poi concludere: “Ricordiamo che a Borgo Tossignano c’è un impianto di potabilizzazione dell’acqua che, con i suoi filtri a sabbia, non è in grado di fermare tutte le microplastiche”.
Sulla questione della rete di contenimento dei rifiuti interviene anche la Consigliera regionale di Fratelli d’Italia Elisa Tozzi, che afferma:


