SCARPERIA E SAN PIERO – Un “uno-due” micidiale, da mettere al tappeto anche un pugile robusto. Per la Chi-Ma di Scarperia e San Piero, la lavanderia industriale che dal 1989 sorge tra Borgo San Lorenzo e San Piero, a Petrona, questi due anni sono stati davvero duri. Come se non bastasse il Covid, con la pandemia che ha visto il settore turistico tra i più colpiti, ora è arrivato d’improvviso il caro-bollette. Che per un’azienda come la Chi-Ma che lava e stira e ha quindi bisogno di tanta energia per poter lavorare, è sicuramente una difficoltà molto pesante.
E c’è forte preoccupazione in azienda, da parte dei dipendenti – oggi centodieci- e della proprietà.
“In due anni – dice Pietro Chirico, amministratore delegato – abbiamo perso dieci milioni di fatturato. Fino al 2019 lavoravamo circa 300 quintali al giorno, adesso siamo a cento”. E nel 2019 la Chi-Ma aveva raggiunto 9 milioni e mezzo di fatturato, con una crescita costante del giro d’affari, aumentato del 40% in cinque anni.
Il primo colpo, durissimo, è venuto dai devastanti effetti del Covid sulle strutture turistiche. La gran parte degli 800 clienti della lavanderia mugellana sono alberghi e ristoranti, concentrati per il 70% a Firenze, una delle città più colpite dallo stop al turismo. Così il calo dell’attività è stato fortissimo e repentino. “Ci siamo salvati – dice Chirico – grazie alla collaborazione dei dipendenti, alla cassa integrazione e alla rivalutazione dell’azienda. Per la cassa integrazione, abbiamo dovuto come categoria insistere molto col governo per essere considerati aziende legate al settore turistico, come in effetti lo siamo, ma pur in ritardo questo ci è stato riconosciuto, e così degli oneri della cassa integrazione per un certo periodo se ne è fatto carico lo Stato”.
Anche se adesso la cassa integrazione – ancora necessaria, tre giorni la settimana – è tornata in regime ordinario, con oneri che pesano anche sull’azienda.
Poi è cominciata la ripresa: “Abbiamo intravisto uno spiraglio di luce – nota Chirico -, ma poi ecco il secondo colpo, durissimo, quello energetico”.
Se da ottobre le materie prime sono aumentate dal 35 al 40 per cento, cotone, polietilene, trasporti, “la botta più dura è venuta dall’energia: pagavamo una bolletta del gas in un mese di 12 mila euro, adesso siamo a 72 mila euro. E meno male che avevo firmato un contratto per l’energia elettrica con il prezzo bloccato fino al prossimo ottobre. Fino a due anni fa i costi energetici incidevano per il 6,8%, oggi per il 42%”.
Una situazione insostenibile e le lavanderie industriali chiedono aiuto allo Stato: “Stiamo lavorando con una perdita del 35% mensile. Mi sono sentito con i colleghi, in Toscana e a livello nazionale, e stiamo pensando di fare una serrata per richiamare l’attenzione, evidenziando che il nostro settore è legato strettamente al turismo ed è un settore energivoro”.
E’ difficile anche ritoccare e adeguare i listini: “I nostri clienti – nota Chirico – escono da una crisi profonda”. E c’è un rischio che l’amministratore della Chi-Ma esplicita: “Si prospetta un futuro nel quale molte aziende turistiche clienti si serviranno di lavanderie non a norma, che non rispettano i contratti nazionali del lavoro, sottopagano gli addetti attraverso cooperative, non effettuano la sanificazione, e hanno costi quindi più bassi. Una concorrenza palesemente sleale. Il nostro – conclude con amarezza Chirico- è diventato un Paese nel quale rimane aperto chi lavora illegalmente mentre chi è in regola è destinato a chiudere”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 febbraio 2022




