Non è finita la vicenda di Adriano Baccianti, l’imprenditore barberinese che da trent’anni è in contenzioso per gli espropri effettuati per realizzare la viabilità intorno al lago di Bilancino. Ora ha scritto una lettera al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Qui la pubblichiamo in versione integrale. E sotto riportiamo un articolo uscito su La Nazione nel luglio scorso, che spiega tutta la vicenda.
Gli espropriano i terreni e non lo vogliono indennizzare
Racconta con un groppo alla gola, Adriano Baccianti. Racconta la sua incredibile vicenda che dura da trent’anni, quando i terreni della sua azienda, nei pressi della zona di Le Maschere, nel comune di Barberino gli vengono occupati d’urgenza per costruire la nuova viabilità intorno al lago di Bilancino. Ora, invece dell’indennizzo per l’esproprio subito, ha sul tavolo una cartella di pagamento di Equitalia che gli chiede, entro il 12 luglio, di pagare 523 mila euro, a favore della Regione Toscana.

La Regione in un primo tempo era stata condannata dal tribunale di Firenze a versare al Baccianti un risarcimento danni di 340 mila euro. La Regione paga, ma poi impugna la sentenza, sostenendo che non doveva essere lei a pagare, bensì l’Ufficio del Commissario dell’Invaso di Bilancino –tecnicamente si parla di “difetto di legittimazione passiva”-. “E’ incredibile –dice Baccianti-, perché l’Ufficio del Commissario è della Regione, sono stati commissari due dirigenti regionali, la carta intestata del Commissario riporta la scritta Regione Toscana”. Fatto sta che prima la Corte d’Appello, poi la Cassazione, danno credito alla tesi sostenuta dalla Regione, la quale fa un’ingiunzione di pagamento, gravando Baccianti anche di rilevanti spese legali e interessi.
L’artigiano barberinese –aveva un’azienda di illuminazione e arredi, la Fla, con 25 dipendenti- non si dà per vinto. E nella sua lunga battaglia ha scoperto tante cose che non tornano. Come il fatto che il Commissario dell’Invaso, che Regione e Corti di tribunali considerano ente autonomo e consortile, non avrebbe neppure partita iva e codice fiscale. “Ma senza partita iva come poteva maneggiare soldi? –si chiede Baccianti-. E’ un’altra dimostrazione che si trattava di un organo regionale”. Si trattava, perché nel frattempo l’Ufficio del Commissario, che aveva sostituito il disciolto Consorzio Schema 23, incaricato della costruzione dell’invaso, la Regione lo ha chiuso.
E quindi quale ente dovrebbe ora pagare i terreni espropriati? “Viene da chiederci –nota il figlio, Simone Baccianti- se la proprietà privata esiste ancora. Il terreno era nostro, ce lo hanno preso e non ce lo vogliono neppur pagare. Con un particolare ancor più assurdo: lo sa che questi terreni sui quali sono costruite le strade sono ancora intestati a noi e ci paghiamo l’IMU?”

Ora la vicenda è tornata in tribunale: Baccianti, assistito dall’avvocato Ezio Nardi, chiede l’annullamento della cartella di pagamento di Equitalia, e alla Regione chiede i danni morali. Perché l’amarezza è grande: “Ho toccato con mano il non funzionamento della giustizia: il cittadino è considerato un deficiente, veniamo trattati senza alcun rispetto. Ma io non mi sento un microbo, e non ci sto a farmi mangiare da un ente pubblico tutto quello che ho guadagnato in 46 anni di attività: sono una persona rispettata, che ha esportato in tutto il mondo. Me ne hanno fatte di tutti i colori: quando costruirono la strada ci hanno chiusi in casa per un mese, bloccando ogni attività dell’azienda, con danni gravissimi, ci hanno portato via i nostri terreni, e ora questa vicenda infinita”.
Paolo Guidotti
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2014








