MUGELLO – Emergenza per il blocco della vuotatura delle fosse biologiche. Un problema serio. Sembrava un fatto episodico, insomma legato alla soluzione di qualche cavillo procedurale e poi tutto sarebbe tornato nella normalità. Invece lo stallo continua. Attività imprenditoriali gravemente danneggiate, scarichi e pozzi neri avviati verso il collasso. Così le sedute intime nei bagni di casa sono a rischio. Il destino ci sta portando a navigare in un mare dai colori conosciuti e con i miasmi tipici di esercizi domestici irrinunciabili. Chissà forse faranno un’ordinanza per limitare “il corpo sciolto” e per programmare l’uso del bagno a giorni alterni. Si scherza, ovvio.
Oro nero. Non parliamo però del petrolio e dei suoi derivati. Una attività, questa, lucrosa, legata alla materia liquida reperibile in natura. Tuttavia è un altro elemento naturale, altrettanto definito nero ma in realtà con variazioni cromatiche a base del marrone, dall’ocra alla testa di moro, fino alla terra di Siena bruciata, che ha guadagnata la ribalta nelle cronache, e attorno al quale ruota una discreta fetta dell’economia nazionale, quindi locale. I pozzi neri e le fosse biologiche. Materia apparentemente poco elegante, da trattare con i guanti, evitandone cioè il contatto diretto. Soprattutto, un po’ come per la politica, tappandosi il naso dovendone frequentare gli ambienti e viverci la quotidianità. Perciò per entrambe vale un postulato, impossibile farne a meno. Convivenze.
Lo abbiamo già scritto giorni fa. Tutto nasce dal blocco imposto dal Tar della Lombardia che, con una recente sentenza, impedisce lo smaltimento in quella regione dei cosiddetti “fanghi da depurazione”, una definizione tecnica entro il cui perimetro lessicale sono racchiusi anche i reflui degli esercizi sviluppati nel bagno di casa. Un problema articolato, complesso. Ricapitoliamo. I liquami recuperati dal servizio di svuotatura delle fosse biologiche, tramite autospurgo, venivano convogliati presso gli impianti di depurazione locali (privati) e, poi, inviati in Lombardia dove erano smaltiti in centri specializzati. Venendo meno quest’ultimo passaggio, gli impianti di depurazione locali non riescono a smaltire i carichi conferiti dagli autospurgo. Altresì nelle autobotti i liquami non possono essere stipati per oltre 48 ore. Sicché, blocco imprenditoriale, sperando che non si ripercuota su quello intestinale. In sintesi, ognuno si tenga quel che produce.
Ecco che tocca alla politica risolvere il problema. Mani avvezze a trattare certe questioni dovranno scrivere il testo di una normativa, oltre alle ordinanze temporali d’urgenza, che diano certezza sul prosieguo dell’attività, abbattendo il disagio popolare, contenendo i costi del servizio, nel rispetto delle tematiche ambientali. Ci piace pensare alla politica che si occupa di questioni naturali, “bio”, anche se, oggettivamente, sarà difficile estendere a questa tematica i crismi del chilometro zero. Davvero, speriamo di poter presto uscire da questa impasse con regole certe e efficaci. Insomma senza dover scrivere ordinanze per limitare “il corpo sciolto” e l’uso a giorni alterni del bagno. Già, meglio conservare le tradizioni domestiche e la puntualità di certe funzioni fisiologiche.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 agosto 2018


