
BORGO SAN LORENZO – Buongiorno Mugello! Stamattina abbiamo sorvoltato l’Ex convento di San Pietro a Luco. La storia racconta che le sue origini si possono ritrovare nel testamento del conte Gotidio degli Ubaldini e di sua moglie Cunizza, redatto nel 1085. La volontà del conte fu quella di lasciare al convento di Camaldoli tutti i suoi beni situati nel territorio di San Giovanni Maggiore, Fagna e Larciano, nel caso in cui sua figlia Matilde non avesse generato un figlio maschio, diversamente l’erede sarebbe stato il nipote del conte. Ciò non accadde e, dunque, gli eredi furono i frati.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 Marzo 2021




1 commento
Bello eh?
Un vero e proprio gioiello per quell’epoca oscura.
Solo chi non è mai entrato in questa bellissima struttura non può apprezzare la bellezza e il fascino che emanano i suoi loggiati, i suoi capitelli, le sue immense stanze.
Ha servito anche la comunità della vallata fino quasi la fine degli anni ’90 come ospedale ed è resistito nei secoli a innumerevoli terremoti, alle intemperie e all’usura del tempo, ma niente ha potuto contro le due malattie più maligne dei nostri tempi: la politica e la burocrazia.
Sta infatti cadendo pian piano a pezzi, mentre politici e burocrati se lo sono palleggiato per decenni non riuscendo a trovargli uno straccio di collocazione degna.
E allora nel tempo, abbiamo ascoltato proposte fantasmagoriche del tipo: sede distaccata dell’Università di Agraria di Firenze, sede della Facoltà di Infermieristica, sede secondaria degli Uffizi.
Ultimamente è uscita fuori anche l’ipotetica proposta di poterlo destinare a presidio sanitario (chissà, forse sulla scia emozionale creata dalla pandemia), proposta immediatamente caduta nel dimenticatoio (già pieno).
Periodicamente (in media ogni 2/3 anni) assistiamo alle usuali passerelle e pantomime di tecnici e politici che effettuano i rituali sopralluoghi, proseguendo nelle loro fantasticherie sui possibili impieghi.
Intanto non hanno trovato di meglio che “gettarlo” come un ferrovecchio a patrimonio di un ente del quale le male lingue dicono abbia l’acqua alla gola.
E il fatto che non ci siano soldi per ristrutturarlo è ancor più grave, a mio avviso, nel momento in cui il Sindaco della nostra Città Metropolitana dichiara di voler spendere circa 100 ml.
di soldi pubblici per ristrutturare lo stadio di Firenze che, con tutto il rispetto possibile per l’Ingegner Nervi che l’ha costruito, non è degno di legare neanche la stringa di una scarpa a questo monumento, che rappresenta oltremodo parte della storia di un territorio e della sua comunità.
Scusate lo sfogo, ma non ne posso veramente più di essere preso per i fondelli!