
VAGLIA – Il Consigliere comunale Cristian Quarta, era assente ieri, venerdì 28 Novembre, alla seduta, molto attesa, del Consiglio comunale di Vaglia. E’ però arrivato da parte sua, tramite un documento fatto leggere in aula dei colleghi Consiglieri, un messaggio di scuse e il riconoscimento dell’errore compiuto, definito una “leggerezza”.
Si trattava della prima occasione istituzionale di confronto dopo la pubblicazione, da parte del Consigliere di maggioranza Quarta, sulla propria bacheca Facebook, dell’immagine che ritraeva la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a testa in giù. Un fatto che ha brevemente assunto una portata nazionale. Sul tema è stato discusso un ordine del giorno presentato dalla lista civica “Vaglia bene comune”, che invitava il Consigliere Quarta a fornire spiegazioni e contesto del proprio gesto, e che richiamava tutti i Consiglieri a comportamenti coerenti con il proprio ruolo istituzionale. Anche la Consigliera Dominici (centrodestra) aveva presentato un documento sul tema, chiedendo le dimissioni di Quarta, ma per un problema di errato invio, non è stato messo all’ordine del giorno, così come sono stati poi respinti alcuni suoi emendamenti in tal senso all’Odg di Bene comune.
Come detto, il Consigliere Quarta, assente, ha però lasciato il seguente documento nel quale parla di strumentalizzazione politica del suo gesto, definendosi vittima della “macchina del fango”. Un testo che è stato letto in aula e che riportiamo di seguito in versione integrale, registrata e trascritta grazie alla nostra presenza in Consiglio:
Con questo testo intendo – questo il messaggio letto in aula – esprimere e spiegare il vero senso del post con la foto al contrario della presidente del consiglio Giorgia Meloni, postata sul mio profilo facebook.
La pubblicazione dell’immagine è nata come mia reazione, dopo aver visto il video imbarazzante della presidente Giorgia Meloni, che insieme ad altri esponenti del governo saltellava al coro di: Chi non salta comunista è.
Ho trovato tutto ciò un gesto provocatorio, in grado di fomentare un clima d’odio verso ogni forma di dissenso. Questo il messaggio che mi è arrivato da quell’immagine: tutti coloro che non la pensano come loro o che non sono dalla loro parte, sono non solo la controparte con cui dibattere, ma nemici da mettere a tacere, etichettati con l’appellativo, espresso in senso offensivo, di comunisti.
Ho reagito impulsivamente, ripensando alle dichiarazioni di denuncia fatte proprio dalla presidente Giorgia Meloni a proposito del clima di odio diffuso nel paese, da lei definito insopportabile. Pertanto aver pubblicato capovolta la foto che ritrae la prima ministra era una semplice espressione di disappunto, e soprattutto voleva sottolineare il capovolgimento di quella comunicazione. Ossia la contraddizione evidente che emergeva tra ciò che Meloni dichiarava e le sue azioni concrete.
Cosi è nato quel post, che ho pubblicato senza alcun commento e senza critica. Ho sbagliato a non argomentarlo in modo che il suo significato non potesse essere equivocato. Di certo non c’era in quell’immagine alcun riferimento storico e men che meno un’allusione ad accuse infamanti contro le donne, chi mi conosce lo sa bene. Tutto ciò che è seguito alla pubblicazione del post è stato solo frutto di strumentalizzazione e di una operazione manipolatoria a scopo politico.
Quando ho pubblicato la foto, la mia intenzione non era che fosse divulgata. Forse per mia ingenuità o superficialità, ma non immaginavo che ciò sarebbe avvenuto. Il post è stato invece condiviso e diffuso intenzionalmente da esponenti politici consapevoli di avere alle spalle il supporto di un apparato che può influenzare l’informazione nazionale; hanno subito messo in moto la macchina del fango nei miei confronti, descrivendomi come un violento estremista, con in più l’infamante accusa di essere una persona che agisce contro le donne. È però apparso subito evidente che il vero obbiettivo della campagna era quello di colpire indirettamente l’amministrazione comunale tutta e la Cgil. Infatti man mano che il post veniva diffuso sui social, sui network, sui maggiori giornali locali e sulle reti televisive nazionali, aumentavano in modo esponenziale insulti e minacce rivolti nei miei confronti, alcuni dei quali dal contenuto, quello sì, davvero violento.
Io sono una persona non violenta, che rispetta le donne e rifugge dal linguaggio violento, come sa chiunque mi conosca; sono un operaio che tutti i giorni difende le lavoratrici e i lavoratori, sostenendoli nel tutelare i propri diritti, nel semplice ruolo di rappresentante sindacale di base.
Non ho avuto il tempo di spiegare la mia azione, perché la divulgazione e la violenza mediatica sono state più veloci delle mie possibilità di reazione e di replica.Come già espresso pubblicamente rinnovo le scuse a chi, cittadini e organi di rappresentanza politica, si è sentito offeso dal mio post. Non posso che riconoscere il mio errore, o piuttosto la mia leggerezza, nel pubblicare quella foto, e mentre respingo con forza accuse e insinuazioni infondate, accolgo le osservazioni e le critiche che mi sono state fatte, anche rispetto al mio ruolo di rappresentante delle istituzioni.
Accolgo anche, estendendolo a consiglieri e consigliere di tutte le parti politiche, l’invito contenuto nell’ordine del giorno presentato al rispetto reciproco e a tenere un comportamento che, in modo diretto o indiretto, non fomenti alcun tipo di atteggiamento violento e una forma di comunicazione coerenti con il ruolo pubblico ricoperto nel rispetto comunque della libertà di espressione di ciascuno e ciascuna; fondamentale per la nostra democrazia e tutelata dalla nostra Costituzione.
Il Consigliere comunale Cristian Quarta
Qui sotto il post che era stato pubblicato da Cristian Quarta:
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 Novembre 2025




