
Maria Luisa Vallomy Bettarini è stata per tanti anni apprezzata insegnante borghigiana.
Ma ora la si scopre sempre più anche come artista colta e raffinata.
E presto vi sarà l’occasione per ammirare le sue opere. Perché dal 3 al 18 ottobre si tiene a Barberino di Mugello, nel palazzo pretorio, una sua mostra personale, “Grembo amoroso” con sculture e incisioni.
Ecco la presentazione dell’opera di Maria Luisa Vallomy scritta da Marco Pinelli, storico dell’arte di Borgo San Lorenzo.
Difficile sottrarsi al fascino ed alla qualità dell’opera plastica e grafica di Maria Luisa Vallomy.

La scultrice (sembra quasi stonato declinare al femminile un’attività tradizionalmente appannaggio del mondo maschile) vanta ormai una collaudata esperienza nel campo della scultura, ma anche soltanto lo studio di un ristretto, e sceltissimo, gruppo delle opere più recenti, dal 2006 ad oggi, quali sono quelle presentate in occasione della personale barberinese, evidenzia chiaramente i caratteri e il valore dell’attività di una delle più interessanti e valide artiste mugellane.
Le opere scelte, sculture, come detto, ma anche esempi del suo recente applicarsi alla grafica, richiamano direttamente il tema dell’esposizione, quello della maternità, sia pure inteso nel significato più ampio, del generare, oltre alla vita biologica anche pensieri, idee e sentimenti, capacità che risulta essere peculiarmente umana. Molte delle sue opere, infatti, oltre a celebrare la maternità biologica, che origina la vita, indagano la forza generatrice del pensiero e dei sentimenti, primo fra tutti l’amore. E’ infatti nella mente, nel pensiero della futura madre che il figlio prende vita, prima ancora che nel suo seno, occupando un posto che terrà finché la madre stessa avrà vita.

E’ questo il senso di opere intense e plasticamente potenti quali Maternità (2015), splendida terracotta smaltata dal potente sapore arcaico e primitivo e che esprime tutta la simbiosi fisica e soprattutto mentale che si crea tra madre e figlio.
L’uomo, nella concezione umanistica di Maria Luisa, è in possesso di una mente generatrice, in grado di dare vita a pensieri, ricordi, rimpianti, sogni come nel caso dell’opera Il sogno della suora (2015).
Ecco che nella serie di “totem” Nuvole al Montcervier, opere dal sapore ancestrale e archetipico, che riecheggiano i lavori di certi lapicidi medievali col loro andamento spiraliforme e verticale, le nubi assumono, nella fantasia, appunto creatrice e generatrice, quasi maternità della fantasia, sembianze umane dall’aspetto grottesco e deforme e raccontano con fulminea efficacia rappresentativa il flusso di pensieri e ricordi.
I lavori presentati sono tutti accomunati da precise scelte programmatiche che sono, senza dubbio, il frutto di una attenta e lunga riflessione e maturazione artistica, punto di approdo, certamente provvisorio e fertile di futuri sviluppi. Si tratta quindi di un lavoro intenso e potente che prende le mosse da un contatto diretto e faticoso con la materia grezza, l’argilla, che deve essere plasmata e domata e che assume di volta in volta una forma, forma che non descrive ma esprime: esprime sentimenti e passioni, idee e pensieri, sogni e rimpianti, in altre parole, la vita stessa.
Altre opere sono dotate di una sottile e malinconica musicalità, una delicatezza di sentimenti, una capacità ragguardevole di introspezione psicologica, come nel caso dei ritratti o di Non so che felicità nuova, lavoro che fin dal titolo ricorda famosi versi pascoliani.
Resta da dire delle opere di grafica, genere la quale l’autrice si è avvicinata solo di recente, raggiungendo sorprendentemente una immediata sicurezza tecnica ed espressiva, a dispetto delle difficoltà della materia. Anche in questo campo, Maria Luisa Vallomy raggiunge livelli di assoluto interesse, esprimendo nella potenza del bianco e nero la stessa efficacia plastica e forza espressiva riscontrabile nelle opere scultoree, aggiungendovi delicati effetti luministici.
L’opera di Maria Luisa Vallomy esprime una sorta di nuovo umanesimo, costituisce un inno sincero e appassionato alla vita, dà forma concreta ad un pensiero profondo e nobile, a sentimenti elevati e sinceri. La capacità di aderire così intimamente al fluire della vita e di esprimerlo con tanta efficacia è appannaggio esclusivo degli artisti veri, di chi possiede un linguaggio personale e maturo.
Marco Pinelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 settembre 2015














