BORGO SAN LORENZO – La comunità di Grezzano, in occasione del cinquantesimo di sacerdozio del proprio parroco, don Romano Nencioli, lo ha festeggiato domenica scorsa 3 luglio, e ha preparato un fascicolo dove si ripercorre la sua vita di uomo e di sacerdote. Un dono affettuoso e significativo per un prete mugellano che sempre si è offerto con generosità e passione alle comunità nelle quali ha operato.
29 giugno 1966 – 29 giugno 2016
Mercoledì 29 giugno 1966, alle ore 9.00, in Cattedrale, il Cardinale Arcivescovo ha consacrato 10 nuovi Sacerdoti. I primi preti della diocesi fiorentina ordinati dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II.
Caro Don Romano,
è con il cuore che ti scriviamo queste righe in occasione del tuo 50° anno di Sacerdozio.
Grazie di averci regalato ogni giorno la tua persona, di esserci stato accanto e di averci voluto bene. La S.Messa concelebrata oggi è la cosa più bella, più importante che potessimo fare insieme.
E’ la Domenica, Pasqua di ogni settimana, che ci dà il nutrimento per andare avanti che ci fa essere contemporanei di Gesù insieme ai nostri cari che sono in Paradiso.
Con piacere proviamo a ripercorrere la strada che oggi ti ha portato e ci ha portati qui.

Ti immaginiamo bambino in braccio alla tua mamma Elia e al tuo babbo Ulivo (Mario, il Bocca) e poi insieme alle tue sorelle Romana, Zita, Maria e Dina.
Ti vediamo quando vai in giro per i campi del nostro Mugello e cominci ad inebriarti dei colori di Giotto, di Cimabue e del Beato Angelico.
Ragazzo vivace, come sono i tanti ragazzi che hai incontrato durante il catechismo, a cui piace giocare a pallone.
Giovane che in Seminario ti appassioni alla Parola di Dio, alla storia, alla geografia, all’arte.
Appassionato alla vita della Chiesa, affascinato da quel soffio straordinario del Concilio Vaticano II, accanto a La Pira a Don Milani ….che ti brontolava perché non avevi spirito critico. Mai brontolata fu più efficace!
Riviviamo oggi il giorno in cui sali le scale del Duomo di Firenze, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, per essere ordinato Prete insieme ai tuoi amici e fratelli Sacerdoti rappresentati oggi dai Concelebranti.
Ci sembra di sentirlo battere il tuo cuore per il Sacramento del Sacerdozio che stai per ricevere e a cui sei rimasto fedele in questi cinquanta anni.
Hai cominciato a custodire nella Chiesa di San Frediano in Cestello il corpo e l’anima dei tuoi parrocchiani e ci torna in mente quel novembre del 1966 che portò l’alluvione a Firenze:
Sul carro armato con Ted Kennedy che porti i primi aiuti alle tante persone, rimaste senza niente, che sembrano non avere più speranza né futuro.
Sei poi tornato a Luco nella Chiesa di San Pietro, con il desiderio di portare quello Spirito nuovo della Chiesa a “casa tua, nella tua terra” mentre assisti Don Dino.
Apri la prima di cinque biblioteche, fai il doposcuola ai giovani ragazzi della Parrocchia e insieme rimettete a posto il Casino che poi hai chiamato Casa d’Erci.
Poi ti vediamo su per le curve della Colla mentre vai a Razzuolo in quella piccola Abbazia di San Paolo, dove non c’è niente, nemmeno il bagno.
Sempre animato dallo Spirito Santo, cominci dalle fondamenta a ricostruire….la Chiesa, la canonica, il campanile; ci sembra di rivederti accanto al Vescovo mentre giocate a carte nella Casa del Popolo dopo aver mangiato i tortelli fatti dalla Nella o a cantare insieme ai razzolesi il “toro di Mansarto “.
Nel frattempo diventi prima tecnico di laboratorio e poi infermiere dell’Arcispedale di Santa Maria Nuova.
Infermiere….ma prima sempre il Prete, il Parroco, il Sacerdote che si prende cura del corpo sapendo che risorgerà insieme all’anima.
Quante persone hai assistito a Careggi e a Luco: sempre di corsa perché anche dopo il turno di notte l’importante era andare a celebrare la S. Messa o portare la Comunione o l’estrema unzione.
Mentre eri in ospedale all’impegno di Prete e di Pastore, hai saputo unire quello dell’uomo, dell’intellettuale che vive nel suo tempo.
Sempre in prima linea con gli infermieri e i medici per migliorare la sanità, per far star meglio i malati e chi li assiste.
Per rendere onore alla Costituzione Italiana, alla legge 833 del 1978, che ha istituito un servizio sanitario per tutti, soprattutto per i più deboli.
Tra una corsa e l’altra, mentre dalla Chiesa di Razzuolo di domenica vai a casa a Luco, se qualcuno ha bisogno lo fai salire sulla tua automobile, lo porti in ospedale e nel tragitto ti vomita sui tortelli che le donne di Razzuolo ti avevano preparato.
L’uomo, il Prete, l’Infermiere con solide radici nel passato come te, caro Don Romano, non può vivere se non rilancia per il futuro.
Nasce così, sempre con il sostegno del Cardinale, un nuovo progetto per i malati, per le famiglie e per la sanità mugellana del futuro: la scuola infermieri (Stemma) che diventerà poi corso di laurea in infermieristica.
Anche in questa nuova impresa mai da solo, insieme a Cosetta a Fabio, agli altri monitori e agli insegnanti: da 8 gli infermieri diventano quasi 600. Nel Mugello si aprono e si potenziano tutti i servizi, il distretto, l’ospedale e le case di riposo.
Il Vescovo che nel frattempo ha visto il Sacerdote attento, fedele, ubbidiente, ti assegna le Parrocchie di Casaglia, Lozzole e Fantino. E allora altro campanile da risistemare, altra canonica da rifare perché la Casa di Gesù deve essere bella: è la Sua e la nostra Casa.
Mai grandi numeri, mai le folle oceaniche. Sempre gente semplice e di fede.
La Santa Messa a Cà di Vagnella : lui e lei, vestiti eleganti con il corpetto di fustagno e la pezzola in capo che ricordano Adamo ed Eva.
Solo l’Amore, quello vero, può averti dato tanta forza. Un cuore generoso il tuo, che sa stupirsi di fronte alla bellezza del volto di Maria che tiene in collo Gesù, che Lo cerca nelle persone, nella natura e nelle opere d’arte.
L’Amore che ti fa essere sempre accanto a tutti nelle gioie e nelle sofferenze: alle tue sorelle, ai tuoi cognati e nipoti, ai tuoi cugini, ai tuoi parrocchiani e ai tuoi amici.
Il Vescovo chiama di nuovo e allora arrivi a Grezzano in questa Chiesa di S. Stefano in mezzo a un popolo generoso fatto di fedeli che quando qualcuno si ammala arrivano tutti all’ospedale; uomini che si mettono in cammino bevendo un buon bicchier di vino e di donne che fanno i tortelli più buoni del Mugello. Anche qui insieme con loro risistemi la canonica, le campane e il tetto della Chiesa.
Una ricerca costante la tua, ma anche la nostra, di quello che siamo stati e che dovremmo essere; così dai inizio ad un’altra avventura per risistemare il Capannone di Frassineta condividendo il lavoro, la fatica, le sofferenze le gioie: la vita.
Poi piano piano il tempo passa; le fragilità vissute dagli altri ci riguardano, ci toccano da vicino e allora aumenta il desiderio di cercare sempre più conforto nei Sacramenti e nella parola di Dio.
Ci sentiamo tanto bene in questa Chiesa così curata e fiorita. Non c’è gioia più grande, ce lo ripeti sempre, del celebrare la Messa insieme provando a volersi bene e a fare festa.
Siamo tanti oggi e ognuno di noi ha vissuto insieme a te una parte di questi 50 anni della tua vita. consacrata.
I TUOI PARROCCHIANI E I TUOI AMICI
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 luglio 2016





