Un commento di Gianni Frilli sulle dimissioni di Marchi da presidente della Pianvallico spa.
Sicché, eccole, sono arrivate le dimissioni di Alessandro Marchi, presidente della società pubblica Pianvallico s.p.a. (clicca qui per articolo). Un ruolo, una carica, che aveva assunto dopo qualche settimana dall’analogo disimpegno del precedente presidente, nel mese di settembre 2013. Prima ancora aveva ricoperto anche l’incarico di vice presidente, della stessa società. Quindi, una vera e propria scalata al vertice. Combattuta con il consequenziale adeguamento degli emolumenti, da quelli modesti, anzi insignificanti, di vice presidente, a quelli più generosi di presidente.
All’atto delle sue nomine, per ognuna di quelle, credo che, certamente, in pochi, io fra loro, si chiesero quali fossero i titoli professionali che avevano inciso sulla scelta della sua persona, per un incarico manageriale di quel tipo. Io non ne trovai. L’aver fatto il Sindaco dell’ex Comune di Scarperia non mi sembrava sufficiente, o preferenziale, rispetto ad un concorso meritocratico per la scelta degli organici di una società pubblica, o, almeno all’inizio, a prevalente capitale pubblico. Quindi nessun merito professionale, tantomeno l’aver conseguiti titoli accademici.
Ma da queste parti, c’è una politica che comanda pensando più alla previdenza sociale dei propri adepti che agli interessi della popolazione. La ricompensa al servizio reso, l’accompagnamento alla quiescenza, sono gli ideali che guidano la strategia del potere nei palazzi pubblici. E’ la ripetizione di quanto già accaduto con altri ex Sindaci, senza alcuna preparazione specifica, cooptati in società pubbliche, anche fuori sede, ma ricompensati con adeguati sostegni. E’ successo con aspiranti consiglieri comunali, trombati durante il suffragio elettorale, ma catapultati in ruoli più rilevanti. Oppure eletti con uno scarso seguito popolare, per ultimi, e nominati presidenti di enti sovracomunali.
L’oggi ex presidente Marchi è stato uno strenuo difensore dell’operato della società Pianvallico s.p.a.. Appare ineluttabile pensare che non abbia detta la sua, soprattutto, per il proseguimento dell’attività di questo sodalizio dedito agli affari immobiliari. Se ne trovano conferme nei verbali di assemblea della società stessa. All’indomani della delibera, votata all’unanimità nell’ex Comune di San Piero a Sieve, laddove venne sancita la non strategicità di Pianvallico s.p.a., di fatto la premessa per chiuderla, si è battuto per tenerla in vita.
Già, si poteva liquidare la società. Orbene, non si sarebbero sprecati fiumi di parole sui nuovi progetti che constano l’avversione di una larga parte della cittadinanza. Appunto. Invece, ha professato, con pervicacia, il voler attuare, contro ogni logica industriale, il PIP (Piano Insediamento Produttivo) di Petrona, pur nell’evidenza dei tanti locali, fondi e capannoni, dismessi, sfitti, incompleti o da recuperare. E’ stato l’esecutore di una politica autoreferenziale che non doveva sostituirsi al liberismo imprenditoriale o immergersi nel rischio d’azienda, generando bilanci in disavanzo, a scapito della collettività. No, non è giusto concedergli una via d’uscita. Sembra un congedo più che una resa incondizionata. Tanto più senza averlo indotto a chiudere i capitoli da lui aperti, ed ancora pendenti, su una vicenda che ha molti lati oscuri da chiarire. E, per qualcuno di questi, già dai prossimi giorni, sarà il tempo di presentarne il conto. Io, da par mio, non mancherò di farlo, il conto.
Gianni Frilli
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 7 giugno 2015





