BARBERINO DI MUGELLO – “Anche i lupi hanno voluto festeggiare Ferragosto”: è amaro e rassegnato il commento di Emanuele Sirigu, dell’azienda agricola Laiano, nelle campagne di Barberino di Mugello verso Mangona, uno dei più grandi allevamenti di ovini rimasti in Toscana, dove si produce un ottimo pecorino.
Ormai dai lupi non ci si difende più: circa un anno fa il gregge dei Sirigu fu attaccato in più occasioni, anche vicinissimo a casa. (articolo 1 – articolo 2)
E ieri altre due uccisioni: ieri è stata divorata una pecora gravida, proprio davanti a casa. Era un esemplare geneticamente di pregio, acquistato in Francia. E stava per partorire due agnellini.
Poche ore prima i lupi avevano ucciso un ariete di razza Suffolk, di cento chili, a un chilometro dall’azienda.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 16 agosto 2016








3 commenti
E’ uno scandalo, cialtroneria, malizia, furbastrate nel migliore delle ipotesi vedere danneggiate le colture degli ultimi rimasti nelle nostre campagne. E’ scandaloso che provincia Regione e enti collegati a politici eletti in questi partiti spendano fior fiore di milioni di euro per finanziare corsi corsetti sulla sicurezza e il valore del lupo. Questi soldi servono spesso per obbligare i pastori e i coltivatori a comprare recinzioni elettrificate, cani da guardiania che fra l’altro rendono la campagna toscana come un campo di concentramento Recinti fili spinati cani minacciosi e pericolosi. E’ tutto l’insieme della politica agro-silvo-pastorale che è fallimentare in Toscana. Migliaia di cinghiali per il piacere di poche centinaia di “sparatori” in battute dove vengono uccisi migliaia di cinghiali allevati nel terreno libero e nei campi coltivati, ungulati falsamente soggetti di prelievi selettivi, ma che di fatto servono ad alimentare affari milionari (es: quote abbattimento, quote ad ATC i cui componenti sono eletti dai politici eletti in Province o regioni .. ). Basta tutto questo in Toscana e nel Mugello i cinghiali non esistevano, i lupi erano ridotti al minimo sopportabile dall’ecosistema: iL fine di ogni attività era la coltivazione, l’allevamento ecc..(le riserve di caccia creavano reddito aggiuntivo all’azienda, ma subordinato all’uso agrario). Diamo i territori non coltivati a chi li coltiva seriamente producendo prodotti locali e biologici. Togliamo con catture efficaci, e non con strumenti venatori, i predatori e gli ungulati. Catturiamo ed eliminiamo dall’ecosistema selvaggina di allevamento e non autoctona (es. i cinghiali, i lupi che spesse volte di origine non locale…). Nessun soldo a “esperti” e società e a cooperative… Diamo ai pastori, ai contadini e a chi coltiva piante da frutto il potere di programmare interventi di riequilibrio delle presenze di animali non in armonia con l’uso antropico del territorio. Sciogliamo gli ATC e le Riserve di ripopolamento e cattura! Ripristiniamo le condizioni che erano presenti in Toscana prima del 1975 anno tragico nel quale vennero costituite le Regioni!