
BORGO SAN LORENZO – Ogni benedetto giorno. È il titolo del nuovo tour ed è il senso di ogni loro concerto. Sono infatti i The Sun a fare da colonna sonore e da apripista al 60° Settembre Giovanile. Echeggiano e campeggiano già quei “Per Mille Strade” e “Siamo qui”, slogan sintesi del viaggio e della presenza di chi si sta incamminando, con la prorompente giovinezza, sulle strade del mondo e della propria vita, unica e da condividere. Non è la prima volta che ai The Sun è chiesto di sottolineare e accompagnare in suoni, ritmi e canzoni il senso di uno stare insieme in nome di un’amicizia più grande. Un’esperienza che si ripete per questa ex punk band, diventata simbolo di rinascita interiore ed artistica. Nell’estate del 2013 suonarono infatti alla Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro, in Brasile, e il 4 ottobre dello stesso anno cantarono in occasione della visita di Papa Francesco per la festa di San Francesco, patrono d’Italia. Nell’estate del 2016 tennero invece uno storico concerto alla GMG di Cracovia, in Polonia, davanti a quindicimila spettatori. E tra pochi giorni ci auguriamo che tantissimi giovani saranno lì a incrociare i volti e gli strumenti di Francesco, di Matteo Reghelin (bassista), di Riccardo Rossi (batterista), di Gianluca Menegozzo (chitarrista) e del “quinto Sun” Andrea Cerat (chitarrista), che da turnista ingaggiato nel 2015 ha finito col trasformare di fatto l’iniziale quartetto in un quintetto.
“Al Centro Giovanile – spiega Francesco Lorenzi – faremo una quindicina di canzoni e tra un brano e l’altro qualche presentazione delle canzoni stesse e, come nostro stile, lanceremo alcuni messaggi”.
Un “Onda perfetta” (per citare una delle loro più celebri canzoni) per questi nostri giovani. Ideali portavoce, i The Sun, di un grido e di una richiesta di senso ulteriore del vivere oggi, in una società “società liquida” in cui i giovani faticano a galleggiare, rischiando troppo spesso di inabissarsi. Lo sanno bene i The Sun, che per metà della loro ventennale vita artistica (traguardo festeggiato lo scorso dicembre con l’album doppio “20”: quaranta brani di cui dieci inediti) sono stati una band giovanile di successo (al Meeting delle etichette indipendenti del 2004 furono proclamati “migliore punk rock band italiana nel mondo” quando si chiamavano The Sun Eats Hours) e anche, fatalmente, di eccessi.
Lo raccontano sempre nei concerti, dove le loro personali testimonianze sono un surplus di realtà e autenticità in cui identificarsi e specchiarsi. Nulla va mai rinnegato di sé, come ricorda lo slogan “Ogni benedetto giorno”. Frase ad hoc del tour del ventennale partito lo scorso maggio, in cui le vecchie canzoni punk cantate in inglese, quelle post conversione in italiano e le loro testimonianze si uniscono sintetizzando tortuosità e linearità del misterioso filo della vita. Fu Francesco Lorenzi il primo a guardarsi dentro proprio quando il successo era all’apice. Non era felice, qualcosa gli sfuggiva dalle mani e dal cuore quando le luci del palco si spegnevano e quell’illusorio desiderio di conquistare il mondo incontrava il vuoto. Lo racconta bene nell’autobiografia uscita quattro anni fa, “La strada del Sole” (edita da Rizzoli, con la prefazione del cardinale Gianfranco Ravasi), già tradotta in otto lingue e giunta all’ottava edizione. “Bisogna sempre lasciare che il Padre agisca amorevolmente e consentire che metta pace nel nostro cuore e nel nostro agire – ci confida Francesco – Cosa non facile, soprattutto laddove domina il diktat dell’agire sempre e subito, senza aspettare. La conversione dell’attesa è proprio una delle grazie che il Signore ha operato in me. Per questo noi cominciamo ora il nostro nuovo spettacolo con l’invito: attendere, prego. Che poi diventa: amatevi, prego. Prima c’è l’attesa, poi la capacità d’amare. E tra l’attesa e l’amore, in mezzo, c’è l’accoglienza”.
Accoglienza dell’altro, che è in definitiva accoglienza della Parola e accoglienza di Dio. Quella conversione del cuore che Lorenzi sperimentò in se una sera di febbraio di dieci anni fa, scegliendo di non uscire e andando, nemmeno lui sa perché, a un’adorazione eucaristica. “In questo modo – spiega – vivo molto l’esperienza di stare nel silenzio con il crocifisso, di stare con il Signore. Mi rendo conto che bisogna sempre tenere alto il livello di qualità dell’incontro con Dio”. E avverte “Appena si abbassa la guardia, soprattutto per chi ha a che fare con il bene o almeno lo crede, si rischia di perdersi, proprio perché ci si ritiene a posto. È sempre una questione di reale volontà, perché il combattimento è quotidiano. E stare con il Signore non dovrebbe mai diventare una mera abitudine: finiremo col non essere davvero innamorati. Sentiremo che deve sempre essere risvegliato, anche attraverso un fare memoria. Ed è quello a cui ci conduce l’Eucarestia”. Riflessioni a cui il pubblico dei The Sun è avvezzo. Note di vita, note di senso, declinate poi in musica, in ritmo, in canzoni. “In concerto – anticipa Lorenzi – faremo canzoni che hanno una storia che possa richiamare esperienze formative e di comunione”. In scaletta, tra le altre, anche Onda Perfetta, Non Ho Paura, Betlemme, Spiriti del Sole e Il mio miglior difetto.
“Io, a 15 anni, purtroppo non volli fare l’esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù a Roma – confessa Francesco – gli altri The Sun invece si: Riccardo a 16 e Matteo a 14 parteciparono alla GMG del 2000. Anche Gianluca. La band c’era già, nella fase punk. E io quella volta fui pecora nera. Mi ricordo che chiedevo loro cosa andassero a fare a Roma in pieno agosto a fare tutta quella fatica”. Poi toccò proprio a Francesco, per primo, percorrere la strada più impervia: la conversione. Conducendovi poi i suoi tre amici, nella vita e nella musica, e rimettendo insieme la band a fine 2008 dopo il rivoluzionario “strappo” di qualche mese prima. Sono stati 7300 giorni trascorsi insieme in vent’anni, un numero che campeggia nei loro nuovi concerti. Un numero che comprende ovviamente anche l’altra metà del loro sodalizio, quello punk, quello anche buio, quello che per Riccardo aveva significato anche alcolismo.
Insomma, “Ogni benedetto giorno”. Il messaggio per ogni giovane, oggi.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 agosto 2018




