
SCARPERIA E SAN PIERO – Un impianto produttivo inizialmente abusivo, poi oggetto di una sanatoria. Negli anni ha ampliata la sua attività a materiali che incidono sulla vivibilità del luogo. Lo stesso proprietario dell’impianto ha costruito, in un’area contigua, diverse unità abitative. I residenti, allora ignari di un successivo potenziamento del ciclo produttivo, che non è più limitato all’escavazione degli inerti (attività iniziale) ma anche alla bonifica e riciclo di asfalti e conglomerati bituminosi usurati, non ci stanno. Ecco la loro segnalazione, presentata con la raccolta di 57 firme.

Forse non tutti sanno che la cosiddetta “draga” di San Piero a Sieve da anni non è più un impianto per l’escavazione degli inerti dal fiume e si è data invece alla produzione di conglomerato bituminoso (chiamato anche asfalto), nonché alla produzione di inerti per l’edilizia mediante frantumazione di materiale di cava. Una ulteriore attività di recupero di rifiuti non pericolosi richiesta dall’impianto non risulta al momento approvata, ma ci sono le condizioni perché riprenda l’iter autorizzativo.
L’insediamento originario, molto meno invasivo ed attivo su un’area più piccola, è stato realizzato abusivamente intorno agli anni ’60 del secolo scorso. Poi oggetto di una sanatoria che l’allora Comune di San Piero a Sieve ha concesso con delibera n. 127 del 1 agosto 1985.
In questi anni, dopo averne constatato l’ampliamento dell’attività, e negli spazi d’uso e soprattutto per le materie trattate nel ciclo produttivo, innumerevoli sono state le proteste della popolazione per i disturbi arrecati dalle lavorazioni di questo impianto. Tuttavia le varie amministrazioni comunali che si sono succedute non hanno considerato attentamente il disagio sopportato dai residenti. Le proteste, verbali e scritte, sono agli atti delle varie istituzioni, cioè Comune, Asl e Arpat.
Come anticipato, nel tempo l’impianto è diventato sempre più esteso. Sono aumentate le tipologie di lavorazioni effettuate e, paradossalmente, a ridosso dell’impianto sono state costruite delle palazzine di civile abitazione. È sorto un insediamento residenziale ad opera peraltro dello stesso proprietario dell’impianto. Infine, qualche anno dopo, in un’area contigua, è stato creato, come opera compensativa dell’attraversamento della TAV, un ampio parco pubblico attrezzato per feste e manifestazioni. Tanto che il Piano Strutturale comunale del 2007 alla Tab. 14.1 ha definito la destinazione d’uso dell’area dell’impianto “incongrua con il contesto” e ciò per “la vicinanza al centro abitato, in prossimità di aree e strutture di interesse pubblico (parco) e artistico-monumentale (Fortezza di San Martino)”.
Dato che il contesto urbanistico circostante l’insediamento è profondamente mutato, Asl e Arpat, in replica a esposti fatti poco prima della nascita del nuovo Comune di Scarperia e San Piero, hanno fatto presente che rumori, polvere e odori di fatto disturbano diversi cittadini. Da ciò emerse l’invito all’allora Comune di San Piero a Sieve di rivedere i progetti di sviluppo territoriale cercando soluzioni che permettessero la prosecuzione dell’attività dell’impianto produttivo ed al contempo garantissero il benessere dei cittadini residenti nelle vicinanze dello stesso.
Sono passati gli anni ma nulla è cambiato dal punto di vista urbanistico. Anzi la vivibilità, intesa come salute dei cittadini, è peggiorata. Fra polvere, rumori e vibrazioni (nastri trasportatori e tramogge per la frantumazione degli inerti) e cattivi odori (reflui della produzione di catrame). Insomma una situazione insostenibile che merita soluzioni in tempi brevi. Per questo, spontaneamente e in autonomia, organizzeremo degli incontri, presidiati da medici ed aperti a tutta la cittadinanza, per poter capire le conseguenze sulla salute derivanti dall’esposizione a tali emissioni.
Lettera firmata da 57 cittadini di San Piero a Sieve
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 settembre 2017




