Domani, venerdì 30 ottobre l’Accademia della Crusca premia Giulia Berti, 19 anni, di San Piero a Sieve, vincitrice del premio intitolato alla professoressa Adriana Tramontano.
Berti ha vinto il concorso che è bandito con lo scopo di riconoscere l’impegno degli studenti nei confronti della lingua italiana e di sostenerli nel proseguimento degli studi, e che prevede due premi di 1000 euro ciascuno.
Vi potevano accedere tutti gli studenti toscani che avessero superato l’esame di stato nell’a.s. 2014/2015 riportando il massimo dei voti (15/quindicesimi) nella prima prova scritta (Prova di italiano), e il massimo dei voti (100/centesimi) nel giudizio finale.
Giulia Berti questi requisti li aveva e così ha partecipato. Del resto la giovane sampierina -che ha frequentato il Liceo Classico Dante a Firenze- non è nuova ai concorsi, visto che anche pochi mesi fa era nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, vincitrice del Certamen Classicum Florentinum, dove gli alunni dei Licei Classici di tutta Italia avevano gareggiato nella traduzione dal Greco al Latino.
“Mi ha colpito -dice Giulia- aver scoperto che il mio docente di latino e greco era stato allievo proprio della professoressa Tramontano, il cui lascito è all’origine del premio istituito dall’Accademia della Crusca”.
La vincitrice racconta le prove: “Pensavo fosse un tema, e invece la prima prova era un riassunto, si doveva condensare un testo con un sempre minor numero di parole. Mentre la seconda prova era l’analisi di un testo, l’estratto di un racconto, con varie domande a cui rispondere. Mi sono divertita un sacco, anche perché al liceo ho avuto insegnanti che mi hanno molto stimolato in questo genere di attività”.

Vincitrice di premi, scrivendo in greco, latino e italiano, ma ora Giulia Berti ha deciso di cambiare strada. Decisamente, visto che si è iscritta a medicina.
“Ma -dice riferendosi all’ultima prova del concorso- mi è piaciuto chiudere il mio percorso ‘letterario’ con questo esercizio. Che mi sembra collegato con quello che andrò a fare. In fondo, spiegavano in una recente lezione all’Università, lo sguardo che si pone su un testo letterario, per capirlo in profondità, è simile a quelle del medico, che deve penetrare, con uno sguardo clinico, al di là dei sintomi, uno sguardo che va oltre la realtà apparente e cerca di vedere cosa c’è dietro”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 ottobre 2015

