MUGELLO – Il Mugello ha dato un buon contributo all’importante mostra d’arte che si sta tenendo alla Galleria dell’Accademia di Firenze. Accanto al David di Michelangelo è infatti in corso, fino al prossimo 30 aprile, la mostra “Carlo Portelli. Pittore eccentrico tra Rosso Fiorentino e Vasari”, che tra le opere esposte ne ha due provenienti da Borgo San Lorenzo.
Non solo, una delle due curatrici della mostra è Lia Brunori, di Scarperia, storica dell’arte. Ed è mugellana la restauratrice di entrambe le opere, Rossana Bonetti di Borgo San Lorenzo, una delle più apprezzate restauratrici in ambito fiorentino, alle cui cure negli anni sono stati affidati numerosi, preziosi dipinti antichi. E tra questi le opere di Portelli -pittore nato a Loro Ciuffenna agli inizi del 1500 e morto a Firenze nel 1574- presenti una ad Olmi, nella chiesa di Santa Maria, una grande tavola di 330 cm per 233, raffigurante la “Restituzione della Croce”, datata 1569, e l’altra la predella, 29 cm per 107 (ciascun elemento) della Pala di Andrea del Sarto, della chiesa di San Pietro a Luco di Mugello.
Così allo scritto di Brunori, tratto dal suo saggio pubblicato nel catalogo della mostra edito da Giunti, diamo la parola per illustrare le due opere mugellane.
Restituzione della Croce
tavola, chiesa di Santa Maria ad Olmi (Borgo San Lorenzo)

“Tre anni dopo (1569) Portelli firma la Pala per la prioria mugellana di Santa Maria ad Olmi riprendendo quella produzione per le chiese del contado che caratterizzerà gli ultimi anni della sua vita. Il dipinto in questione raffigura la Restituzione della Croce (o Eraclio riporta la Croce a Gerusalemme) ed è realizzato per l’altare della famiglia Parenti che nella zona possedeva una villa; forse fu commissionato dallo stesso Antonio che nel 1582 iniziò a pagare Alessandro Allori per la tavola con Santa Caterina nella chiesa di San Niccolò a Firenze, dove la famiglia risiedeva stabilmente. Un altro dipinto dell’Allori è ancora presente nella chiesa di Olmi: era collocato sull’altar maggiore e, raffigurando la Vergine Assunta con san Giovanni Battista e san Girolamo, presenta interessanti tangenze col dipinto attribuito a Bartolomeo Traballesi nell’altare vicino a quello contenente l’Immacolata Concezione di Portelli in Ognissanti.

La Restituzione della Croce presenta una complessa iconografia che unisce i differenti momenti della leggenda della Santa Croce per indirizzarli verso il loro culmine, identificato nella bianca figura dell’imperatore che solleva la croce all’adorazione dei fedeli. Quasi una rappresentazione corale che dirige tutti i personaggi verso il fuoco visivo e concettuale della Croce trionfante, simbolo chiaro del rinnovato ruolo della Chiesa di Roma appena uscita dal Concilio di Trento. In quest’opera infatti Portelli volge tutti i suoi mezzi espressivi, come al solito frutto di eclettiche contaminazioni -dal Rosso allo Stradano, dalle incisioni nordiche a richiami a Sogliani, Bronzino e Allori- verso una compostezza di stampo controriformato che piega la figura di Eraclio in gesti didascalici, talvolta con forzature al limite dell’innaturale, e ricorre a un sincretismo di sapore arcaizzante che replica personaggi (Eraclio raffigurato due volte, in vesti diverse) e moltiplica i personaggi. Il tema raffigurato, probabilmente definito dal pievano della chiesa Antonio di Domenico Soldi da Pescia, ritratto all’estrema sinistra, è assolutamente all’avanguardia per una località apparentemente marginale come Olmi, che allora però era una delle chiese più importanti del Mugello; questo sviluppa in senso metaforico non solo l’affermazione delle istanze controriformate ma risponde anche al diffuso revival dello spirito crociato medievale stimolato dalla minaccia turca. Tale lotta era sentita come un impegno religioso e morale e d’altronde sono gli anni in cui a Firenze Cosimo I offre denari e soldati all’imperatore per la guerra contro i Turchi (1566)”.
Predella della Pala di Andrea del Sarto a Luco
San Gregorio Magno, Ultima Cena, angelo reggicartiglio (parte sinistra)
Angelo reggicartiglio, Orazione nell’orto, San Nicola di Bari (parte destra)
tavola, chiesa di San Pietro a Luco di Mugello (Borgo San Lorenzo)


“Restando in Mugello, poco lontano da Olmi, a Luco nella chiesa di San Pietro, monastero femminile di grande importanza, esiste una predella dipinta giustamente attribuita a Carlo Portelli da Bruno Santi che analizza con dovizia di riferimenti le citazione dai maestri fiorentini ancora una volta utilizzate a piene mani pure in un lavoro di piccolo formato. La predella si trova a completare l’arredo dell’altare dominato dalla ben più celebre Pietà di Andrea del Sarto, ora sostituita da una copia settecentesca di Sante Pacini, e verosimilmente deve risalire alla stessa epoca della tavola di Olmi. Infatti le monache potrebbero aver dovuto modificare l’altar maggiore della loro chiesa con l’inserimento di un ciborio e di una predella secondo i dettami dell’epoca, particolarmente raccomandati dall’azione pastorale dell’Altoviti che, appena rientrato, promosse un serrato programma di attuazione delle indicazioni del Concilio di Trento mediante l’indizione di due Sinodi e la visita pastorale a tutte le chiese della diocesi. Tali indirizzi richiedevano una particolare devozione all’Eucaristia e una decorosa conservazione della pisside nel ciborio, incastonato nella nuova macchina scenografica del nuovo altare tridentino. Le visite pastorali del 1568 e 1591 alla chiesa di San Pietro, però. mentre ricordano la tabula cum imagine Pietatis di Andrea del Sarto e il ciborio ligneo dipinto e dorato, non fanno menzione della predella.” (Lia Brunori)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 febbraio 2016



