

Non c’era bisogno di essere acuti politologi per prevedere difficoltà alla nuova giunta borghigiana provenienti dal Pd. Il “partitone” borghigiano è ancora smarrito e frastornato dall’esito per lui disastroso delle primarie. E questo accentua le divisioni al suo interno, non solo tra vecchia guardia e nuove leve, ma anche tra chi privilegia e sostiene l’azione della nuova giunta e chi invece tende a ritenere preminenti gli interessi del partito e vorrebbe frenare il sindaco. Presto si giocherà la partita del nuovo segretario del Pd borghigiano, dopo le dimissioni di Sonia Spacchini, e la decisione assunta nei mesi scorsi, di far reggere il partito da un triumvirato formato dall’ex-vicesindaco Giunia Adini, da Alessandro Galeotti e da Antonio Margheri.
E sarà una partita dura, che potrebbe sancire una forte spaccatura. Le prime avvisaglie già ci sono, e inevitabilmente tendono a scaricarsi anche sulla giunta.
Un elemento di tensione che rischia di esplodere è così la scelta del rappresentante mugellano nel consiglio della Città metropolitana. Nella seconda metà di settembre i consiglieri comunali di tutta la provincia dovranno eleggere il nuovo consiglio del neonato ente destinato a sostituire nelle funzioni la Provincia di Firenze. Pochi posti, un meccanismo elettorale che dà molto peso ai comuni più grandi e penalizza fortemente le minoranze, competenze ed importanza dell’ente, che sarà presieduto dal sindaco di Firenze, ancora in gran parte da scoprire. Ovvio però che sia importante esserci, anche come zona. Il Pd, a livello mugellano, ha deciso di scegliere uno dei suoi, e così l’indicazione, dei sindaci pd mugellani e del Pd del Mugello, è stata quella di votare il sindaco di Barberino Giampiero Mongatti. Col retropensiero che, visto il proprio peso elettorale, non è il caso di mandare a rappresentare il Mugello in area metropolitana un esponente di un altro partito. Strada sbarrata quindi a Paolo Omoboni, che non è pd ma socialista. Tanto che nelle riunioni per decidere chi inviare, Omoboni è stato fatto rimanere fuori della porta, e la discussione e la scelta è stata tutta in casa pd.

Però a Borgo il gruppo consiliare e il partito –lo racconta uno dei coordinatori del Pd borghigiano Antonio Margheri, in una lettera inviata ai membri degli organi dirigenti del partito, che oggi pubblichiamo in esclusiva su questo sito-, hanno fatto un ragionamento diverso: Borgo è il comune più grande, e deve essere presente, con il suo sindaco, nel consiglio dell’area metropolitana.

Peccato però che i due che hanno rappresentato Borgo al tavolo di discussione a livello di pd mugellano quest’istanza non l’abbiano espressa, e abbiano invece avvallato la decisione pro-Mongatti, poi, sembra, tenuta nascosta quando a Borgo si è data l’indicazione di candidare il sindaco. A complicare il quadro c’è il fatto che uno dei due “rappresentanti”, non si sa bene a che titolo nominato, (l’altro è Galeotti) sia il vice di Omoboni in giunta, il vicesindaco Enrico Paoli. Che quindi si è trovato nell’imbarazzante situazione di sostenere a livello zonale una scelta “contraria” agli interessi di Borgo e contraria al suo sindaco.
L’imbarazzo potrebbe crescere, se i sostenitori della candidatura Omoboni in area metropolitana, insisteranno. L’altro gruppo di maggioranza, “Borgo Migliore” ha già ufficializzato la richiesta di un documento, ma sembra non se la sia sentita di porre la questione con una mozione in consiglio comunale. Perché potrebbe essere un voto dirompente. Ma comunque chiarificatore.
I tempi sono stretti. Vedremo quello che accadrà nelle prossime ore.
Paolo Guidotti
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, agosto 2014



