MUGELLO – Avendo letto con interesse i contributi che finora sono stati pubblicati, anche sollecitato dagli interventi dell’amico Ing. G. Moschi, sono a proporre qualche idea che ritengo possa dare un piccolo contributo alla “discussione”.
Non essendo uno specialista per le visioni del futuro, mi soffermerò su aspetti che già sono evidenti e che ritengo meritevoli di attenzione e cioè:
- L’Urbanistica;
- Il Riuso Edilizio;
- La riqualificazione dei centri storici ed il miglioramento/adeguamento sismico degli edifici;
- La Normativa e la burocrazia.
L’Urbanistica – A mio avviso uno dei concetti generali per lo sviluppo del territorio è lavorare sull’Urbanistica. È una disciplina di alta specializzazione, infatti non tutti gli architetti, che la studiano approfonditamente, sono in grado di progettare l’assetto del Territorio. Fare Urbanistica presuppone avere idea di come dovrà essere organizzata la localizzazione delle aree: produttiva, agricola, ricreativa, sportiva, culturale, abitativa, verde più o meno strutturato…; la viabilità; il sistema e la rete dei trasporti con le interconnessioni… Però attenzione, l’approccio non può essere solo tecnico, il tecnico deve tradurre in progetto le indicazioni che vengono dalla cittadinanza e dalle istituzioni. L’amministrazione Comunale è soggetto fondamentale di questo processo, deve dare le indicazioni ed il “taglio” di cui i tecnici terranno conto e svilupperanno il piano urbanistico. Attenzione però, è noto che per fare una casa bella e funzionale conta molto la capacità dell’”architetto”, ma conta altrettanto la “visione” del committente. Nell’urbanistica è lo stesso: se l’amministrazione ha idee “limitate” il tecnico potrà arrivare a poco… Esempio molto banale: fare urbanistica non è solo designare area abitativa o commerciale ad un terreno agricolo, oppure aprire una nuova strada perché vogliamo arrivare in una certa zona…
Il Riuso Edilizio – È un argomento che mi sta molto a cuore, consiste nel recuperare aggiustando/modificando aree e fabbricati, residenziali ma soprattutto industriali, poco e male utilizzati o non utilizzati per niente. In quante delle nostre periferie si vedono enormi fabbricati fatiscenti che rimangono abbandonati per decenni, quando magari a poche centinaia di metri, su terreno ex agricolo, si costruisce un nuovo enorme centro commerciale? Certo non è semplice demolire il vecchio, ripulire, fare la bonifica delle sostanze pericolose (sempre presenti nelle aree industriali). Ciò sempre che sia possibile individuare i proprietari dell’immobile, e se la ditta non esiste più da tanti anni più oppure è fallita da “Illo tempore”…?
Facendo un esempio: la “Tabaccaia” di S. Agata, è di ben 11 (UNDICI) proprietari, compreso il disciolto “Ente Maremma”. In questi casi trovare la soluzione è ben più difficile, le amministrazioni devono lavorare per strade molto complesse che richiedono capacità tecnica, ma anche decisionale ed applicazione assidua. Un particolare di questo argomento, che purtroppo si estende anche all’edilizia “in uso”, è la presenza di amianto (Eternit…), diffusissima sulle coperture dei fabbricati industriali ma anche negli isolamenti e negli impianti di fabbricati ad uso abitazione. La pericolosità dell’amianto è stata accertata ormai da almeno 40 anni; a tale proposito in Italia l’utilizzo dell’amianto è stato vietato con la Legge n° 257 del 1992; da allora tanto è stato fatto ma la strada è ancora lunga; invito a far mente locale a quanti fabbricati industriali ancora si vedono coperti da ettari di tetti in amianto. Ciò è ancora più frequente su quelli fatiscenti di cui dicevo pocanzi. Una campagna per ridurre l’amianto “in giro” sarebbe a vantaggio della vivibilità e salute del territorio, perché prima o poi le lastre, i tubi, i contenitori… si degradano e, ripeto, i decenni passano…
La riqualificazione dei centri storici ed il miglioramento/adeguamento sismico degli edifici – Nei nostri centri storici è necessario intervenire sul “tessuto urbano”, migliorando gli spazi ed incentivando le attività commerciali, culturali, aggregative (anche se in questo periodo ciò suona come eresia…); anche qui è importantissima la riqualificazione dei fabbricati. Sappiamo bene che in Italia abbiamo un enorme patrimonio artistico ed architettonico, pertanto non è per niente scontato che si possa modificare demolire, ricostruire…; ma un passettino di apertura mentale farebbe bene, non tutti tutti sono beni architettonici (pensiamo a quante “superfetazioni” si vedono qua e là), forse qualcosa si può migliorare, recuperando, sempre beninteso con cognizione filologica, senza stravolgere il tessuto urbano, ma guardando al domani. In questo contesto sarebbe indispensabile l’adeguamento, o almeno il miglioramento, sismico; purtroppo il nostro territorio è zona sismica ed ogni tanto il terremoto batte, si è visto anche pochi mesi fa… Non è necessario essere ingegnere strutturista per capire nei nostri centri storici ci sono fabbricati che difficilmente resisterebbero integri ad una scossa anche di media entità; si è visto cosa è accaduto pochi mesi fa a Barberino Mugello. Viene citato spesso il terremoto del 1919, e quello del 1542; si dice poco invece del terremoto del 1960, quando a Scarperia i danni furono ingenti, io ero un bambino ma ricordo bene molte famiglie che avevano le case lesionate che vissero per mesi nelle baracche costruite al di fuori del centro storico… Allora come furono rimessi a posto i fabbricati? Per quanti decenni ancora non avranno “bisogno di niente”?
La Normativa e la burocrazia – Evidentemente qualsiasi intervento deve essere inquadrato nella normativa di riferimento. E qui casca l’asino! Come ben noto le “leggi” ed i “regolamenti” sono oltremodo ostici da interpretare e quindi da applicare. Per fare degli esempi cito alcune importanti disposizioni che ho avuto modo di affrontare (spesso scontradomici…) nella mia esperienza di lavoro: A. “La Gestione dei Rifiuti”, il D. Lgs. 152/2006 si sviluppa in 318 artt. + Allegati per un totale di 709 pagg.. B. Il “Codice Appalti” (D. Lgs. 50/2016) agg.to ad aprile 2020, n° 220 Art. su 300 pagg.. C. il “Testo Unico sulla Sicurezza” (D. Lgs. 81/08) agg.to a gennaio 2020, con una miriade di Allegati, è di n° 306 artt. su ben 1.084 pagg.! Queste sono grosse certo, ma ci sono anche i Decreti attuativi, le Leggi Regionali, i Regolamenti Comunali, i Piani Territoriali, ecc. ecc. Districarsi in questa giungla presuppone capacità da Azzeccagarbugli di Manzoniana memoria. Per fortuna c’è chi arriva a capirci abbastanza, ma gli adempimenti non sono mai semplici ed i tempi necessari “non sono brevi”…
Io non sono per semplificare al massimo la normativa, quindi la burocrazia che ne consegue; le normative sono nate/nascono via-via dalla necessità di regolamentare settori nei quali lasciando campo libero o quasi sicuramente verrebbero fuori le cose più strane ed assurde (attenzione al Liberismo…), per non parlare delle “infiltrazioni mafiose”; pertanto è necessario che le regole ci siano. Per contro però non si può infilare in meandri, qualche volta labirinti, con difficile via d’uscita. Occorre una semplificazione tale che permetta di operare con adempimenti e tempi nei limiti della decenza, quindi per esempio dando potere alle Amministrazioni di muoversi entro range più ampi… Fatto vero, non è una battuta, che più di un Sindaco si sia rivolto al Segretario Comunale dicendo: “non continui a dirmi quello che non possiamo fare, mi dica quello che possiamo fare!”
Il cielo della normativa non è però tutto nero: tornando al punto 3. non tutti sanno che per la riqualificazione strutturale degli edifici che migliori la risposta sismica, è possibile ottenere sgravi fiscali che permettono in cinque anni di recuperare fino all’85% (ottantacinque per cento!) della spesa sostenuta. Certo i soldi devono essere tirati fuori subito, ma quanto si è più tranquilli sapendo che quando il terremoto batterà il soffitto non ci cadrà in testa?
Gli argomenti/scenari suddetti, non disgiunti ma fra loro strettamente interconnessi, aprirebbero enormi opportunità di lavoro diffuso in tutti i settori, dalla bonifica e riqualificazione ambientale, alla riqualificazione sismica… anche con spese moderatamente contenute si potrebbero ottenere buoni risultati.
In prospettiva il nostro Territorio non sarebbe solo bellino al primo colpo d’occhio, ma anche guardandolo più nei particolari, nei dettagli. Potremmo apprezzarlo e “viverci bene” anche nel lungo periodo.
Nota personale: L’amico Ingegner Moschi evidenzia un argomento molto interessante, ovvero il turismo con le bici elettro-assistite, settore con prospettiva di potenziale forte sviluppo; da ciclista quasi ex, posso dire: bene d’accordo… anche se io per ora continuo ad utilizzare le bici che vanno con le sole gambe, ma domani chissà, potrei passare all’E-Bike…
Marco Poli
Scarperia – Pensionato ex RFI S.p.A.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 Maggio 2020








1 commento
Ho apprezzato l’articolo dell’omonimo Marco, una ragionevole riflessione sui benefici di una misurata pianificazione urbanistica dei nostri territori Questa, l’urbanistica è stata la mia attività, non tanto come progettista ma come “verificatore” ovvero funzionario pubblico, prima nello Stato, quale relatore dei pioani urbanistici comunali e poi in Regione, nel coorinamento e nello sviluppo dei processi di pianificazione. Niente di più che un percorso conoscitivo e di apprendimento di un’affascinante disciplina umana.
La materia mi ha appassionato per il suo ampio spettro di studio e d’intervento, l’habitat umano. Oggi già allora ma ancor più domani questo rappresnta il nodo cruciale della convivenza e della sopravvivenza, il presupposto per un equilibrato e giusto sviluppo.
Oggi non mi occupo più della materia, mi basta sentrmi utile e questo cerco di fare. Quell’esperienza resta ben scolpita nella mia mente ma con un’amara constatazione: la cultura urbanistica, al di la del benessere e del sano indotto economico che può generare, è in opposizione alla rendita fondiaria e quest’ultima, in una società ove il profitto è diventato lo “scopo” della produzione, ha vinto e sopraffatto ogni ragionevole uso del territorio e delle sue risorse.