
MUGELLO – Bruno Becchi, storico vicchiese e docente all’istituto superiore “Chino Chini” di Borgo San Lorenzo torna in libreria. Con un nuovo libro, dal titolo “Studi sull’Ottocento e Novecento”, edito dalla casa editrice fiorentina Pagnini. Gli abbiamo fatto qualche domanda per farci raccontare questa nuova iniziativa editoriale.
Bruno Becchi, un nuovo libro a distanza di pochi mesi da quello uscito per le nostre Edizioni (articolo qui)? Sì, in effetti può apparire un po’ presuntuoso uscire con due libri nel giro di qualche mese, soprattutto da parte di chi non fa lo storico a tempo pieno, ma si occupa di ricerca nelle pieghe che si vengono a creare tra gli impegni professionali, familiari e personali. Tuttavia questo “prodigio di produttività” si ridimensiona, se si pensa che ho portato avanti il lavoro delle due pubblicazioni in maniera pressoché contemporanea.
In che senso, portando avanti parallelamente l’elaborazione dei due volumi? Non esattamente. Di fatto ho lavorato come fosse un unico libro, perché tale avrebbero dovuto essere i due volumi; un libro suddiviso in quattro sezioni, che raccogliesse i miei studi prevalentemente di carattere storico – saggi, interventi, articoli – prodotti in quasi un trentennio di lavoro. Mi sono accorto però che, in questa sua idea originaria, man mano che il lavoro andava avanti il libro diventava un po’ troppo massiccio e quindi poco agile da maneggiare e forse anche un po’ scoraggiante da leggere. Ho pensato pertanto di alleggerirlo, pubblicando in modo autonomo la sezione sul Mugello. Ecco quindi che il libro che ha visto la luce in questi giorni il risultato, al pari dell’altro, di un percorso per un lungo tratto unitario, ma che nel suo tratto finale si è scisso in un bivio, continuando per strade autonome.
E chi ha tra le mani il libro, cosa ci trova? Onestamente devo dire che si tratta di un volume “più robusto”, rispetto agli Scritti sul Mugello, soprattutto sul piano dei contenuti. Lo stile è invece quello mio solito, animato dall’intento di accompagnare il rigore della ricerca con una modalità comunicativa scorrevole e chiara. Il mio maestro, Giorgio Spini, mi diceva che chi scrive in modo involuto e poco chiaro significa che ha in testa idee involute e poco chiare. Il suo insegnamento era quindi che prima bisogna chiarirsi le idee e solo successivamente esporle. Ma veniamo ai contenuti. Il libro si compone di tre parti, corrispondenti ai miei prioritari interessi di studio: gli eventi storici, prevalentemente italiani, dell’Ottocento; storie e figure del socialismo italiano; don Milani e l’esperienza di Barbiana.
E più in particolare? Nella prima parte ci sono saggi su grandi temi e personaggi, dalla massoneria a Garibaldi, ma anche su eventi minori, nel senso di meno conosciuti, ma ugualmente importanti. Non li cito per non scoraggiare il potenziale lettore. Nella seconda parte si parla di socialismo e in particolare dei fratelli Rosselli, di Riccardo Lombardi, di un libro sulla fine dell’esperienza socialista davvero molto interessante di Valdo Spini. Nella terza di don Milani, della scuola di Barbiana, del tema della pace, di Lettera a una professoressa, della quale avanzo un’interpretazione, tra passato e presente, tra i suoi elementi di attualità e quelli oggi non più proponibili.
All’interno del libro ci sono pagine che si distinguono rispetto alle altre? Come in ogni opera frutto della mano dell’uomo, direi che anche qui ci sono elementi che, in modo pressoché inevitabile, assumono un’importanza superiore rispetto ad altre. Direi anche però che una simile valutazione è molto soggettiva. Mi è capitato in passato di ritenere alcune parti di un mio libro, per così dire, un po’ più gracili rispetto alla robustezza di altre e poi ho avuto riscontri diversi nelle valutazioni dei lettori e nelle analisi dei recensori. E naturalmente anche viceversa. Quindi, pur con questa precisazione, se proprio devo, mi sento di segnalare tre saggi, rispettivamente appartenenti alle tre diverse sezioni del libro, che mi pare “abbiano una buona stoffa”. Il primo è un saggio che propone una quadro d’insieme dei problemi dell’Italia all’indomani della sua unificazione; molti dei quali, del resto, penso a quelli del Mezzogiorno, sono giunti irrisolti fino a noi. Il secondo è una ricostruzione delle vicende di un trentennio di vita del socialismo italiano e del suo partito, dalla ricostruzione dell’immediato dopoguerra alla “svolta generazionale” dei quarantenni, che portò alla leadership di Bettino Craxi. Le vicende socialiste sono costantemente viste nel contesto nazionale ed internazionale, in periodo che ha visto fatti e figure particolarmente importanti; penso, solo per fare qualche accenno di volata, al clima di guerra fredda, a quello successivo della distensione e della coesistenza pacifica, ma penso anche ai “due Giovanni”, Papa Roncalli e il Presidente Kennedy. Il terzo è sulle matrici culturali del pensiero e dello opera di don Milani. Anche qui sottolineo le pagine dedicate alla quadro della Chiesa fiorentina del tempo, con la presenza di nomi grandi come montagne: dal card. Dalla Costa, a padre Vannucci, da padre Balducci a padre Turoldo, da Giorgio La Pira all’architetto Michelucci, con la sua concezione della chiesa pellegrina, rappresentata simbolicamente dalla struttura tenda di San Giovanni all’Autostrada.
Sì, argomenti e figure molto importanti, ma anche molto diversi tra loro. Quale potrebbe essere il filo conduttore del libro? Un filo che cuce insieme le varie parti del libro ovviamente c’è, altrimenti questa pubblicazione non avrebbe neppure la fisionomia di libro. Ed è rappresentato per rifarsi al sottotitolo dai libri, dai fatti, dalle idee, dai personaggi, ma soprattutto dalle persone. Del resto, le idee nascono in testa alle persone, i fatti sono determinati dai pensieri delle persone, i personaggi, quelli si distinguono per quanto di positivo hanno prodotto, sono prima di tutto delle persone.
intervista di Michela Aramini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 novembre 2017




