BORGO SAN LORENZO – Sabato sera, alla degustazione degli oli di oliva del Mugello a villa Pecori Giraldi, ho avuto l’impressione di dare un’occhiata al Mugello come a una valle dell’Eden.
Grazie alla manifestazione del Rotarolio e a Fiammetta Nizzi Grifi, agronoma di eccezionale esperienza e competenza sulla coltivazione dell’olivo, abbiamo avuto la consapevolezza dei grandi valori che il nostro territorio potrebbe bene esprimere se opportunamente indirizzato.
Per prima cosa è stato ribaltata la credenza che il Mugello sia terra da olivicoltura marginale per clima e secondaria per qualità. E’ proprio la nostra collocazione prossima ai limiti climatici dell’olivo a rendere possibile la produzione di un olio di altissima qualità, tale da posizionarlo nel segmento più alto del mercato e rendere la sua coltura potenzialmente redditizia.
Come per la carne, la patata e altre colture, anche con l’olio il Mugello ha l’occasione di identificarsi come territorio privilegiato per produzioni di eccellenza, quelle che l’Italia esporta con più facilità perché è soltanto sulla qualità che noi siamo competitivi.
La seconda cosa che abbiamo appreso è che possiamo fare olio di qualità economicamente redditizio senza ricorrere alle tecniche di coltivazione intensiva con impianti intensivi olivicoli da 2/3.000 piante ettaro, potature coniche e macchinari costosissimi e pesanti; il nostro territorio non si presterebbe. Le esperienze in Spagna e Puglia, nonostante i terreni pianeggianti e favorevoli, non hanno dato risultati incoraggianti. Quindi anche la nostra credenza che il Mugello, territorio collinare e fisicamente parcellizzato, non sia adatto a colture olivicole più moderne e competitive, è stata superata. La concimazione secondo criteri scientifici, diventa una delle tecniche di conduzione dell’oliveto più importanti, capace anche di ridurre le potature e contenere le patologie.
Allora tutto bene? Possiamo aspettarci che il Mugello diventi presto (si fa per dire, l’impianto di un uliveto diventa produttivo in termine di decenni) la valle dell’Eden dell’olio di oliva?
Potrebbe accadere se gli imprenditori agricoli mugellani decidessero di ampliare e modernizzare la coltivazione dell’olivo e apprendessero e adottassero i principi seguiti in altri case history, come quelli di come Laguiole e Brisighella.
Il consorzio dell’olio di Brisighella Dop raggruppa coltivatori, molitori e imbottigliatori. La coltivazione comprende 70.000 piante su 300 ha. La varietà coltivata è unicamente la “nostrana” detta anche ghiacciolina. Il prezzo al pubblico attuale per una bottiglia è di euro 22,50. Laguiole è una cittadina francese gemellata con Scarperia. Il nome della città è diventato un marchio collettivo per tutti i numerosi produttori di coltelli locali che hanno scelto di tenere il loro nome in secondo piano per sfruttare al massimo il potere di marca che ha acquisito Laguiole e le iniziative commerciali che sono esclusivamente collettive.
Hanno creato un efficientissimo servizio commerciale e un sistema di e-marketing e di
e-communication invidiabile. Fra l’altro, offrono ai clienti ristoratori (anche in Italia) il servizio regolare e scadenzato di affilatura.
Una parte non trascurabile della produzione olearia del Mugello è attualmente dovuta alla passione di produttori hobbisti con superfici coltivate minime e sarebbe auspicabile che alcuni decidessero di trasformare la passione in professione. Non sarebbe necessario un incremento molto importante delle superfici coltivate nel Mugello, basterebbe considerare l’ottimo lavoro sviluppato da Brisighella in 300 h.
Le istituzioni locali dovrebbero rappresentare il punto di aggregazione e mettere in atto il coordinamento indispensabile per dotare il comparto degli strumenti necessari per compiere questo salto epocale.
Più che di macchine si tratta di fornire conoscenze, più di software che di hardware.
Occorre per prima cosa fornire conoscenze tecniche, agronomiche. Ricordo che la rivoluzione nella produzione enologica degli anni ’70 che ci ha trasformato da venditori di vino da taglio per i francesi in secondo paese per export di vino di qualità, è dovuta all’ingresso del tecnico enologo in cantina e nella vigna.
Occorre mettere a disposizione del territorio il marketing che significa costruzione della marca e del posizionamento, della rete distributiva e della comunicazione. Tutto quanto con una bella “e” davanti: e-marketing, e-communication. In sintesi, meno trattori (solo quelli necessari e quelli adatti) e più know how.
Dalla presenza al Rotarolio del Sindaco Paolo Omoboni in qualità di Presidente dell’Unione dei Comuni e dalla recente decisione del Comune di Borgo San Lorenzo di uscire definitivamente dalla Pianvallico Spa mi sento incoraggiato a lanciare un appello e un auspicio: che il consumo compulsivo del territorio agricolo, verde e naturale del Mugello abbia termine. Che il nostro territorio venga considerato un bene limitato, sensibile e non riproducibile, che si utilizzi la quota rilavante di capannoni industriali abbandonati o sottoutilizzati invece di costruirne di nuovi. Che si creino politiche di recupero del patrimonio edilizio residenziale esistente invece di continuare la costruzione di villette a schiera in mezzo ai campi. Il futuro nel Mugello dipende dalla esclusivamente dalla conservazione del suo patrimonio naturale.
Riusciremo veramente a diventare una valle dell’Eden della qualità alimentare intesa come gusto e difesa della nostra salute? Potremo veramente ricavare il nostro sostentamento da coltivazioni non invasive dell’equilibrio ambientale?
Conosco la risposta di molti: siamo il popolo dei mille campanili, dei diecimila orticelli che ognuno difende anche a scapito dell’intera città, del proprio nome sull’insegna anche se quel nome, da solo, oggi non ha nessuna speranza di sopravvivenza. Difficile davvero ma non mi scoraggio perché il ricordo più forte del Rotarolio, l’appiglio per la mia speranza è proprio quello della passione forte e incondizionata che ha coinvolto tutti coloro che parlavano d’olio in quella serata.
Renzo Bartoloni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 gennaio 2018



