
MUGELLO – Più del Natale, la Pasqua segna con tratto indelebile la religione cristiana. Senza resurrezione terrena del figlio di Dio, non esisterebbe il cristianesimo. È un vero e proprio ritorno alla vita dopo la morte (la parola greca ‘anastasis’ è perfetta), una primavera di origine pagana e infine mistica, se è vero, com’è vero, che gli ebrei celebrano in questo giorno la loro liberazione: la fuga dall’Egitto, il raggiungimento della libertà.
In tavola, domenica, metteremo l’agnello. Agnello e rape (spinaci, verdure…) cucinava mia nonna, non diversamente dalle massaie di mezzo Mugello. Tradizione. Anzi: tradizione antichissima. Col sangue d’agnello furono segnate le porte degli ebrei in Egitto per evitare che l’angelo sterminatore inviato da Dio uccidesse i loro primogeniti. Solo quelli egiziani dovevano essere eliminati. Si trattava dell’ultima piaga predetta da Mosè. Le erbe consumate quel giorno, amare, ricordavano quanto dura fosse la schiavitù.
È proprio il caso di festeggiare, quest’anno: chi crede la resurrezione del Cristo, chi dubita una primavera di libertà. Il filosofo Garimberti aggiungerebbe l’amore e la gratuità. Noi viviamo finché c’è qualcuno che ci ama – io dico: almeno qualcuno che ‘ci riconosca’, che sa che esistiamo per ciò che siamo e per ciò che facciamo.
Amore e gratuità accendono la speranza. Amore non vissuto come passione transitoria, come capriccio. Amore con uno spessore un po’ più profondo. Quanto alla gratuità, darsi senza nulla chiedere.
Sono i pilastri del cristianesimo. A me piace pensare che siano i pilastri della convivenza civile.
Auguri a tutti. Davvero. E a viso aperto. Da urlare dal balcone. Senza mascherina, per una volta.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello –12 Aprile 2020




