
BARBERINO DI MUGELLO – Non ti puoi considerare un vero Barberinese se non hai mai incontrato il sorriso allegro di Renzo Vangi, anzi di “Tore”. Anima di Barberino e del gruppo Maggiaioli che, purtroppo, di recente ci ha lasciati (articolo qui). Il paese era ancora rattristato dalla scomparsa di Bordino (articolo qui), che subito lo ha raggiunto anche Tore, amico da sempre. Di lui ora ci parla Anna Aiazzi, sua nipote.
Chi era Renzo Vangi? Mio zio Renzo….no, Tore -tutti lo conoscevano così e solo i familiari lo chiamavano Renzo. Credo che con lui se ne sia andato uno dei personaggi fondamentali del volontariato barberinese: era volontario alla Bouturlin, membro del coro parrocchiale, della Filarmonica Giuseppe Verdi, consigliere del Circolo Arci e, ovviamente, dei Maggiaioli di Barberino. Era una persona sempre gentile, sorridente, amico di tutti e ricco di passioni.
Raccontaci delle sue passioni. Alla Casa del Popolo era di casa, nel vero senso della parola. Passava molto tempo lì, non solo a giocare a carte con gli amici ma dando un aiuto pratico quando c’era bisogno. Sapeva riparare tutto, dagli ombrelli al biliardino. E poi la musica, quella sì che era una grande passione. Lui aveva iniziato come autodidatta ma poi, intorno ai 50 anni, ha fatto anche un corso alla scuola di musica comunale. Ma mio zio aveva la musica nel sangue, riusciva a creare una melodia, una canzoncina, anche solo sbattendo insieme due cucchiai. Nel corso della sua vita ha fatto parte di quattro gruppi musicali, “Le ombre”, “I forasacchi”, i “Ca.ri.mo” ed i “Blue night”. Le sue serate erano dedicate al canto ed alla musica, non si stancava mai.
A proposito di musica, è stato uno dei fondatori del Maggio, vero? Era uno dei personaggi più caratteristici dei Maggiaioli. Era così legato a quel gruppo che ha chiesto di venir sepolto con gli abiti da maggiaiolo, insieme al suo fedele organino. E così è stato. Forse sperava di incontrare tutti i suoi compagni, dove è andato, e sono certa che formeranno un gruppo di maggiaioli anche in Cielo. Fu fautore del Canta’Maggio e mica cantava solamente, lui dava una mano a far tutto! Poi, negli ultimi anni il Maggio è molto cambiato e della festa tradizionale rimaneva solo la figura dei Maggiaioli, per lui non era più il “suo Maggio”, ma non si è mai tirato indietro, è sempre stato partecipe vivendo questo cambiamento come una cosa positiva. Neanche quando stava male e faceva fatica è mai mancato.
E con la famiglia, che persona era? Era molto legato a noi familiari, non faceva distinzione tra fratelli e nipoti. Mia mamma era sua sorella, aveva diciotto anni più di lui e gli ha fatto da “vice-mamma” ed è stato lui a dare il suo soprannome. Infatti, mia mamma aveva un nome particolare: si chiamava Ubaldina e mio zio la chiamava sempre Uba, quindi tutti hanno iniziato a chiamarla così. Era legato anche all’altra sorella Anna, ovviamente. Ma parlare di famiglia riferendosi solo al legame di sangue con mio zio Tore è riduttivo, per lui anche gli amici erano una famiglia e come tale, dopo la sua scomparsa, si sono comportati regalandoci gesti di affetto che non dimenticheremo mai.
Mentre, con gli amici com’era? Tore era una persona schietta e sincera, come lo conoscevi a casa, così era fuori. Un generoso, un uomo che amava profondamente i bambini e per i quali aveva sempre un sorriso. Per ogni festa aveva sempre un pensiero per tutti. Per esempio, a Pasqua faceva il giro di Barberino per portare le uova di Pasqua ai figli degli amici più cari. Lui era così….
L’ultimo anno è stato particolarmente duro? È stato terribile. È iniziato dal terremoto del 9 dicembre quando la sua casa subì molti danni e lui fu tra gli sfollati e si è ritrovato a dover lasciare la sua casa. Certo lo abbiamo ospitato noi, prima sua sorella Anna e poi io, ma non era la stessa cosa. Poi la malattia si è aggravata ed a marzo è entrato in ospedale. E non è più tornato. Noi non potevamo andare a trovarlo, ad abbracciarlo e dargli un po’ di sollievo, lo sapevamo sofferente e per noi era straziante. Lo chiamavamo sempre, ogni sera, ed i primi tempi parlavamo a lungo, mi ha raccontato cose della mia famiglia che io non conoscevo o ricordavo: di mio padre che è morto molto giovane, della mia mamma… Per me Tore non era uno zio era più un fratello, non ricordo di averlo mai chiamato “zio” e mentre mi raccontava queste cose è come se volesse ripercorrere la nostra vita insieme. Se ci penso mi commuovo ancora….
Hai un ricordo che ti lega a lui, e che ti fa sorridere? I ricordi sono veramente tanti ma forse, tra i più cari che ho, c’è quello di quando, durante la festa per il mio venticinquesimo anniversario di matrimonio, mi sorprese cantando e suonando, ha allietato una festa già felice.
Cosa lascia Tore? Nella sua semplicità era una persona schietta, reale e sincera. Una persona che credeva profondamente nell’amicizia e nella forza della comunità. Ha speso la vita per il paese. Anche se non era sposato non è mai stato solo perché l’intero Barberino era la su famiglia. Credo che lasci un bellissimo ricordo ed un grande vuoto.
Vorrei aggiungere una cosa, se me lo permettete. Negli ultimi tre mesi Renzo è stato in una struttura. Quando è morto Bordino gli ho fatto avere una copia dell’articolo de “Il Filo” perché erano amici e perché nell’articolo era presente una foto dov’erano insieme: allegri e spensierati. Ed ora mi è stata data la possibilità di ricordare mio zio attraverso la stessa testata….Quindi vorrei cogliere l’occasione, anche a nome della famiglia, per ringraziare tutta la comunità barberinese per l’affetto che ci avete dimostrato, non lo dimenticheremo mai: l’ho già detto, ma ci tengo a ripeterlo. E vorrei ringraziare anche “Il Filo” che mi ha offerto e permesso di ricordare a tutti mio zio Tore.
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Febbraio 2021


