
DICOMANO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi, Domenica di Pasqua, il commento è di Don Emmanuel Ntabomenyereye, parroco della Parrocchia di Santa Maria a Dicomano.
Fratelli e sorelle, celebriamo la ventiquattresima domenica del tempo ordinario, anno liturgico A. Le Letture sono dal Siracide (27,33-28,9); dal salmo Sal (102); dalla Lettera ai Romani (14,7-9) e dal Vangelo di Matteo (18,21-35).
La Parola di Dio di questa domenica mi ha fatto rivedere la preghiera del “Padre nostro” che diciamo nel quotidiano e che forse alcuni di noi stanno dimenticando, perché pregano meno spesso o raramente, da soli come insieme agli altri.
Questo lo dico perché, nella mia esperienza pastorale, incontro alcune volte dei bravi cristiani che, durante la confessione, non si ricordano né della preghiera dell’atto di dolore o né al suo posto della preghiera del Padre Nostro. “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”, trova la sua illustrazione in questo servo condonato dal suo padrone ma che non ha potuto fare lo stesso al suo debitore (nel Vangelo).
Questa considerazione materialistica dei debiti dalla parabola, in altro modo dei peccati, è superata dalla presentazione nel libro del Siracide, con realismo indefettibile, degli anti- valori “rancore” e “ira”, primi nemici della fedeltà al più grande comandamento: amare Dio ed amare il prossimo come se stesso. Questi peccati sono all’origine di tanti altri come “vendetta”, “offesa”, “collera” e “odio”, capaci di ostacolare ogni crescita umana ed ogni sviluppo di una comunità umana armoniosa.
Perché non immaginare che la domanda di Pietro a Gesù si riferisce a questi due peccati fondamentali: rancore e ira? No, ce ne sono tanti altri e peggiori ancora! Ma ci diamo anche questo compito di vedere quanti peccati sono ricorrenti nella nostra esperienza e nella nostra vicinanza.
Fortunatamente tutto è assolto dalla grazia del perdono e della misericordia, con il numero sette volte che, nella simbologia ebraica rimanda all’infinito, alla perfezione, anzi alla perfezione moltiplicata – settanta volte sette!
Non solo Dio perdona sempre, ma perdona tutto: l’incommensurabile quantità di male di cui la libertà umana è capace è oggetto del perdono di Dio. Ne siamo testimoni e dobbiamo fare lo stesso come cristiani, singoli o comunità, cioè gli imitatori di Cristo. Ne siamo capaci? Si lo possiamo, almeno lo proviamo, perché Lui stesso ci da fiducia, perché ha messo tutto il suo potere nelle nostri mani! Ci ha dato tutto perché ci ha fatti suoi, ricordiamoci nella nostra esperienza battesimale. Buona domenica a tutti.
Don Emmanuel Ntabomenyereye – Parroco della Pieve di Santa Maria a Dicomano
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 settembre 2023




