BORGO SAN LORENZO – Don Luciano Marchetti, pievano di Borgo San Lorenzo si è rivolto direttamente a Luca Lapi, durante il suo funerale. E ne ha tracciato un ricordo molto bello e molto profondo.
Nel tuo posto in Pieve, davanti alla Madonna di Giotto, una rosa … qualcuno l’ha posata lì con delicata attenzione, per dire grazie a te, Luca carissimo. Una rosa silenziosa che parla, oltre le parole. Una rosa che evoca il profumo di una vita dedicata al Vangelo, alla Chiesa, agli altri.

Che meraviglia vedere scritti sul volto di tante persone di Borgo la riconoscenza per te e il riconoscimento per quello che sei stato, per la tua persona.
La tua partenza improvvisa ci ha richiamato con forza le parole di Gesù: “Tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.
Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto Figlio dell’uomo, è venuto Giovedì pomeriggio, alla vigilia del tuo onomastico e del giorno in cui, otto anni fa, abbiamo salutato tua mamma. Tutti siamo stati colti di sorpresa dalla tua partenza ma tu, Luca, sei stato colto di sorpresa? Io sono sicuro che tu eri sveglio “con la lampada accesa”, così come lo eri quando proclamavi con la tua bella voce una Lettura alla Messa delle 10, così presente come quando ricevevi Gesù nella Comunione. E proprio Lui, il Signore, ti ha detto: “Vieni, vieni con me, alzati. Alzati, risorgi, servo buono e fedele!”.
Noi siamo profondamente e gioiosamente convinti che è stato Gesù a raccogliere l’ultimo battito del tuo cuore perché continuasse a battere per tutta l’eternità. La fede in Gesù, crocifisso e risorto, ci fa guardare alla morte non come ad un orribile precipitare nel buio e nel nulla ma come all’incontro con la persona adorabile del Signore Gesù, anelito dei nostri cuori, che torna a prenderci per portarci con sé.
Scriveva il cardinale Carlo Maria Martini: “Adesso, anche se è lei a bussare (se è la morte a bussare), io so (ecco la fede) che sarai Tu, il mio Signore, ad entrare; il tempo della morte è finito”. Se è stata la morte a bussare, è stato Gesù ad entrare per prenderti con sé. L’espressione serena sul tuo volto al momento della tua morte ci dice che hai visto il volto mite e radioso del nostro Salvatore e, accanto a Lui, la tua mamma con quel suo incantevole sorriso. La morte non ha ormai più l’ultima parola sulla vita; ha la penultima parola: l’ultima è del Signore Gesù.
Diceva Santa Teresina di Lisieux, per la quale condividiamo la devozione: “Non è la morte che verrà a cercarmi, ma è il buon Dio. No! Io non muoio, entro nella vita”. La morte è pasqua, la morte è passaggio, la morte è abbraccio, la morte è incontro; o, per dirla con un detto legato al mondo ebraico: “la morte è scivolare in Dio”. Per te è stata scivolare di nuovo anche tra le braccia di Nicoletta come ci mostravi in tante foto che ti ritraevano con lei. Con questa celebrazione noi vogliamo prendere congedo da te che hai condiviso le gioie e i dolori, le fatiche e le speranze di questa nostra comunità cristiana e civile di Borgo. Sei stato sempre presente a tutti gli appuntamenti istituzionali della nostra cittadina.
Oggi, tu ci inviti ad ascoltare come tue le parole di Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in Gesù”. E’ il tuo invito a fidarsi sempre di Dio che mai delude le nostre attese.

Una fede, la tua, alimentata dalla preghiera, dalla partecipazione all’Eucaristia, dalla pratica della Via Crucis, da tante letture spirituali. Hai ricevuto il buon latte della fede dalla tua mamma e dal “tuo” pievano don Rodolfo. E hai continuato a nutrirti. Ricordo che ogni volta che nella Messa c’era il Salmo 26, tu non mancavi per proclamarlo; i versetti finali li dicevi anzitutto per te ed oggi sono per noi: “Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore”. Parole che esprimono il meglio della nostra speranza. Nel mezzo della tempesta è difficile pensare che dietro alle nuvole ci sia il sole. Eppure è lì, e alla fine esce sempre.

“Nella casa del Padre”, ci dici ancora con le parole di Gesù, “vi sono molte dimore”. Hai avuto attenzione per tante persone a cominciare dai tuoi nipoti adorati e bisnipoti. Non era necessario disegnare un albero genealogico della tua numerosa famiglia: bastava dire un nome e tu ricordavi immediatamente data di nascita, di Battesimo, di Cresima… Avevi tempo per tutti. Non avevi mai fretta – e oggi il tempo è una delle cose più preziose che abbiamo – per ascoltare e per parlare. Mi hai scritto: “Ho iniziato a rinchiudermi nel mio mutismo e nel mio monosillabismo e, benché io ti stia scrivendo, mi ci sento dentro, tuttora”. Eppure, c’era in te tanta voglia di ascoltare. Ti si addice il detto: “Parlare è una dote di tanti; tacere è una saggezza di pochi; ascoltare è una generosità di pochissimi”.
Anche noi, come gli Apostoli smarriti, domandiamo: “Non sappiamo dove vai”. Tu ci rispondi: “Con la sua Pasqua di morte e resurrezione Gesù ha spalancato per ogni suo discepolo la porta della vita eterna”. E tu, Luca, in questo momento la oltrepassi. Ecco dove sei andato! Ecco dove hai ultimamente desiderato andare: da Gesù, con Maria, sua e nostra Madre, con la tua mamma e con tutti i nostri fratelli e sorelle che ci hanno preceduto nel segno della fede. Mi avevi chiesto di scrivere qualcosa sulla tua mamma: ti piaceva sentire parlare di lei. Nicoletta ha vissuto nel nascondimento come ci suggerisce questa preghiera di Madeleine Delbrel: “Nella mia comunità, Signore, aiutami ad amare, ad essere come il filo di un vestito. Esso tiene insieme i vari pezzi e nessuno lo vede se non il sarto che ce l’ha messo. Tu, Signore, mio sarto, sarto della comunità, rendimi capace di essere nel mondo servendo con umiltà, perché se il filo si vede tutto è riuscito male. Rendimi amore in questa tua Chiesa, perché è l’amore che tiene insieme i vari pezzi”. Oggi questo filo che sembrava essersi spezzato ti lega ancor più a lei, e per sempre!

Noi siamo qui oggi ad accompagnarti tra le braccia di Gesù ma molti di più sono coloro che ti accolgono nella casa di Dio, nella dimora della luce e della pace. E in noi si accende più forte la voglia di credere nel Paradiso che è Gesù, il quale non è solo la meta del nostro pellegrinaggio ma è anche il compagno di strada, è la via per giungervi, è la vita che già ci riempie di gioia, è la verità che ci fa liberi. Basta accoglierlo e vivere secondo la sua Parola nell’amore ed è già Paradiso. Ti rammaricavi della tua incapacità di muoverti ma ora il Signore ti fa correre con ali d’aquila.
Luca, noi ti accompagniamo con l’affetto grande di chi ti ha voluto bene; con la stima di chi ha veduto in te un credente che ha cercato, pur con i limiti della condizione umana e del proprio carattere, di vivere nelle ore feriali della vita quello che ha professato nella fede.
Luca, noi ti accompagniamo con la preghiera perché tu sia pienamente nella luce e nella gioia, e tu possa contemplare la bellezza di Dio che ora ti riempie il cuore.
Luca, noi ti accompagniamo con la nostra vita perché siamo ogni giorno “con la lampada accesa”, pronti sempre ad aprire al Signore che bussa alla porta e ci prende con sé perché anche in noi si compia ogni desiderio e ogni speranza. Paul Claudel ha scritto così: “Quando noi pensiamo che sia giunta la fine, ecco un pettirosso si mette a cantare” … e una rosa, lì al tuo posto, ci regala il suo profumo. E il tuo.
Don Luciano Marchetti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 Ottobre 2024





