
BORGO SAN LORENZO – Il presidente dell’Associazione Insieme Onlus Antonio Lucchesi replica alla nota di Davide Galeotti (articolo qui), coordinatore di Forza Italia di Borgo San Lorenzo, su Teranga il servizio di assistenza psicologica a favore dei migranti, svolto in Mugello.
Innanzi tutto vogliamo ringraziare il dr. Galeotti per aver, attraverso la sua nota, fatto conoscere il Progetto Teranga che, come lui stesso scrive in apertura, significa ospitalità ma che in realtà esprime molto di più: accoglienza, attenzione, rispetto, gentilezza… presupposti fondamentali per costruire percorsi di integrazione. Nel passaggio sui finanziamenti, invece, il dr. Galeotti fa un po’ di confusione, in primo luogo il Progetto Teranga non rappresenta una delle voci finanziate dal Ministero dell’Interno per l’accoglienza di persone richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale e umanitaria (Rti). Il Progetto Teranga è stato finanziato dalla Regione Toscana all’Associazione Insieme nell’ambito di un bando di finanziamento rivolto alle associazioni allo scopo di sostenere azioni innovative a supporto degli interventi promossi dalle stesse. Si specifica inoltre che, tra i vari requisiti, il bando prevedeva il vincolo di un co-finanziamento pari al 50% da parte dell’associazione proponente. L’idea del progetto nasce dall’esperienza maturata nella gestione di strutture di Accoglienza Straordinaria e dai bisogni rilevanti. Nella fase della sua redazione il progetto è stato condiviso con il Centro Salute Mentale di Borgo San Lorenzo, con il quale nel tempo si è sviluppato un ottimo rapporto di collaborazione e, prima della sua presentazione in Regione, è stato condiviso con l’Sds Mugello che, insieme al Centro Salute Mentale di Borgo San Lorenzo, hanno dato al progetto un’adesione a titolo non oneroso.
Non ci addentriamo sui numeri resi relativi alle persone richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e umanitaria accolte e relativi finanziamenti che riteniamo ad oggi sovrastimati. Due parole rispetto alla legittima domanda sull’utilità del progetto: Teranga è un progetto rivolto a richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e umanitaria che si rivolgono al Centro Salute Mentale di Borgo San Lorenzo in quanto portatori di sofferenza psichica. Tale sofferenza è, purtroppo, facilmente comprensibile se pensiamo ai motivi che hanno costretto queste persone a lasciare il loro Paese e alle condizioni di viaggio che li hanno portati in Italia, come largamente documentato da diversi canali di informazione. Come sottolineano anche le Linee Guida a cui il progetto è ispirato – Linee Guida per la programmazione degli interventi di assistenza e riabilitazione nonché per il trattamento dei disturbi psichici dei titolari dello status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (GU Serie Generale n.95 del 24-04-2017) – “eventi traumatici che colpiscono gli Rtp determinano gravi conseguenze sulla loro salute fisica e psichica con ripercussioni sul benessere individuale e sociale dei familiari e della collettività”. Ne consegue quindi che un intervento sul singolo ha un impatto positivo, non solo a livello individuale, ma anche sociale e sulla collettività. Sempre le Linee Guida citano diversi studi secondo cui il 25-30% dei rifugiati ha subito esperienza di tortura, stupro o altre forme di violenza estrema. Attualmente si stima che il 33-75% dei sopravvissuti a traumi estremi sviluppano, nel periodo successivo all’esperienza traumatica, un disturbo francamente psicopatologico. Purtroppo in queste percentuali rientrano anche quei “ragazzoni di venti anni” per i quali il fatto di essere dei “ragazzoni” e di avere “venti anni” non li ha esentati certo dall’aver subito atrocità, fisiche e psicologiche di cui l’essere umano si è dimostrato e continua a dimostrarsi capace. Concordiamo con lei sul fatto che forse “il modello di integrazione che stiamo spingendo” non funziona granché bene, soprattutto se tale modello fa riferimento ad una rappresentazione del fenomeno stereotipata (chiacchiere da bar) così come emerge dalla sua nota.
Bessel Van der Kolk (2015), psichiatra di fama mondiale ed esperto di trauma, scrive che uno dei punti su cui poggia il modello della malattia mentale è la capacità di farci reciprocamente del male, capacità che si interfaccia con quella di prendersi cura l’un dell’altro. Ricostruire relazioni e comunità è, secondo lui, fondamentale per il ripristino del benessere. Un benessere che, date le premesse, non può che essere individuale, sociale, collettivo. Da che parte vogliamo stare? Dalla parte di chi infligge sofferenze e di chi vuole fare del male? L’Associazione Insieme attraverso il progetto Teranga a questa domanda ha già risposto: vogliamo stare dalla parte di chi promuove la resilienza e la capacità di prendersi cura, nell’interesse del singolo e della collettività
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 marzo 2018




