MUGELLO – Rispetto al passato, di tossicodipendenze e dipendenze si parla molto meno. Il problema però c’è, e grosso. Magari cambia in alcuni suoi aspetti, ma i rischi di danni per i giovani -e non solo per i giovani- sono forti e diffusi. Per questo abbiamo incontrato, per un’intervista, il gruppo di lavoro del Ser.D, il Servizio Dipendenze zona Mugello dell’Azienda USL Toscana Centro, formato dalla responsabile Angela Guidi, dalla psicologa Marisa Artioli e da Sonia Garcia, medico tossicologo.
Intanto, qual è la situazione relativa alle tossicodipendenze nella nostra zona? Per quanto riguarda la situazione della tossicodipendenza nella nostra zona, secondo i dati raccolti dai nostri servizi Ser.D a livello provinciale, risulta che il numero di utenti con problematiche legate all’uso di sostanze legali e illegali risulta nel 2015 in lieve aumento. Questo vale anche per l’uso di alcol . Tra l’utenza dei nostri servizi con problemi di uso di sostanze illegali il 25.6% appartiene alla fascia 30-39 anni, 32% rientra nella classe 40-49 , il 19.7% dai 50 a oltre i 60 anni , mentre la fascia di popolazione giovanile fino a 24 anni è del 12.4%.
Per quanto riguarda gli alcolisti seguiti dai servizi la fascia d’età maggiormente rappresentata è quella dai 40 ai 49 anni (30.8%).
Se si considerano solo i nuovi utenti, quelli in trattamento per eroina, sono in lieve flessione rispetto agli anni precedenti, mentre si assiste ad una aumento dell’uso di cocaina e un andamento stabile riguardo la cannabis.
Chi si rivolge al Ser.D? Al Ser.D si rivolgono le persone che hanno problemi con il consumo, l’uso e l’abuso di sostanze stupefacenti legali e ed illegali e problematiche relative alle dipendenze comportamentali, quali il gioco d’azzardo patologico e la dipendenza da internet o dai sociale media in generale etc. Presso i Ser.D funzionano anche i centri antifumo, per le persone che vogliono interrompere la dipendenza da tabacco. Ai SerD si rivolgono inoltre le persone inviate dalla Prefettura per art. 121 e 75 c.c.
I servizi sono inoltre aperti alla consulenza e all’accoglienza dei genitori, famigliari che hanno a che fare con tali problematiche.
Spesso si continua a parlare di droghe “leggere”. E’ un termine corretto? E perché? In tossicologia la distinzione fra droghe leggere e droghe pesanti non è corretta, perché anche una sostanza che può essere apparentemente meno dannosa, può provocare tossicità. Tale suddivisione risponde quindi più a fini sociali, giuridici o politici.
Può spiegare, nel dettaglio, quali possono essere gli effetti della marijuana? La cannabis è una sostanza psicoattiva che agisce sul sistema nervoso centrale causando alterazione degli stati emotivi, riduzione della tensione e rallentamento del tempo di reazione. L’uso incide sull’efficacia della memoria a breve termine e può provocare, in presenza di un uso continuato, la cosiddetta sindrome amotivazionale: cioè la perdita di interesse e passione per attività prima considerate importanti e un decadimento della motivazione in generale. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e in alcuni soggetti con fragilità psichica può far emergere quadri psicotici o attacchi di panico.
Da un punto di vista fisico, i principali effetti sono: aumento del battito cardiaco, riduzione della salivazione, arrossamento degli occhi e aumento del senso di fame, riduzione del coordinamento motorio e cali di pressione improvvisi.
Come tutte le sostanze psicoattive anche la cannabis può causare dipendenza psichica rendendo necessario un aumento del consumo per raggiungere gli stessi effetti ricercati. Tutti gli effetti risultano reversibili dopo un periodo di astinenza prolungato.
Ma non dipende dalle quantità? “Una canna -si dice- fa meno male dell’alcol”.… In realtà non è che possiamo parlare di una sostanza più o meno dannosa, ma trattandosi di sostanze psicoattive ognuna ha effetti diversi dannosi per la salute indipendentemente dal fatto che sia o no legale.
Esiste un effetto trascinamento, ovvero un passaggio dalla canna ad altre sostanze?L’utilizzo di cannabis non porta automaticamente all’utilizzo di sostanze come l’eroina o la cocaina, studi recenti però indicano un interazione farmacologica fra un sistema oppiode e cannabinoide. E’ una sorta di sensibilizzazione che suggerisce una possibile incrementata sensibilità per la progressione verso la dipendenza da oppiacei. Per quanto riguarda la nostra pratica clinica in effetti questo aspetto è presente nella maggioranza dei nostri utenti dipendenti da eroina.
Che dovrebbe fare un genitore, se si rende conto che il figlio fa uso di droga?
Non sottovalutare il problema, comunicare al figlio le sue preoccupazioni e rischi , instaurare un dialogo costruttivo continuo e rivolgersi ai servizi specialistici della zona in questo caso il Ser.D.
I genitori si possono rivolgere autonomamente al Ser.D per ricevere una consulenza, anche se il figlio /a non è disponibile in un primo momento a contattare il servizio.
Ecco, parliamo di famiglie. Quale le sembra il ruolo che, generalmente, stanno giocando, sul fronte del rischio delle tossicodipendenze? Spesso le famiglie non sono consapevoli della problematica e tendono o a “non vedere” applicando una modalità psicologica di difesa , o a ritardare “la presa in carico” del problema pensando che possa in qualche modo risolversi da solo o che faccia parte di una modalità o di uno stile di vita comune a tutti gli adolescenti o giovani adulti.
Hanno ancora una funzione le comunità terapeutiche? Le comunità terapeutiche hanno ancora una loro funzione , e visti il continuo cambiamento, la complessità e la pervasività del fenomeno, riteniamo che debbano essere caratterizzate da una professionalità molto rigorosa e da un collegamento costruttivo e costante con le risorse del territorio.
Per quanto riguarda la specificità di comunità rivolte agli adolescenti e giovani adulti, riscontriamo nella nostra Regione un numero di comunità ancora da incrementare e da specializzare ulteriormente per accogliere e dare risposte a questa particolare fascia d’età.
Un’ultima domanda: cosa si dovrebbe fare per prevenire davvero, per ridurre in modo significativo l’uso di sostanze? Per rispondere a questa domanda bisogna senz’altro per prima cosa dire che il mercato delle sostanze stupefacenti è un mercato come tutti gli altri e quindi risponde alle leggi della domanda e dell’offerta. Detto questo le strategie preventive, da un lato devono contemplare uno stretta integrazione fra le forze dell’ordine presenti sul territorio con compito di vigilanza e i servizi di trattamento e cura. Dall’altro le strategie di prevenzione non possono essere demandate all’iniziativa personale , ma devono essere applicate quelle strategie che la letteratura internazionale e le rilevazioni a lungo termine indicano essere le più’ efficaci come ad esempio l’applicazione della metodologia delle life skills education raccomandata dall’OMS che ne individua una decina, o la peer education.
Le life skills sono strategie che mirano allo sviluppo delle potenzialità individuali e all’ampliamento delle competenze di vita, come: il raggiungimento dell’autostima, la capacità di esprimere emozioni, la capacità di instaurare rapporti interpersonali, la capacità critica, il pensiero creativo, la capacità di risolvere conflitti, la capacità di prendere decisioni etc.
La peer education è una metodologia invece che ha come scopo il coinvolgimento dei pari nella veicolazione di un messaggio preventivo.
Tali metodologie dovrebbero sempre essere presenti nei progetti di prevenzione realizzati nelle scuole dalle primarie alle secondarie di primo e secondo grado e nei progetti presenti sul territorio.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 gennaio 2017





