SCARPERIA E SAN PIERO – “Un segnalibro si mette dove si arriva, in modo che poi si riparte a leggere il libro dal punto dov’eravamo rimasti”: ha salutato così, domenica 10 settembre, don Francesco Chilleri i suoi parrocchiani, celebrando la S. Messa e donando loro un segnalibro e un’omelia dal sapore agrodolce.
In una chiesa gremita di persone e animata dalle tre parrocchie di Scarperia, Sant’Agata e Santa Maria a Fagna, due sono state le parole – chiave che concludono questi 5 anni: “perdono” e “grazie”.
Numerosi i motivi richiamati dal sacerdote per chiedere perdono e per ringraziare una comunità, sì accogliente, ma con la quale non sono mancati i confronti accesi, talvolta le incomprensioni, le conflittualità. E questo don Francesco lo ha ricordato con il suo modo diretto, schietto, che non lascia indifferenti, come lo stesso don Antonio Cigna, parroco di San Piero e concelebrante nella Messa, ha ricordato nei suoi saluti fraterni.
Dobbiamo ricordare che don Francesco è stato impegnato in questi anni in due principali “missioni”: irrobustire l’unità pastorale delle tre parrocchie, in un’ottica di valorizzazione reciproca, di convivenza virtuosa e fruttuosa e portare avanti gli impegni economici assunti per gli ingenti lavori di ristrutturazione eseguiti negli anni, mettendo mano alla gestione amministrativa delle tre realtà. Obiettivi che, come don Francesco ha ricordato, lo hanno assorbito – e di questo se n’è scusato – ma che hanno dato i loro frutti.
Ha ricordato la collaborazione con le istituzioni locali: il Comune, le forze dell’ordine, la scuola, l’associazionismo. Proprio a conferma della reciproca attestazione di stima, durante la S. Messa dell’8 settembre, nella quale è stato benedetto per la prima volta il Palio del Diotto riconoscendo la sacralità della festa paesana, le autorità avevano donato al sacerdote il fiorino di Scarperia e la Pro-loco un coltello artigianale.
Ha poi sottolineato la generosità dei parrocchiani che è stata ulteriormente confermata nell’organizzazione della festa che si è svolta dopo la S. Messa al circolo MCL, durante la quale è stata donata a don Francesco una bellissima casula ricamata dalle suore di Rosano, un servito per la celebrazione eucaristica e una cospicua somma di denaro che, tuttavia, il sacerdote non ha accettato e ha lasciato per le esigenze delle tre parrocchie.
Il testimone passa adesso a don Gianluca Mozzi che si è insediato domenica 24 settembre e che verrà supportato in questi primi mesi, in continuità con il passato, dal viceparroco don Giovanni, da d. Michel e dal diacono Romano. I primi ringraziamenti del nuovo arrivato sono proprio andati a chi lo ha preceduto per l’ammirevole ordine e la precisione nella documentazione lasciata, sottolineati dalla stessa Curia che ne ha messo in luce l’eccezionalità.
E se don Francesco ha legato il suo saluto ad un segnalibro raffigurante una candela, don Gianluca, dal suo ultimo viaggio in Terra Santa durante il quale già sapeva del suo trasferimento, ha portato proprio una candela dal profumo di nardo per i suoi nuovi parrocchiani. “Emozionato di incontrarvi e motivato” – così si è descritto al termine della prima messa domenicale – e ha poi affidato ad una favola del Clasio, poeta e presbitero scarperiese (1754- 1825), le sue attese per questo incarico che verrà ufficializzato lunedì 9 ottobre, alle ore 21, con la S. Messa presieduta dal Cardinale Giuseppe Betori.
Riportiamo qui di seguito il testo integrale del sonetto, “Il Cannocchiale della Speranza” di Luigi Fiacchi, detto il Clasio:
Un giorno la Speranza
Per ciaschedun mortale
Fece un bel Cannocchiale.
Questo, come è d’usanza,
dall’un de’ lati suoi
ingrandisce l’oggetto oltremisura;
dall’altro poi
mostra piccola e lungi ogni figura.
Se l’uom dal primo lato il guardo gira,
il ben futuro mira;
guarda dall’altro lato,
e vede il ben passato.
(da Luigi Clasio, “Favole e Sonetti pastorali”, 1824)
Letizia Materassi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 settembre 2017






