
MUGELLO – Chissà perché amo così tanto il Mugello e la sua Storia, a volte non riesco proprio a capacitarmi. Sarà per colpa delle mie origini, di quei bisnonni contadini che proprio qui scrissero pagine umili, vicende non rammentate sui libri ma altrettanto degne di rispetto. Forse è per quel mio prozio Angelo da Grezzano, tra i primi a comporre poesie in endecasillabi contro Hitler e Mussolini, o forse di quell’altro che prese a schiaffoni il fattore dei Dapples per ragioni di corna; strano ma vero, la signorina Elvire Dapples quella volta cacciò il fattore e si tenne il manesco contadino. Sarà per via di mia nonna e di quell’altro mio zietto di soli dieci anni che morirono mentre andavano a trovare il nonno all’ospedale di Luco, innocenti vittime del bombardamento americano che colpì Ronta.

Saranno forse i ricordi di quando ancora ragazzo assistevo alle battitura nell’aia, alla festa della vendemmia, alla ricerca dei martinacci, alla lavorazione del norcino o quando, tra un latrare di cani e impetuose ruote di tacchini, arrivavo nell’aia appeso alla corda del fieno in cima al carro trainato dalle mitiche vacche chianine. A me sembrava tutto un magnifico film d’avventura, emozionante, pieno di colpi di scena. O forse il motivo di questo mio grande amore per il Mugello sta semplicemente nella terrazza dove sono in questo momento.

Un giorno di tantissimi anni fa comprai questa casa a Santa Maria a Vezzano, paese che frequentavo da ragazzo e dove sono tornato con la mia famiglia. Non è una villa, ma una bella e grande casa che mi stregò subito, anche se non capivo bene il perché. L’ho capito adesso trent’anni dopo. La grande terrazza s’affaccia sul davanti e al mattino, appena mi alzo, mi accoglie in tutto il suo splendore con i fossi, le boscaglie, i campi verdeggianti o fioriti.

Da qui, quando non è avvolto dalle nubi, vedo il rilievo del Falterona dove gli Etruschi pregavano, il colle di Aglioni tra i campi che furono proprietà di Giotto, i rilievi intorno a Barbiana, dove Don Milani esercitò il suo particolare servizio religioso e sociale, la cima di Monte Giovi avvolta da fitte boscaglie, Candigliana da dove arrivarono i primi martiri cristiani diretti a San Cresci e, infine, sopra il tetto di una delle tante ville ottocentesche dei dintorni, c’è la sagoma del convento duecentesco di Montesenario.

Il lago di Bilancino, troppo recente per essere compreso nella mia Storia, rimane invece giustamente coperto da un bosco che mi regala solamente dei magici, sorprendenti e colorati tramonti. Se poi vado sull’altra terrazza nel retro, ecco la corona d’Appennino con le valli dove i torrenti discendono dalla notte dei tempi: i monti intorno alla Colla, i rilievi che ospitarono i castelli feudali di Gattaia e Ampinana patria del mio amico Giovanni di Buto, le antichissime ville di Cornacchiaia e Farneto, le povere coloniche di montagna che troppo velocemente scompaiono nel bosco insieme al ricordo della civiltà contadina.

Sì, forse è proprio per colpa di questa terrazza che amo tanto il Mugello. E quando la mattina m’affaccio, chiudo gli occhi e “loro” arrivano tutti insieme, si fermano sotto la terrazza e a turno mi salutano. “Benalzato messer Fabrizio, sono Giotto, oggi passo da messer Forese, andiamo insieme a Firenze.” “Buondì, sono Benvenuto Cellini, volevo salutarti prima di andare a vedere i miei campi a Mucciano, attento a quando scrive di me che m’offendo!” “Ciao, sono il tuo amico Luigi, ti ricordi quando eravamo ragazzi insieme quante ne abbiamo combinate qui intorno! Peccato, me ne sono andato per sempre davvero troppo presto!” “Ciao figliolo, sono il babbo, ho saputo che stai scrivendo ancora qualcosa, mi piacerebbe tanto vedere quello che stai facendo!” …. Eh sì, forse sta di casa qui, in questa terrazza, la vera anima del Mugello e anche il motivo del mio amore incancellabile e perpetuo per questa mia terra.
Fabrizio Scheggi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 maggio 2022





7 commenti
Bravo Hai fatto un bel quadro del Mugello hai appena cominciato , continua c’ è
tutta la sua storia da raccontare , a partire dagli Ubaldini che ne furono i padroni per 700 anni ai 5 cardinali nativi del Mugello .
Lorenzone Della Gratella .
ti ringrazio. Per quanto riguarda la storia del Mugello da raccontare, per ora sono fermo ai 5 libri STORICI che ho già scritto, da IL VISCONTE DI AMPINANA a IL MUGELLO NEL LIBRO DI MONTAPERTI. Per quanto riguarda i cardinali, sono tutti già censiti nella mia piccola enciclopedia pubblicata anni or sono, FURONO PROTAGONISTI con BEN 180 personaggi nativi del MUgello. Un saluto e grazie per la tua lettura
Sempre molto autocelebrativo.
caro Silente, non so chi sei e se mi conosci abbastanza bene per poter dire che sono autocelebrativo- A me sembra invece di aver sempre lavorato e scritto in umiltà per i giornali locali per far conoscere la storia del nostro Mugello senza ottenere MAI nessun guadagno – Ho risposto non a te, ma a chi m ichiedeva di scrivere si storia; d’altronde non posso mica far finta di non aver mai scritto dei libri sulla nostra valle solo per fare un piacere a te
Questo è un articolo che mi ha davvero emozionato, da far venire la pelle
d’oca. La nostalgia del luogo natio, i struggenti ricordi della tua infanza sono tratti indelebili di ciascuno di noi. Invidio il tuo atteggiamento verso il Mugello, dove sei nato e cresciuto, e vivi oggi immerso negli attimi di vita vissuta. Io sono Antonio, nato a Napoli, ho vissuto a Padova 11 anni, poi trasferito a Firenze e, trascorsi 50 anni, dovrò ritornare a Padova per seguire mia figlia, genero e nipotine per trovare un lavoro. Quanti traslochi ho sopportato nella mia vita, eppure quanta struggente nostalgia ho di Napoli, di tutto il corollario di aspetti tipici della città. Bravo, non ti devi curare delle critiche, continua a scrivere così, sei un fenomeno!
Caro Antonio, tu invece hai commosso me con il tuo commento che, si sente, viene dal cuore. Hai colto alla perfezione lo spirito dell’articolo. E’ quando s’incontrano quelli come te che si trova la forza e la voglia di continuare a scrivere. Grazie
Ti ringrazio Antonio, tu invece hai commosso me con il tuo commento che, si sente, viene dal cuore. Hai colto perfettamente lo spirito dell’articolo. Sono quelli come te che m’incoraggiano ad andare avanti con lo scrivere.