SCARPERIA E SAN PIERO – Non si tira indietro, Federico Ignesti, sindaco di Scarperia e San Piero, se gli si chiede un giudizio sull’inattesa decisione del segretario nazionale del Pd Zingaretti di lasciare l’incarico. “Sono state -esordisce- un fulmine a ciel sereno, soprattutto nelle modalità con cui sono state poste”. Ma subito esprime una prima critica: “Lamentarsi per il fatto che si sgomita per un posto francamente mi pare un po’ limitativo. Se fosse quello il motivo, pur capendo che un segretario nazionale può essere sotto stress visto che è anche presidente di regione, non mi pare una motivazione sufficiente e corretta, tanto più che è lui il segretario del Pd e non può dire che mi fa schifo il pd. Se ci sono problemi chi comanda ne porta la prima responsabilità”.
Ma poi Ignesti fa una notazione critica ancora più ficcante: “Dico solamente che dal 2019 ad oggi c’è stata una non partecipazione degli iscritti e delle sezioni in merito alle scelte politiche, anche di governo. Il partito nazionale non ha minimamente coinvolto né le sezioni, né i segretari, né quelli metropolitani e neppure quelli regionali, per discutere delle alleanze e delle scelte di fondo; siamo andati nel governo Conte 2, e senza che il Pd abbia inciso nelle scelte. E’ vero che c’era la pandemia ma qualcosa in più si sarebbe potuto fare. E neppure si è mai detta una parola sui sindaci, sui comuni, nonostante che i comuni siano le realtà dove il pd amministra di più, forse ormai l’unico luogo dove siamo ben radicati, perché in grado di essere credibili. Questo soprattutto in Toscana e in Emilia Romagna, perché altrove il Pd non ha poi così grandi consensi”.
Ignesti non si ferma: “Purtroppo il Pd oggi dice poco, poco sull’ambiente, sulla famiglia, sul lavoro, sulla parità e su ruolo delle donne, sulle giovani generazioni, e questo spiega il calo di consensi. Dico di più. Siamo diventati un partito quasi conservatore: basta andare al governo e tutto è posto. Quando il Pd nacque al Lingotto con Veltroni, nel 2007, c’era una visione di società, c’erano dei valori, ma oggi di questo cosa è rimasto? Oggi conta solo stare al governo. Per me invece si sarebbe potuto andare anche alle elezioni e perdere, perché un partito serio la sua identità la deve mantenere. Non vorrei si facesse la fine della SPD tedesca, entrati con la Merkel nel governo, e poi spariti. Di questo passo faremo così anche noi”. Il sindaco di Scarperia e San Piero non ha gradito neppure le ultime uscite di Zingaretti. “In primo luogo l’alleanza sostenibile coi CInque Stelle. Ci siamo subito buttati dentro senza coinvolgere nessuno nella scelta, senza ascoltare gli iscritti, le sezioni. E se uno, legittimamente, chiede di discutere, chiede un congresso, tiri fuori la storia delle poltrone? Rischiamo di diventare una melassa dove l’unico scopo è stare al governo. Mettersi insieme ai Cinque Stelle? E su che base? Siamo diametralmente opposti, a livello locale c’è grande distanza. Io, che sono sempre stato riformista, vorrei capire qual è la visione del mio partito su tanti temi. Temi che si sono ormai abbandonati. Ma non si fa il bene dell’Italia abbandonando la visione riformista del Partito Democratico. E finora al governo il Pd di Zingaretti ha avvallato tutto quello che è stato chiesto dai Cinque stelle; ma dare sempre senza mai ottenere, in politica non ha senso. Sì, ci vorrebbe un congresso, per discutere a fondo. Si è fatto da poco? Ma in questi due anni è cambiato il mondo. Per me Zingaretti doveva rimanere segretario e convocare il congresso, per poter discutere del partito, della sua visione politica e del ruolo che esso deve avere nel nuovo governo. Per non parlare dell’ultimo autogol: candidare Conte a Siena, ovvero una figura che si appresta ad essere il leader di un altro partito, che senso ha? E anche questo senza nessun confronto. Noi in Mugello le candidature calate dall’alto, i candidati catapultati da Roma li conosciamo bene. E ci saremmo anche stancati.”
Ignesti vuol dire un’altra cosa: “E’ l’ora di finirla di parlare di ex-renziani. Tacciare di metastasi chi esprime un’idea diversa, non mi pare proprio il modo migliore per porre una discussione. Qualcuno mi ha detto; “Il Pd sembra la Democrazia Cristiana, afflitta dalle correnti. Sì, ma la DC aveva forse un personale politico di più alto spessore, e quando terminava una legislatura il bilancio diceva che dopo cinque anni l’Italia era cresciuta e si stava un po’ meglio. Io non vengo da quella tradizione politica, ma questo va riconosciuto con onestà. Credo che il Pd debba ricreare le condizioni per dare opportunità a tutti, per creare una società più equa, dove si crei la possibilità di avere un ascensore sociale, per tornare a essere un riferimento per quelle persone che nel Pd hanno creduto e vogliono ancora che li rappresenti e porti avanti queste istanze di giustizia e di progresso. Non può limitarsi solo a stare al governo, a dispetto di tutto e di tutti. E, concludo, questo dirigismo assoluto, senza il coinvolgimento della base e dei quadri deve finire: altrimenti anziché iscriverci al partito meglio fare l’abbonamento a un giornale: così le scelte e le posizioni del Pd le leggeremo lì.”
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 Marzo 2021




