Dal Prof. Luigi Cenerelli dell’IIS “Giotto Ulivi” di Borgo, riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato:
“Ieri, mercoledì 10 giugno, 8 scrutini su 8 non sono stati svolti per sciopero, oggi giovedì 11 giugno sono stati bloccati 9 scrutini su 10 e per venerdì 12 giugno la previsione è di 14 scrutini bloccati su 14 !!!
Abbiamo scioperato in tanti per continuare ad avere una scuola pubblica libera, che possa attuare quanto scritto nella nostra Costituzione, che abbia a cuore, prima di ogni altra cosa, l’educazione dei giovani e che sia di riferimento per tutta la società italiana.
Un grandissimo successo contro l’ennesima pseudo-riforma governativa che nulla di buono intende portare alla scuola pubblica italiana.
Luigi Cenerelli, Michele Santoro, Stefano Spada, Marco Magherini, Lorenzo Falli e altri 20 docenti in servizio presso l’I.I.S. “Giotto Ulivi” di Borgo San Lorenzo (FI).”
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 11 giugno 2015






6 commenti
Prof Cenerelli, dobbiamo aspettarci che i chirurghi abbandonino la sala operatoria contro la riforma della sanità, e poi contando i deceduti misurino il successo della loro lotta?
Il comunicato esprime compiutamente il senso di potenza che questi insegnanti hanno acquisito ……il brutto è che lo travestono da difensori di alti ideali
In primo luogo scioperare agli scrutini è un diritto assicurato dalla legge a chi lavora nella scuola e quindi la nostra protesta è del tutto civile e legale.
Questo sciopero è stato indetto da tutte le sigle sindacali che firma(va)no il CCNL scuola ed anche dai Cobas, quindi si tratta di un’iniziativa finalmente unitaria che dovrebbe segnalare al pubblico la gravità del momento.
Poi vorrei rassicurare chi legge sul fatto che gli scrutini saranno comunque svolti anche se in ritardo rispetto al calendario ufficiale, quindi non ci saranno gli scenari da ecatombe prospettati ma sicuramente un chiaro segnale al governo da parte di ogni scuola ed ogni docente sulla “riforma” che è ora in discussione nelle commissioni del Senato.
Forse bisognerebbe chiedersi perché i docenti arrivano al punto di voler ostacolare gli scrutini di fine anno rimettendoci tempo, con obbligo di presenza ad una doppia convocazione, busta paga, per chi sciopera, e apprezzamento sociale.
Con una popolazione più informata e critica sarebbe più facile capire e far capire in quali tristi condizioni versa la scuola pubblica e quali sono le reali intenzioni governative contenute in quest’ultima “riforma”.
Sono un dipendente dello stato e mi attengo alle leggi dello Repubblica che discendono, vorrei ricordare, tutte dalla carta costituzionale che appunto sancisce all’articolo 40: il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. Gli scioperi anche durante gli scrutini son permessi dalla legge 146/1990 fino a due giorni (esclusi quelli delle classi “terminali”, nelle quali sono previsti esami.
In merito al tono e al contenuto del messaggio di Marco si potrebbe dire molte cose, ma mi limito ad affermare che il suo paragone non solo è fuori la portata massima del dibattito in corso, e potrei elencare mille cose strambe che si dicono sui docenti, è soprattutto offensivo nei confronti di coloro che ci mettono la passione e la professionalità nel proprio lavoro. Basti dire comunque, che nel caso specifico gli studenti hanno concluso il loro percorso e pertanto non di abbandono si può parlare. Io personalmente ho guidato i miei alunni sino all’ultima ora del calendario scolastico.
Riguardo al merito dello sciopero ci sono delle ragioni che possono anche non essere condivisibili, ma, come ha già ben espresso Luigi, come minimo dovrebbe far riflettere come mai tutti i sindacati l’hanno indetto e stanno invitando i loro iscritti a farlo. Io di seguito metto in evidenza i motivi per cui ho deciso questa forma estrema di protesta, che non danneggia minimamente gli studenti e i loro genitori.
Sciopero:
– perché dopo la finta consultazione sulla “Buona Scuola”, contestata da scioperi e manifestazioni di
docenti, ATA e studenti e da pronunciamenti degli Organi collegiali delle scuole, il Governo ha elaborato un Ddl che addirittura accentua le caratteristiche autoritarie e aziendalistiche del progetto originario;
– perché il Governo mantiene un atteggiamento ricattatorio, rifiutando di scorporare un decreto d’urgenza sull’assunzione dei precari (che consenta a settembre il regolare inizio dell’anno scolastico) dall’inemendabile Ddl che stravolge completamente la libertà d’insegnamento e il diritto all’istruzione;
– perché, di fronte al permanere dei principali problemi dell’Istruzione pubblica (manutenzione edilizia, adeguamento laboratori e strumentazioni, continuità didattica e abbandoni, sostegno all’inclusione di disabili e stranieri…), vengono sottratte ingenti risorse ai fabbisogni delle scuole statali per finanziare direttamente quelle “paritarie”, consentire di scaricare dalle dichiarazioni dei redditi le spese scolastiche private e foraggiare il costoso baraccone dell’Invalsi e i suoi assurdi indovinelli per valutare/selezionare studenti, docenti e scuole;
– perché gli strombazzati investimenti per la sicurezza e l’ammodernamento delle scuole sono rimasti annunci propagandistici e ogni giorno si entra a proprio rischio nei locali non a norma adibiti a scuole e in classi-pollaio di trenta alunni dove spesso mancano gli arredi e le attrezzature più elementari;
– perché le famiglie vengono invitate ad aumentare i contributi volontari per finanziare la propria scuola (dalla carta per fotocopie all’imbiancatura), in una crescente spirale che accresce le differenze territoriali e le discriminazioni sociali perché il diritto uguale all’istruzione di tutti i cittadini sull’intero territorio nazionale, che dovrebbe essere garantito dall’intervento dello Stato, viene delegato in modo privatistico, concorrenziale e casuale alle scelte e alle disponibilitˆ delle singole famiglie residenti, con la suddivisione in scuole d’élite per i figli dei cittadini di serie A e scuole ghetto per i figli dei cittadini di serie B, C…Z.
– perché da otto anni sono bloccati gli adeguamenti economici dei contratti del personale scolastico statale e si introducono compensi di merito discrezionali, differenziati e non per tutti, che sono strumenti di controllo gerarchico-personale finalizzati a dividere la categoria secondo meccanismi di concorrenza clientelare devastanti per la funzione sociale-educativa dell’insegnamento e la cooperazione condivisa della comunità scolastica e rispettosa dei principi democratici e solidaristici della Costituzione;
– perché il personale ATA, già pesantemente penalizzato, viene ancora sottodimensionato e demansionato;
– perché gli insegnanti vengono divisi tra una clientela di obbedienti esecutori/collaboratori della Dirigenza scolastica e una manovalanza subalterna di tuttofare, utilizzabili anche in materie in cui non sono abilitati e perdenti posto ogni tre anni a discrezione del Preside-padrone, il cui potere di confermare o meno l’incarico dei docenti e di ricompensare il “merito” di un loro 5% non è scalfito dall’affiancamento di una giuria interna di “valutatori”, la cui democraticità e indipendenza sono assolutamente aleatorie.
– perché il provvedimento annunciato è stato indotto dalla sentenza della Corte europea contro l’Italia per l’infrazione delle norme comunitarie sul rapporto di lavoro precario superiore ai 36 mesi;
– perché la stabilizzazione annunciata riguarda solo una parte dei precari (100.000 rispetto ai 150.000 inizialmente promessi e ai circa 300.000 totali esistenti) e corrisponde al numero di cattedre già coperte con le attuali supplenze annuali o che si libereranno nel prossimo triennio per i normali pensionamenti;
– perché la chiamata diretta dei docenti e la premialità economica del merito da parte del Dirigente scolastico favoriscono solo clientelismo, servilismo, conformismo e opportunismo;
– perché il potere dirigenziale non viene sostanzialmente intaccato dal formale affiancamento di un Comitato di valutazione composto da due docenti e due genitori o un genitore e uno studente, che dovrebbe esaminare da cento a duecento docenti con tutte le contraddizioni connesse con i misteriosi criteri di scelta dei “giudici” e delle loro improbabili competenze professionali, nonché del “conflitto di interessi” qualora singoli genitori o studenti dovessero esaminare e premiare propri insegnanti;
– perché, se si mettono in competizione scuole e insegnanti per un riconoscimento gerarchico, non solo si codificano istituzionalmente differenti prestazioni ma anche differenti diritti tra i cittadini, destinati a priori ad avere un’istruzione già per definizione migliore o peggiore, con tutto quello che ciò significa sul piano della quotidianità scolastica in termini di degenerazione dei rapporti collaborativi tra colleghi, della credibilità educativa, dell’autorevolezza didattico-disciplinare e della dignità lavorativa dei rispettivi insegnanti, di ghettizzazione delle scuole statali marchiate come “peggiori” e di accentuazione del degrado socio-culturale delle periferie più emarginate e disagiate.
– perché la valutazione standardizzata attraverso i quiz seriali Invalsi, uguali per ogni classe e scuola, che pretende di misurare automaticamente i livelli di apprendimento di tutti gli alunni sulla base di risposte univoche prestabilite, è completamente arbitraria nella formulazione contenutistica, selettiva e classificatoria in quanto non tiene conto della complessità delle variabili socio-culturali dei singoli individui e del territorio, delle composizioni eterogenee delle singole classi, dell’inclusione di disabili e stranieri, della libertà di insegnamento dei singoli docenti e della programmazione metodologica, contenutistica e temporale degli Organi Collegiali relativa ai programmi curricolari e alle attività aggiuntive;
– perché un tale discutibile sistema di valutazione a maggior ragione non può misurare l’efficacia didattica dei singoli docenti e delle singole scuole e trarne comparazioni classificatorie a livello territoriale, che risultano solo strumentali alla verifica del livello di obbedienza esecutiva a direttive esterne incompatibili con le specificità delle scuole, la programmazione collegiale, la libertˆ di insegnamento e la complessità del delicato e variabile contesto educativo della classe, fatto di tante soggettività interagenti tra loro.
– perché l’Alternanza scuola/lavoro, in base alle discrezionali convenzioni scolastiche con le aziende, è un piano di riduzione di centinaia di migliaia di ore di istruzione o di aggiunta di ore extrascolastiche nell’ultimo triennio delle superiori (400 ore ai tecnici/professionali, 200 ai licei) che, offrendo lavoro gratuito o sottopagato dei propri studenti, fa risparmiare le imprese su nuove assunzioni.
Non ho notato altrettanta opposizione alle “riforme” Moratti, Gelmini. Eppure diritto di sciopero, opposizione civile e legale….c’erano anche allora. E francamente sento dire che è tutto da cambiare , ma non sento proposte concrete solo una generica e totale opposizione. Mi sembra che per mesi il mondo scolastico sia stato coinvolto e aveva la possibilità di proporre.Ad es.: in Francia il preside a fine anno esprime due “voti” che servono per definire la crescita economica e di carriera dei docenti ah già ….è un sistema anti-democratico !